A Wimbledon l'erba non è così verde

I big si dividono tra critiche e difese. Il capo giardiniere, Neil Stubley: "Abbiamo fatto il possibile"

A Wimbledon l'erba non è così verde

É il torneo più affascinante della storia del tennis: dress code bianco, paletti della rete in legno e campi in erba vera. Eppure le polemiche sulle condizioni dei campi, quest’anno, sono più accese che mai. I big si sono scaldati sul tema soprattutto dopo la caduta che ha procurato un grave infortunio al ginocchio a Bethanie Mattek Sands. La tennista slovacca è stata costretta, tra urla e pianti, a ritirarsi e a rinunciare a un titolo Slam in doppio, in coppia con Lucie Safarova, quasi certo.

La prima a esporsi sulla questione è stata Kristina Mladenovic che ha perso al secondo turno contro Alison Riske: “Sono scivolata e dovrò effettuare un controllo al ginocchio. Non c’era più erba e, sul campo 18, persino una buca. Non accade spesso che entrambe le giocatrici chiedano una sospensione della partita dopo appena due game, peraltro in uno Slam. L’arbitro ci ha detto che lui non poteva fare niente e che dovevamo continuare a giocare. Onestamente non so se gli altri campi siano messi male come il 18. Non c’è più erba, non so descrivere il campo, non è nemmeno terra battuta. É proprio la zona in cui dobbiamo correre. C’è un enorme buco che abbiamo fatto fotografare all’arbitro. Me ne sono accorta perché mi sono storta la caviglia durante il riscaldamento”.

L’erba di Wimbledon sembra essere pericolosa: all’All England Club c’è il sole, fa caldo e il clima è secco. A criticare la situazione anche il numero uno e padrone di casa Andy Murray: “L’erba non è della stessa qualità degli anni scorsi, ci sono alcune buche e zolle di terra rialzate dietro la linea di fondo”. Eppure le temperature non sembrano essere l’unico problema. É cambiato il gioco dei big, si scende meno a rete, e quindi il terreno si consuma di più a fondo campo.

Anche l’ex numero uno del mondo, Novak Djokovic ha detto la sua: “Nei primi due match non ho riscontrato differenze anche se ho sentito molti commenti a riguardo. Ma nell’ultimo incontro ho notato che l’erba era più morbida soprattutto sulla linea di fondo campo. Non avevo avuto sensazioni del genere prima a Wimbledon, i campi sono sempre stati perfetti. É chiaro che le condizioni meteo possono condizionare. Francamente non so quali siano gli accorgimenti necessari per mantenere in buone condizioni il manto erboso”.

A difendere però i campi curati dal signor Neil Stubley, Rafael Nadal e Roger Federer, che su quell'erba ha trionfato ben sette volte: “Credo che la situazione sia la stessa degli anni scorsi ma quando c’è il sole forte che batte tutto il giorno sull’erba diventa facile scivolare. Anche a me è successo ma non vuol dire che i campi siano poco sicuri. Non bisogna aver paura di cadere altrimenti non ci si muove nella maniera corretta”. Al coro si unisce lo spagnolo: “Non sono ancora scivolato. É vero che lo scorso anno non ho giocato ma il terreno mi sembra in buone condizioni, come sempre. Non ho notato grandi differenze”.

Neil Stubley, giardiniere capo dell’All England Club, che insieme a uno staff di giardinieri cura i campi 365 giorni l’anno, ha risposto alle accuse: “Abbiamo fatto tutto come al solito. Non è colpa nostra se hanno spostato il torneo interamente a luglio che è la stagione più secca dell’anno. Più di così non possiamo fare. Dai dati che abbiamo raccolto ci risulta che i campi sono in linea con la qualità dell’erba degli anni passati. L’erba però non è abituata a questo caldo e allora dobbiamo bagnare i campi il più possibile per tenerli idratati.”

Nella giornata di domenica, i giardinieri hanno approfittato del riposo dei giocatori per sistemare i campi, Stubley ai microfoni del “Times” ha difeso il suo lavoro e quello dei suoi colleghi: “Sempre quando un giocatore scivola o si fa male a Wimbledon, i media ne parlano. Dopotutto si tratta dell’unico torneo dove si gioca su una superficie naturale. La verità è che le difficoltà di adattamento sono le stesse per ogni giocatore”.

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