Rio 2016, ciclismo: dramma Nibali, l'oro è di Van Avermaet

Il capitano azzurro cade in discesa a 12 chilometri dal traguardo quando era al comando. Argento a Fuglsang, bronzo a Majka. Sesto Aru

Van Avermaet, Afp

Finisce nel peggiore dei modi il sogno olimpico di Vincenzo Nibali nella prova individuale in linea con partenza e arrivo a Copacabana. Il capitano azzurro, protagonista di una splendida gara, cade in discesa a 12 chilometri dall'arrivo quando era al comando e dice addio nel modo più crudele alle speranze di giocarsi una medaglia. L'oro va al belga Greg Van Avermaet, l'argento al danese Jakob Fuglsang, il bronzo al polacco Rafal Majka.

Su un percorso durissimo con arrivo e partenza a Copacabana - 237 chilometri e mezzo - le sorprese non possono mancare e infatti arrivano subito. La prima è il ritiro dell'olandese Tom Dumoulin che, ancora alle prese coi postumi della caduta al Tour, scende dalla bici al chilometro 12 e abbandona la corsa. Poi il primo attacco: il polacco Kwiatkowski, lo svedese Bystrom, il colombiano Pantano, lo svizzero Albasini, il russo Kochetkov e il tedesco Geschke scattano e, dopo appena 20 chilometri, hanno già otto minuti di vantaggio sul gruppo. I sei fuggitivi vengono piano piano riassorbiti, l'ultimo ad arrendersi è lo stoico Kwiatkowski - poi fermato dai crampi - che viene raggiunto a 45 chilometri dal traguardo da un gruppetto tra cui spicca l'azzurro Damiano Caruso, in splendida avanscoperta. Nibali, Aru e Froome restano in attesa: la pedalata del britannico - tre volte vincitore del Tour de France - inizia a fare paura proprio nella fase chiave della corsa, ovvero prima della salita verso Vista Chinesa. Paura per Richie Porte, che cade in discesa e si infortuna a una spalla: per lui Giochi finiti.

E improvvisamente, a 34 chilometri dall'arrivo, ecco l'attacco di Aru e Nibali che agganciano il plotoncino al comando e menano le danze sfruttando la superiorità numerica dovuta alla presenza di Caruso che poi, sfinito all'inizio della salita, si stacca. Aru lotta come un leone, ma lo show è quello di Vincenzo Nibali che piazza una serie di strappi. Dalle retrovie fa paura il francese Julien Alaphilippe, ma il capitano azzurro è stratosferico: gli resistono solo il colombiano Henao e il polacco Majka, lontano Froome. Lo Squalo morde anche in discesa, ma a poco meno di 12 chilometri dal traguardo ecco la doccia gelata. Nibali cade rovinosamente insieme a Henao e il sogno olimpico per i colori azzurri finisce qui, nel modo più drammatico e crudele: lo Squalo dello Stretto si sarebbe meritato quantomeno di giocarsi la medaglia fino alla fine. Si salva Majka, ora solo al comando. Il polacco stringe i denti ma, a un chilometro e mezzo dal traguardo di Copacabana, viene raggiunto dal belga Van Avermaet e dal danese Jakob Fuglsang. Lo sprint premia il 31enne belga che precede Fuglsang e alza le braccia al cielo in attesa di mettersi la medaglia d'oro al collo. L'argento è di Fuglsang - letteralmente bruciato - il bronzo di Majka. A una grande Italia rimangono i rimpianti: il migliore classificato è Fabio Aru, sesto.

L'ORDINE DI ARRIVO

1. Greg Van Avermaet (Bel) 6h10'05"; 2. Jakob Fuglsang (Dan) +0.01; 3. Rafal Majka (Pol) +0.02; 4. Julian Alaphilippe (Fra) +0.15; 5. Joaquim Rodriguez (Spa) s.t.; 6. Fabio Aru (Ita) s.t.; 7. Louis Meintjes (Sfa) s.t.; 8. Andrey Zeits (Kaz) s.t.; 9. Tanel Kangert (Est) +1.47; 10. Rui Costa (Por) +2.20.

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