Barone: "Pronto anche alla Serie B"

"Riparto da zero, ma senza illusioni"

  • Invia ad un amico
  • OkNotizie
  • Stampa
  • A A A

Simone Barone, AP/Lapresse

E' il 22 giugno 2006, Italia-Repubblica Ceca 2-0: Pippo Inzaghi segna in solitaria il raddoppio nell'ultima gara del girone al Mondiale, senza rendersi conto che Simone Barone ha seguito per metri e metri, inutilmente, la sua azione. Dopo più di 4 anni, lo stesso protagonista mette in ombra nientemeno che Ibrahimovic segnando un gol al Catania. Cos'è successo, invece, al centrocampista di Nocera Inferiore, che può vantare 247 presenze in Serie A?

"E' successo che ti ritrovi in una situazione che non pensi e che non auguri mai possa capitarti: sto vivendo un momento particolare. Certo, quattro anni fa ero al massimo della mia carriera: titolare nel Palermo e Campione del Mondo. Poi mi hanno fortemente voluto a Torino: per tre stagioni ho giocato con continuità, ma la squadra ha vissuto annate complicate, culminate con la retrocessione in B".

Quindi passa al Cagliari.
"Esatto: tante belle parole, tanti propositi. Dopo tre partite in panchina, comincio a farmi qualche domanda. Mi dicevano che per il gruppo ero importante ed effettivamente avevo creato dei buoni rapporti con Biondini, Matri, Marchetti e Lazzari, solo per citarne qualcuno. Ma il mio apporto si fermava a quello: non ho mai avuto l'opportunità di ripartire a Cagliari e ancora oggi non capisco il perché. E' stato l'unico anno nella mia carriera in cui non ho avuto continuità".

E' un 'vizio societario', allora: ha parlato di Marchetti che sta giusto vivendo una situazione paragonabile alla sua. Ha avuto modo di sentirlo?
"In verità no, anche perché Federico è un ragazzo molto riservato. Non so i dettagli della faccenda, ma posso dirti che è davvero eccezionale, al di là del giocatore che tutti conosciamo. Mi dispiace molto per lui: è molto penalizzante per un 27enne, nel pieno della propria carriera, essere accantonato come uno qualunque. Oltretutto un portiere sul mercato, dopo una svalutazione del genere, non è così facilmente piazzabile. Ad ogni modo, non credo che tutto ciò dipenda solo ed esclusivamente da quell'intervista (in cui Marchetti dichiarò di voler andare a giocare in un club più prestigioso, ndr)".

Dice che potrebbero esserci state altre motivazioni?
"Non saprei, ma ritengo Cellino abbastanza navigato nel mondo del calcio per privarsi a priori di un portiere del genere".

E di altri suoi presidenti, come Cairo e Zamparini, cosa ci dice?
"Cairo è troppo innamorato del Torino e, per questo motivo, vuol fare tutto lui: è presente al 110%. Zamparini, beh, ha grande cuore, è vulcanico, anche se, al contrario di Cairo, si vedeva poche volte a Palermo".

In effetti anche ieri mattina era in Lega a rilasciare dichiarazioni al vetriolo contro l'Inter e contro i mezzi di comunicazione.
"Lo conosco: lo fa per caricare la squadra. Forse lo pensa anche, ma capisce che per la squadra è un momento delicato. Senza dimenticare che il presidente è solito usare il 'jolly' del cambio d'allenatore: oggi come oggi Rossi è uno dei più bravi, ma nel calcio attuale si guarda più che altro ai risultati. Quindi non bisognerà stupirsi se Zamparini, in futuro, deciderà di riutilizzare ancora questo 'jolly'".

Da uomo di calcio quale è, non posso non chiedere il suo pensiero sul braccio di ferro tra la Lega e l'Associazione Calciatori a proposito del contratto collettivo: non crede che sulla questione veleggi un certo alone di ipocrisia, soprattutto da parte dei multimilionari di A?
"Sono ragazzi per bene e credono in quello che fanno. La differenza tra le divisioni è abissale: la Serie A è un mondo, la B è un altro, il resto non ha paragone. Vediamo, ogni fine stagione, squadre che falliscono: occorre tutelare i loro diritti. Oggi mi alleno con i Crociati Noceto (squadra iscritta alla Seconda Divisione della Lega Pro, ndr) ed apprezzo i loro sacrifici: cose che per i club di A sono di 'normale amministrazione', come i ritiri o i viaggi per le gare in trasferta, per le realtà minori non sono così automatiche".

Dai Crociati Noceto alla Serie A: a quando il lieto ritorno?
"Non mi importa che sia A o B: l'importante è che ci sia un progetto solido. Per ora, devo ringraziare i Crociati perché mi permettono di allenarmi e di tenermi in forma: sono al top sia dal punto di vista fisico, sia da quello mentale, anche se il campo chiaramente mi manca. Quello che ho fatto prima è dimenticato. Voglio ripartire da zero: dev'essere una seconda vita, per me. Ho avuto qualche offerta, ma ho bisogno di richieste concrete: illudersi non è il massimo...".


CHRISTIAN PRADELLI

I VOSTRI COMMENTI

gappy91pa - 29/09/10

non è giusto...Barone è stato, è e sara' un gran bel giocatore...a Palermo ha fatto vedere grandi cose...corsa eccezzionale...spririto di scacrificio..ottimo inserimento e un tiro che non passa inosservato...non per niente è stato campione del mondo nel 2006..lui purtroppo ha sbagliato ad andare a Torino...una squadra che parlava di grandi ambizioni e dopo 3 anni è scesa in B...lui si è ritrovato senza posto e senza nnt...a Cagliari ha trovato una squadra nn fatta x lui...ed eccolo senza squadra

segnala un abuso

PanteraFromHell - 27/09/10

ma chi te compra???? anche in serie B faresti panchina.....hai vinto un mondiale e nn sai neanche perche.....!

segnala un abuso

11vanbasten - 22/09/10

barone i calabresi ti pensano sempre, e ti aspettano al cosenza con stefano fiore e stefano morrone.....col cuore rossoblu LUPIIIIIII

segnala un abuso

mathieu84 - 22/09/10

La squadra che gli si addice a lui in B potrebbe essere il Pescara: neopromossa, molto ambiziosa, basta che lui si abbassa lo stipendio e il gioco è fatto!!!

segnala un abuso

neckercole - 22/09/10

Giocatore normale, gregario e nulla più, ebbe la Strafortuna di essere nell'annata buona per il Mondiale e poi come era naturale scivolare verso l'anonimato.
Gli auguro di trovare una squadra di B che sappia garantirgli la pagnotta.

segnala un abuso