Giorgio Terruzzi racconta il rugby in carcere

Ecco il progetto: "Il senso di una meta"

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BECCARIA
Jean Paul Sartre diceva che L’ENFER C’EST LES AUTRES l’inferno sono gli altri , e lo verifichi di persona, specie se con gli altri devi passare 24 ore su 24 come i ragazzi del Carcere Beccaria di Milano. Sono italiani, sudamericani, albanesi, minorenni che nel rughby imparano a inseguire la meta di un riscatto, correndo, sudando, soffrendo, ma soprattutto scoprendo, nel fango della mischia, quelle regole e quel rispetto dell’avversario che forse non hanno mai incontrato nelle mischie di strada. Il progetto di portare il rugby in carcere e di farne come una scuola di vita, si chiama“ il senso di una meta”.
Giorgio Terruzzi, ha prodotto molto più che un reportage, piuttosto la traccia di una evasione collettiva dal proprio passato, di una fuga per la vittoria in cui bisognava vincere soprattutto se stessi. Una volta usciti, grazie a queste corse contundenti fra porte bloccate , alcuni di questi ragazzi, hanno tagliato il traguardo di una nuova vita. Per tutti gli altri il rughby è stata e continua ad essere un’opprtunita straordinaria di scoprire un mondo in cui esiste una legge (la legge dello sport ) che è davvero uguale per tutti.

CAMERUN
Altri ragazzi della stessa età danzano e cantano nella prigione di Bafussan in Camerun. Qui le celle sono cosi’ strette e così affollate che non c’è spazio neppure per i sogni. L’inferno in Africa è un’istituzione statale. Un girone di membra, che si contendono pochi metri di cemento . Un corpo collettivo che ti inghiotte condannandoti a una promiscuità perenne, in cui non sei mai solo , ma sempre, fisicamente , a contatto con altri. L’afa, che incolla i corpi e rallenta i gesti , garantisce l’ordine meglio delle guardie L’unica via di fuga è la preghiera o il canto. Danzando e cantando i detenuti ingannano lo scorrere implacabile delle ore mentre la loro gioventù evapora tra albe e tramonti sempre uguali. Fuori la “Jungle justice” giustizia fai da te che regna nelle strade è ancora più spietata : i ladri (o presunti tali) vengono linciati da folle inferocite. Si può morire ammazzati di botte per il furto di un cellulare o di un sacco di patate. “LADRI ATTENTI” dicono cartelli scritti a mano alla periferia di Duala “PENA DI MORTE!”-

PERU’
Elicotteri e lacrime , lacrimogeni e manganelli . Le rivolte delle carceri peruviane producono immagini ubriache di rabbia e gas che dicono ben poco della scatola nera che le ha fatte esplodere Il carcere in Perù era sino a pochi anni fa una macchina perfetta per produrre malattie mentali e fisiche Le battaglie di Amnesty international e dell’Onu hanno migliorato le condizioni dei detenuti e anche le autorità hanno cercato di migliorare la reputazione delle carceri L’immagine più recente che ci arriva dal carcere di Lurigancho mostra centinaia di ladri assassini magnaccia e truffatori che fanno aerobica sotto l’occhio dei guardiani Saltando per tre ore consecutive sullo step dopo un allenamento durato per mesi i detenuti Peruviani di Lurigancho hanno conquistato il Guinnes dei primati rendendo la loro galera famosa in tutto il mondo ma dietro le sbarre e a questa geniale operazione d’immagine c’è un'altra realtà assai meno aerobica , quella raccontata dal giornalista Andrea Fusco. Il carcere che ospita anche terroristi senza rimorsi e guerriglieri senza futuro oggi è praticamente nelle mani dei detenuti al punto che un boss ha potuto uccidere la moglie, durante una visita e tenerla nascosta per mesi . Il lezzo di quel corpo ha dato dando un nome a questa storia che sembra uscita da un libro di Edward Bunker e che si intitola : “l’odore dell’inferno” Stasera Blog-Notes incrocia tre storie registrate dietro le sbarre , tre dimensioni della vita in galera, in Italia come fuga immaginaria, in Camerun come rifugio dalla vendetta sociale e in Perù come autogestione della repressione. Tre modi per accettare o subire il cielo dietro le barre.

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Rugby

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