La strana stagione del talento Daniel Hackett

Spettacolare in Europa, ma in Italia è in punizione

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MINO TAVERI

Non può giocare, e parlare, in Italia e allora dà spettacolo, e parla, in Europa. Strana stagione, quella di Daniel Hackett, nato a Forlimpopoli, cresciuto prima a Pesaro e poi negli Stati Uniti, prima di tornare in Italia per vincere tutto con Siena. Oggi è la punta di diamante di Milano ma, sino ad aprile, solo in Eurolega, perché su di lui pende la squalifica di sei mesi inflitta dalla federazione per aver abbandonato il ritiro azzurro, una mossa che scatenò in estate le ire dei suoi compagni di nazionale.

Una leggerezza, della quale ha fatto ammenda, tornando in palestra, allenandosi duramente, vivendo stranamente a metà la sua stagione agonistica, guardando in borghese la domenica Gentile e compagni giocare in campionato e scatenandosi in settimana in Eurolega, come contro il Bayern. 25 punti, uno in meno del suo record assoluto, 17 solo nel quarto quarto e, soprattutto, il tiro della vittoria, quello che si prendono solo i giocatori veri, alla faccia dei fischi, delle critiche. Perché Hackett è uno dei talenti migliori del basket italiano, che ora lo tiene in punizione, ma consapevole che di giocatori come lui non se ne può fare a meno.

E chissenefrega dei capelli rasta e dei tatuaggi, avercene in squadra giocatori così, grande cuore, immensa rabbia agonistica e zero paura, nemmeno contro i colossi che si incrociano sui parquet europei, dove l’impatto fisico è notevolmente superiore a quello del campionato. Hackett per ora sta trascinando l’Olimpia alla seconda fase dell’Eurolega, tornerà a giocare in Lega A, a meno di una grazia di fine anno, alla soglia dei playoff. Proprio quando servono giocatori così...

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I VOSTRI COMMENTI

macumbata - 04/12/14

Ho sempre detto che Hackett è un giocatore che fa la differenza in qualsiasi squadra giochi.

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