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    Pantani, si riapre il caso

    Torna il caso-Pantani con una svolta clamorosa. La Procura di Rimini riapre l'inchiesta con una ipotesi inquietante: omicidio. Molti degli atti sono stati secretati, a testimonianza della delicatezza della vicenda, dieci anni dopo. La famiglia Pantani da tempo chiedeva la verità, implorava di far luce sui tanti punti oscuri della vicenda. Il legale della famiglia, l'avvocato De Renzis, attraverso un prezioso e minuzioso lavoro, ha messo al loro posto tante tessere di un puzzle che ridisegna lo scenario della morte del Pirata. Fatti già emersi, ignorati dalle indagini e scoperte eclatanti. Quello che emerge è sconcertante. Nello stomaco di Pantani è stata trovata una quantità di cocaina mostruosa e incompatibile con l'ultimo acquisto da lui fatto. Cocaina ingerita e non sniffata, come se qualcuno, e questa è l'ipotesi che emerge dalla famiglia Pantani, avesse costretto il Pirata a ingerire con la forza quella sostanza disciolta in una bottiglia d'acqua. Bottiglia presente nella stanza del residence e che nessuno ha mai analizzato. A rafforzare questa ricostruzione, gli ematomi sul volto e sulla nuca, ritenuti probabili segni di una colluttazione. Le indagini iniziali avevano escluso l'ingresso o la presenza di altre persone in quella stanza, ma anche in questo caso le prove inconfutabili vanno in un'altra direzione. Poi altre cose. Il disordine nella stanza sembra costruito ad arte; uno specchio lanciato sul pavimento, ma rimasto intatto; un cavo tivu annodato come per simulare intenti di suicidio; il cadavere di Pantani spostato, si sospetta, prima dell'arrivo della Polizia; tre giubbotti pesanti, che Pantani non avrebbe potuto portare con sé, non aveva bagagli. E poi: perché in una stanza con cadavere in una pozza di sangue nessuno ha preso un'impronta digitale? Morte per overdose, recitava il verdetto del processo. Dieci anni dopo quella storia è probabilmente da riscrivere e l'ipotesi molto più pesante: quella di omicidio.

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