Non è un Mondiale per eroi: Germania senza Götze, il Portogallo non chiama Eder

Rivoluzione di Löw: sei undicesimi della formazione in campo nella finale 2014 non sarà tra i convocati

di LUCIANO CREMONA

Non è un Mondiale per eroi: Germania senza Götze, il Portogallo non chiama Eder

Fuga di Schürrle sulla sinistra, palla al centro, stop di petto, sinistro al volo: gol. Mario Götze aveva 22 anni quando è salito sul tetto del mondo. Germania-Argentina 1-0, tedeschi campioni e lui, uno dei talenti più cristallini del calcio mondiale, era già lì, con tutti ai suoi piedi. Quattro anni dopo, tutto è cambiato. Difficoltà fisiche, poche partite, sparito dal giro della Nazionale, non convocato. In Russia non ci sarà colui che ha assegnato la Coppa del Mondo nel 2018 e non per questioni anagrafiche, ma calcistiche, oltre che fisiche. Una piccola grande rivoluzione, quella della Germania, che però si innesta in un solco chiaro e significativo: no alla riconoscenza a tutti i costi, nessuno ha in tasca la convocazione mondiale per meriti pregressi acquisiti.

Non è un Mondiale per eroi: Germania senza Götze, il Portogallo non chiama Eder

Lo sappiamo, l'edizione del Mondiale che sta per partire sarà già particolare di suo, senza gli azzurri e quindi senza, per dire, un pezzo da novanta come Buffon. E di big ne mancheranno tanti, davvero. Ibrahimovic si era chiamato fuori dalla Svezia, poi ha annunciato il ritorno, trovando però la porta chiusa. E così gli scandinavi andranno in Russia senza quello che è, ancora e nonostante l'età, il loro miglior giocatore. La Francia ha lasciato a casa una squadra intera di possibili titolari: inutile stare ad elencare gli assenti di lungo corso, Ribery e Benzema, che sarebbero titolari in qualsiasi nazionale, ma anche i vari Martial, Lacazette, Rabiot e non solo spiegano la situazione florida del calcio francese. Non ci sarà l'Olanda di Robben, il Galles di Bale, il Cile di Vidal e Sanchez, non ci sarà Dani Alves, infortunato, ma anche la stella russa, Kokorin, ko. L'Argentina potrebbe decidere di tagliare Dybala e Icardi. Insomma, figurine mancanti che andrebbero a comporre un album vip.

Certo il caso della Germania è probabilmente il più significativo per quanto riguarda i concetti di rinnovamento e riconoscenza. Prendiamo la squadra titolare che ha battuto l'Argentina nel 2014: ne è rimasta solo la struttura base, ma la maggior parte degli interpreti sono cambiati. A partire da Neuer, che con ogni probabilità sarà out per infortunio anche se è pre-convocato. Mancheranno Höwedes, Kramer, Lahm e Klose (si sono ritirati), Schweinsteiger. In pratica, sei undicesimi di quella formazione non sono nemmeno convocati. E di più: quella finale l'avevano giocata anche Schürrle, autore dell'assist decisivo (aveva segnato una doppietta in semifinale al Brasile), Götze, autore del gol, e Mertesacker (dirà addio a fine stagione). Anche questi tre non figurano nella lista dei tedeschi. Löw allena i tedeschi dal 2006 e lo farà fino al 2022, ha saputo rinnovare dalle fondamenta il calcio nazionale, ha dato linfa ogni anno alla sua squadra portandola sulla vetta del mondo.

E una scelta simile l'ha fatta anche Fernando Santos, che nel 2016 ha conquistato l'Europeo battendo con il Portogallo la Francia a Parigi. Eroe di quella notte fu un quasi carneade, Ederzito Antonio Macedo Lopes, per tutti Eder. Una carriera tra Academica, Braga, Swansea senza guizzi, poi il gol immortale della gloria. E da quel giorno, un malinconico tentativo di riemergere, tra Lilla e Lokomotiv Mosca, senza lasciare particolari tracce. Una sua chiamata sarebbe stata ingiustificata, e quindi Fernando Santos non ha guardato in faccia a chi gli ha regalato la gloria, lasciandolo a casa.

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