Pistorius, il testimone: "Diceva 'Ho sparato a Reeva' e cercava di rianimarla"

Quarto giorno del processo dell'atleta sudafricano, accusato di omicidio della fidanzata

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Pistorius, foto AFP

Il quarto giorno del processo Pistorius ha vissuto momenti drammatici, col racconto della scena dopo la sparatoria in cui è rimasta uccisa Reeva Steenkamp fatta dal radiologo Johan Stipp. "La prima cosa che Pistorius ha detto quando sono arrivato è stata 'Le ho sparato. Pensavo fosse un ladro'", affermando poi di aver cercato di aiutare Pistorius a rianimare la donna. "Oscar ha pianto tutto il tempo, pregava Dio: 'Ti prego, falla vivere'".

Stipp è stato uno dei primi a raggiungere la scena dopo la sparatoria in cui Reeva perse la vita nella notte fra 13 e 14 febbraio 2013. Ha dichiarato di aver udito i colpi di pistola e di essere andato sul balcone e di aver visto le luci accese della sua casa, mentre Pistorius ha sempre detto di aver sparato al buio. Stipp ha aggiunto di essere salito in macchina e di aver raggiunto la casa di Pistorius e di aver chiesto di entrare. "Era ovvio che fosse ferita a morte. Alla base delle scale vidi una donna stesa sulla schiena e accanto a lei un uomo, che le teneva una mano sul fianco e una in bocca", ha detto il radiologo, aggiungendo di non avere saputo che quell'uomo fosse Pistorius e di averlo scoperto solo in seguito. Durante la testimonianza di Stipp, Pistorius si è piegato in avanti sulla panca su cui era seduto e si è messo le mani sul volto e poi sulle orecchie. "Reeva non aveva pulsazioni al collo né al polso e non respirava. Oscar ha pianto tutto il tempo, pregava Dio: 'Ti prego, falla vivere'. Oscar diceva che avrebbe dedicato la sua vita e quella di Reeva a Dio" se la donna fosse sopravvissuta a quella notte, ha aggiunto Stipp.

Il quarto giorno del processo Pistorius è iniziato con la testimonianza di Charl Jonhson, il vicino di casa accusato dalla difesa dell'atleta di aver concordato la deposizione con la moglie. Barry Roux, l'avvocato di Pistorius, ha mantenuto la consueta tattica aggressiva nei confronti di Johnson, sostenendo che la casa era troppo lontana per sentire prima le grida di aiuto e poi i colpi di pistola.

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