"Sei tu la mia direttiva", così Schwazer scriveva al 'dottor doping'

Pubblicati alcuni estratti delle mail del marciatore a Michele Ferrari, il medico radiato dall'Antidoping

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Alex Schwazer, foto Ipp

Il caso Schwazer continua a far rumore. Nell'edizione odierna del Corriere della Sera sono stati pubblicati alcuni estratti delle mail inviate dal marciatore altoatesino, sospeso dal Tribunale Antidoping fino al gennaio 2016, al dottor Michele Ferrari, lo stesso medico dell'ex ciclista Lance Armstrong. "Sei tu la mia direttiva" - scriveva Alex nel 2010 al guru del doping - "Possiamo scegliere le gare come vogliamo noi".

"Ieri mi sono mosso un po’ perché mi sentivo benissimo... mi sentivo come se arrivassi da una settimana di riposo...ho l’impressione di stare meglio ora che prima della 50 chilometri.." Ferrari, inibito a vita dall'agenzia antidoping, da come si evince dalle quaranta mail recuperate dagli inquirenti nel computer di Schwazer, era a tutti gli effetti il mentore dell'atleta: "Emerge chiaramente il suo completo affidamento nelle mani del medico - commentano gli investigatori del Ros di Trento - Schwazer lascia intendere che di fatto segue solo le sue indicazioni, pur avendo uno staff tecnico e sanitario che la Fidal gli aveva messo a disposizione. Fidal che a questo punto appare solo di facciata".

I sospetti dunque non si fermerebbero al 2012, ma piuttosto al 2010 o, addirittura al 2008, lo stesso anno dell'oro olimpico a Pechino. Nonostante la difesa dell'avvocato Gerhard Brandstätter : "Quel titolo è pulito", l'accusa fa rimento proprio a "una tenda ipossica in grado di abbassare la percentuale di ossigeno, vietata in Italia dal ministero della Salute", utilizzata dal 29enne prima dei Giochi in Cina. La fidanzata Carolina Kostner, nella testimonianza dello scorso ottobre, parlava di un macchinario bianco e di una maschera, entrambi usati da Alex proprio in quei giorni del 2008. Né epo né siringhe per il marciatore, ma un un doping diverso e più leggero. La stessa Carolina ora rischia 4 anni di stop per la violazione delle Norme Sportive Antidoping che riguardano la complicità e la copertura dell'illecito e l'omessa denuncia. Schwazer però nega ogni suo coinvolgimento: "Non sapeva nulla, ho fatto tutto da solo".

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