Francia 1998, la seconda squadra: una Croazia stellare spaventa i padroni di casa

Le squadre che ci hanno conquistato: un Paraguay d'altri tempi e la favola Sudafrica

di ANDREA SARONNI

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LA GRANDE: CROAZIA
Una vita col tormentone "ah, questa Jugoslavia, se riuscissero ad andare d'accordo". E al Mondiale francese, ecco la prima controprova, nata purtroppo anche da un conflitto atroce. La Jugoslavia c'è, ma c'è anche la Croazia, alla prima iridata dopo la scissione di sei anni prima. E i croati, separati dai serbi, dai bosniaci, da tutti quei "fratelli coltelli" con cui hanno convissuto per 75 anni, dimostrano al pianeta calcio di potere recitare un ruolo di primissimo piano producendo anche un football di qualità. Talento, ce n'è a bizzeffe: basti pensare a un centrocampo imperniato su Boban, nel pieno della sua maturità tecnica, e a Robert Prosinecki, uno che se avesse avuto un decimo della "garra" di Gattuso (e anche più fortuna, va detto) risulterebbe in prima fila nei dibattiti da bar sui più forti degli ultimi 40 anni. E poi, un pattuglione di soldati di ventura tutti arruolati nei principali campionati europei, noi conosciamo bene Stanic, Jarni, Dario Simic, Vlaovic, in Spagna conoscono bene Davor Suker, bomber di razza, che con i suoi gol porta i debuttanti scacchettati biancorossi a un passo dal vero Paradiso: il minuto più lungo di due Paesi, Francia e Croazia, quel primo della ripresa in cui il centravanti slavo realizzò lo 0-1 nella semifinale dello Stade de France. Poi ci ha pensato Thuram, vabbè. Ma la vittoria della finalina e il conseguente primo posto scrivono comunque il lieto fine, solo pochissimi anni prima, da quelle parti, ci si preoccupava di bombe, e non precisamente quelle da fuori area. Ah, cari croati, comunque stiamo aspettando ancora il bis: se no si comincerà a dire che siete come i vecchi jugoslavi.

LA BELLA: PARAGUAY

Il ricordo è di una palla sparata via come in un allenamento di tennis, arrivava con frequenza regolare nell'area di rigore e immediatamente pum!, via il più lontano possibile, riprovare. Il calcio difensivo puó essere bello? Ma certo che lo è, specie quando le forze in campo sono impari, quando un salvataggio alla disperata può essere emozionante o decisivo come un bel gol. La squadra dall'area assediata era il Paraguay, un Paese senza sbocchi al mare nel colorato Sudamerica: essere accerchiati da gente più grossa e fantasiosa, stare raccolti e ribattere è nel loro Dna. In Francia infatti tutti vengono abbagliati dal solito Brasile, patria d'origine tra l'altro di Julio Cesar Carpeggiani, c.t. della banda paraguaiana. Di Ronaldi e Rivaldi, laggiù, manco a parlarne: però un gruppo di buoni giocatori sì, con eccellenze dietro. Su tutti, il mitologico Chilavert, il portiere goleador, uno dei migliori specialisti di calci piazzati di fine secolo; e in mezzo all'area, la coppia di difensori centrali formata da Celso Ayala e da Gamarra, due attrezzoni dotati di grinta, mezzi atletici e senso della posizione. La Albirroja, en France, passa a sorpresa nel girone insieme alla Nigeria: fuori la Spagna, fuori la Bulgaria quarta ai Mondiali precedenti. In tre partite, solo un gol al passivo, preso dagli africani. Solo che negli ottavi tocca proprio sua maestà la Francia, destinata all'imperitura Gloria. Manca Zidane, squalificato dopo avere dato di matto contro l'Arabia Saudita: però ci sono Henry, Trezeguet, Djorkaeff, Deschamps, i dioscuri Thuram e Desailly. Bene, i minuti scorreranno inesorabili fino al 113': sia una palla alta o una bassa, una dai lati o una dal centro, Ayala e Gamarra non fanno passare neanche le zanzare, niente, la loro prestazione d'insieme è clamorosa. Solo che commettono un unico errore, quello di rialzarsi sui pedali, di respirare quando sembra che la lunga sfuriata transalpina si acquieti: sul millesimo cross, Trezeguet riesce a spizzare e pesca Blanc, ormai trasferitosi all'attacco causa disoccupazione difensiva. Destro a colpo sicuro e gol, che è poi quell'indecorosa vaccata del Golden Gol. Buonanotte. L'anno dopo, l'Atletico Madrid riuscirà a ricomporre il duo, forse contando anche sulla maglietta praticamente uguale: come non detto. Celso tornerà in Sudamerica, Gamarra farà il suo onesto mestiere (da panchinaro) anche nell'Inter: ma di gol ne sono entrati, altro che quel lungo pomeriggio di Lens.

LA SIMPATICA: SUDAFRICA

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Sarà stato anche l'effetto della prima edizione a 32 squadre della Coppa Fifa, ma France 98 fu veramente caratterizzato dalle tante novità, un vero ballo delle debuttanti. Della Croazia abbiamo detto, grande simpatia suscitò la Giamaica e un sorriso venne dalla prima partecipazione del Sudafrica. Perché come per i croati, dietro questo sospirato sbarco c'era una storia che ben poco c'entrava col pallone: è la storia del razzismo, della segregazione, l'apartheid, la storia di Nelson Mandela che rivede la luce solo nel 1990, diventa presidente della Repubblica nel 1994, riprende per mano un Paese messo nell'angolo dalla comunità internazionale e lo riporta al mondo anche tramite lo sport. Il rugby, certo, gli Springboks, Invictus: ma anche il calcio, altrettanto popolare e spaccato dalla divisione razziale. Ricostituita nel '92, la Nazionale si affaccia per la prima volta alla Coppa d'Africa 1996: ed è una clamorosa vittoria, che fa impazzire il Paese. Molto è merito del tecnico, un peruviano, Palacios: è lui, al di là della cancellazione di leggi odiose, a mixare bianchi e neri, a formare il gruppo che poi si prende anche il Mondiale. Chi non ricorda Fish, gigantesco difensore della Lazio, e la freccia dell'attacco Makinwa? E ancora attaccanti poi protagonisti di buone carriere in Inghilterra come McCarthy e Bartlett: coi loro gol, i Bafana Bafana (ragazzi ragazzi, nickname divenuto subito un tormentone del Mondiale) conquistano due pareggi nel girone con Danimarca e Arabia Saudita tornando a casa con una figura più che degna. E con l'orgoglio di avere contribuito a riportare la loro tormentata bandiera in mondovisione.

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