Slums Dunk: Bruno Cerella porta il basket in Africa

Il giocatore dell'Olimpia ha creato un'Academy nelle baraccopoli di Nairobi

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PAOLO MANDARA'

Slums Dunk: Bruno Cerella porta il basket in Africa

Un campione si misura dall’abilità di far sentire speciale chi ti sta attorno. Bruno Cerella, neo-scudettato con la maglia dell’Olimpia Milano, non è ancora andato in vacanza nella sua Bahia Blanca. Piuttosto, ha preferito smaltire i lunghi festeggiamenti per il titolo in Kenya, a Nairobi. Nella baraccopoli (slum, in inglese) di Mathare, dove vivono 300mila persone, di cui il 50% ha meno di diciotto anni. E’ un posto crudo, popolatissimo, tremendamente povero e dal futuro incerto. Cerella, assieme ai suoi compagni di avventura, ha trasferito in quella terra la sua Academy. "Slums Dunk" – così è stato ribattezzato con chiaro riferimento alla slam dunk (la schiacciata nel basket) – è un progetto di formazione alla pallacanestro nato nel 2011.

Slums Dunk: Bruno Cerella porta il basket in Africa

Cerella all’epoca vestiva la maglia di Casalpusterlengo, non era un giocatore arrivato, ma pensava di dover restituire qualcosa alla pallacanestro. Quello sport che l’aveva reso un uomo fortunato, non solo economicamente, doveva diventare un mezzo per donare la felicità a qualcun altro, qualcuno che ne avesse bisogno e che va a cercare la sua fortuna nella sopravvivenza quotidiana. Così coinvolge l’amico Tommaso Marino (adesso fa il playmaker a Treviglio, nella serie A2 Silver) e decide di aprire una Basketball Academy, dove curare la crescita di giocatori e allenatori. La porta nel cuore dell’Africa: l’obiettivo non è plasmare fenomeni, ma dare ai giovani un’opportunità ulteriore di crescita, laddove le opportunità mancano. La base è Nairobi, capitale del Kenya, una sorta di cattedrale nel deserto, in cui la povertà è tangibile, si tocca con mano, l’igiene praticamente assente, la forza di andare avanti tanta. Si legge nello sguardo di mamme e bambini, nel volto provato dei papà dopo una giornata di lavoro. Cerella e i suoi amici decidono che nella piazza centrale di Mathare nascerà un campo da basket (dal costo di 25mila euro), ci vorranno 4 anni. Un percorso condito dalla diffidenza iniziale degli abitanti del posto, alla prese con sei uomini bianchi di un’immensa statura morale. Ma alla fine, è storia di questi giorni, il campo è pronto. Si può giocare.

Slums Dunk: Bruno Cerella porta il basket in Africa

Dal 2011, però, i promotori di "Slums Dunk" ingannano l’attesa formando i ragazzi. Anche quest’anno, nella quarta edizione del progetto, sono stati coinvolti 60 bambini provenienti da 20 scuole di Mathare, oltre a dieci allenatori – poco sopra i 20 anni - che nelle ore mattutine, per un paio di settimane, sono tenuti a rapporto da Cerella, Marino e Giuseppe di Paolo (coach di Chieti, Serie A2 Silver). Due ore in aula per teoria e fondamentali poi in campo per l'allenamento pratico. Al pomeriggio è la volta dei più piccoli, divisi in gruppi da 30. Cerella & friends hanno portato dall’Italia una vagonata di canotte e pantaloncini, donati da alcune società, oltre a una marea di regali. I ragazzi vanno in campo, sudano, segnano, esultano. Ma soprattutto sorridono. Non importa la tecnica, ma la dignità che sgorga fuori a trentadue denti. Della spedizione italiana fanno parte anche un altro coach, Michele Carrea (Casalpusterlengo), il fotografo di Varese Simone Raso e il giornalista (responsabile social network Mens Sana Siena) Federico Cappelli. Sono testimoni di mille storie. Una riguarda un ragazzino che, nel 2013, viveva per strada a Mathare e non aveva famiglia. E’ stato coinvolto nelle attività di "Slums Dunk". Ha dimostrato doti interessanti, così uno degli allenatori che faceva parte del corso lo ha reclutato per la sua squadra, dando a lui un'abitazione ed una borsa di studio. Tramite il basket e "Slums Dunk" ha avuto un'occasione per cambiare la propria vita.

Slums Dunk: Bruno Cerella porta il basket in Africa

La quarta edizione è terminata da poche ore, le emozioni sono ancora imprigionate nell’anima di chi ha vissuto quei momenti. Cerella e Marino ne parlano quasi con disincanto, consapevoli che l’esperienza di vita è anche per loro: "Ciò che mi ha colpito in questa missione è stata la trasformazione che ho potuto notare nell'atteggiamento degli allenatori – spiega Tommaso -. Dalla diffidenza dei primi giorni alla grande collaborazione che c'è stata nel finale. Si è creato un rapporto non solo "sportivo" ma anche umano e questa è una delle emozioni più grandi che porterò con me in Italia". Gli fa eco Brunito, passato in pochi giorni dal tifo del Forum al calore dei bambini keniani: "Quest'anno è stato speciale visto che per la prima volta abbiamo svolto le attività sul nostro campo. Un campo che abbiamo impiegato 4 anni a costruire e che è stato costruito grazie al sostegno di tanta gente che crede nel nostro progetto ("Slums Dunk" costa 40mila euro l’anno e non utilizza fondi pubblici, ndr). Abbiamo fatto un grandissimo lavoro preparando gli allenatori e creando un gruppo di persone che darà continuità alle attività per tutto l'anno. Sono i primi passi della Slums Dunk Basketball Academy, la prima nella storia del Kenya visto che qui i ragazzi non hanno possibilità di fare sport organizzato prima della High School”.

Cerella, Marino e gli altri hanno tracciato un solco che conduce dritto al cuore dei bambini meno fortunati. "Slums Dunk" va avanti anche sui social network: la pagina Facebook (www.facebook.com/slumsdunk) è il motore mediatico del progetto, poi esistono Twitter e Instagram (@slumsdunk). Ci troverete foto, video, racconti e sorrisi mozzafiato. Ci troverete dei piccoli campioni di vita.

Slums Dunk: Bruno Cerella porta il basket in Africa
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I VOSTRI COMMENTI

MrAlex77 - 14/07/14

Grandissimi Bruno e Tommaso...

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