Sannino, il teorico del vaffa

"Per vincere bisogna incazzarsi"

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Beppe Sannino

di Cesare Zanotto

Nelle ultime quattro stagioni ha collezionato solo promozioni: Lecco, Pergocrema, Varese. Tutte e tre trascinate dalla Seconda alla Prima Divisione. Nel 2010 il capolavoro con il Varese, riportato in Serie B dopo 25 anni. Giuseppe Sannino è un personaggio diverso da tutti gli altri. In un mondo, quello del calcio, dove spesso regna l'ipocrisia e l'opportunismo di chi, dall'oggi col domani, è pronto a voltarti le spalle, l'allenatore biancorosso ha coniato un suo personale urlo di battaglia che ha scortato i lombardi verso traguardi inimmaginabili: "Vaffanculo a tutto e a tutti, come nella canzone di Marco Masini. Nella vita, a volte, pensi di poter essere ma non sei mai, perché nessuno ti dà la possibilità di provarci".

- Mister, ci racconta com'è nato questo motto?
"Tutto è iniziato due anni fa, quando sono stato chiamato a Varese a stagione in corso, con la squadra ultima in classifica, in Seconda Divisione. I ragazzi erano giù di morale. Quando per la prima volta sono entrato nello spogliatoio ho capito che avrei dovuto scuoterli in qualche modo. Così ho detto loro: 'Siamo ultimi, possiamo solo fare meglio. E allora mandiamo a fanculo un po' tutto e tutti e andiamocela a giocare con chiunque'". (Il Varese, quell'anno, alla fine vinse il campionato, ndr)

- Quella squadra, due anni dopo, si ritrova in Serie B. Sarete messi subito alla prova esordendo a Torino, poi Atalanta alla seconda ed Empoli alla terza giornata. Niente male come inizio.
"Secondo me non è un handicap partire contro squadre così importanti. Quando ho visto il calendario sono stato felice come un bambino. Per un gruppo partito dalla Seconda Divisione, poter fare la prima di campionato contro una delle squadre più blasonate d'Italia, in uno stadio come quello di Torino, è il giusto premio per quanto è stato realizzato".

- Del resto, chi vi ferma più: avete battuto il Milan 2-0 in amichevole.
"No, calma. Battere il Milan è stato bello, però sono quelle partite da 'Scherzi a parte', nel senso che è stato un risultato che lascia il tempo che trova. Non è un risultato reale".

- Ok, dimentichiamoci della partita con i rossoneri. Secondo lei il Varese potrebbe fare un colpaccio come quello realizzato dal Cesena lo scorso anno, che partiva come neopromossa?
"Io non vorrei fare il Cesena: io vorrei fare il Varese degli ultimi anni, che è stato una squadra umile e di grandi lavoratori. E' stato difficile ma bellissimo arrivare in questa categoria, e adesso vogliamo restarci. Sulla carta, quest'anno partiamo in svantaggio nei confronti di chiunque. Dovremo essere incazzati".

- In che senso?
"Questi ragazzi devono essere sempre incazzati, ma con il sorriso sulle labbra. Perché a ogni componente di questa squadra non è mai stato regalato niente, da nessuno. Ci siamo sempre guadagnati tutto con il sudore, in un mondo dove a volte la meritocrazia langue. La nostra filosofia è andare a prenderci i risultati con le nostre armi: poche parole e tanti fatti".

- Che rapporto ha con la squadra?
"Ormai è un qualcosa di consolidato, basato sulla lealtà. Per farle capire il tipo di rapporto che c'è tra noi, le racconto un retroscena: alcune volte, quando arriva un nuovo giocatore, io al primo incontro gli chiedo di mandarmi immediatamente a fanculo. Uno che viene da fuori pensa che siamo dei pazzi".

- Mister, prima parlava di meritocrazia. Lei negli ultimi quattro anni ha ottenuto quattro promozioni di fila. Perché nessuno, nel grande calcio, ha mai puntato su Sannino?
"Io non mi pongo il problema, non mi interessa neanche. A me interessa vivere questo lavoro con la passione che ho e che, da sempre, mi ha accompagnato. Piangersi addosso non fa mai bene".

- Chi non la conosce la descrive come un 'matto', una persona esplosiva, sanguigna fino all'eccesso. Questa etichetta l'ha penalizzata durante la carriera di allenatore?
"Ma chi è che sa davvero che persona sono? Solo chi mi vive quotidianamente può dire di conoscermi. A me non interessa la 'categoria'. Oggi avrei anche potuto allenare in Seconda Divisione e sarei stato felicissimo lo stesso. L'importante, per me, è poter fare il lavoro che amo".

- Un altro che ama il suo lavoro è Josè Mourinho, che dalla prossima stagione non sarà più in serie A. Che idea si è fatto sul portoghese?
"E' un grandissimo personaggio, che stimo. E come allenatore non gli si può dire nulla, perché ha vinto tutto. Tanti allenatori vorrebbero comportarsi come lui, ma non lo fanno".

- Mou alcune volte provocava e stuzzicava i colleghi allenatori. Lei come avrebbe reagito con uno così?
"Secondo me si è fatto troppo chiasso intorno ad alcune sue dichiarazioni. Ricordo quando ha chiamato Mario Beretta 'Barnetta' o la vicenda con Lo Monaco (ad del Catania, ndr). Io non avrei dato tutto questo peso alle sue parole. Nel calcio, ormai, siamo diventati tutti permalosi".

- Lei è uno che si agita spesso in panchina, ma qual è la cosa che la fa più arrabbiare nel corso dei 90 minuti?
"Ai miei giocatori dico sempre: 'Si può sbagliare tutto, ma non bisogna mai sbagliare l'atteggiamento'. Lavoriamo due ore al giorno e un'ora e mezza la domenica. Ecco, io, in quell'ora e mezza, voglio vedere l'anima, il cuore. Mi arrabbio quando nei loro occhi non riesco a vedere quello che vorrei vedere".

- Nel corso della sua carriera le è capitato più di un battibecco con qualche avversario. Ne esiste uno che ricorda in maniera particolare?
"Mi viene in mente quello con il presidente della Valenzana, Alberto Omodeo. Vi spiego: tra me e lui c'era sempre stata un'antipatia viscerale. Ogni volta che ci giocavo contro era sempre una battaglia. Omodeo è un presidente a cui piace stare in panchina durante le partite. Due anni fa venne a giocare qui a Varese, e la Valenzana passò in vantaggio. Al gol esultò come un bambino, e venne verso di noi. Poi ci fu il nostro pareggio e poco dopo passammo in vantaggio. Ecco, al gol del 2-1 partii a razzo verso Omodeo per esultargli in faccia, mentre lui mi veniva incontro. Ci fermarono e l'arbitro mi buttò fuori. Ricordo piacevolmente questo episodio perché con Omodeo, dopo, è nato un grande feeling. Adesso ci stimiamo parecchio, mentre prima eravamo cane e gatto".

- Si sbilanci un po': chi sono le favorite per la promozione in Serie A?
"Ventuno squadre hanno la possibilità di salire, ovvero tutte quelle davanti al Varese".

- Dai, dica la verità. Non è che fa intendere di pensare solo alla salvezza ma, sotto sotto, pensa a qualcosa di più?
"Sa a che cosa penso io? Penso all'allenamento che devo fare tra un quarto d'ora. E a nient'altro".

Giuseppe Sannino, in pantaloni corti e maglietta, si alza dal tavolino del bar, saluta gli amici e schizza in macchina verso il "Franco Ossola". Prima di uscire dal parcheggio, però, schiaccia il freno e tira giù il finestrino. Poi si volta verso di noi, e con un sorriso grande così alza a palla il volume dell'autoradio. Riconosciamo la voce di Marco Masini. Sì, avete capito bene, la canzone è proprio quella là.

I VOSTRI COMMENTI

Crystel3 - 17/08/10

Ah.....aspettiamo un'altra intervista così!!!

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Crystel3 - 17/08/10

Grande Mister!!! E...grande intervista!!!

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antonio141195 - 14/08/10

questo è 1 grande!!

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vice91 - 13/08/10

la scorsa stagione per la juve io avrei preso lui al posto di zaccheroni!!!!!!

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maquis - 13/08/10

EmisKilla abbiamo capito.....

Mi piace questo allenatore. Sarebbe bello se nel calcio ce ne fossero di più. In bocca al lupo al Varese

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EmisKilla - 13/08/10

FORZA VARESE

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EmisKilla - 13/08/10

FORZA VARESE

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EmisKilla - 13/08/10

FORZA VARESE

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EmisKilla - 13/08/10

FORZA VARESE

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EmisKilla - 13/08/10

FORZA VARESE

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