1998: Zizou porta la Francia sul trono. Italia, la maledizione è di ...rigore

Mondiale di Francia ai francesi che in finale piegano il Brasile. Il giallo della notte di Ronaldo: perde i sensi, poi gioca. L'Italia di Cesare Maldini esce ai quarti con la Francia, ai rigori. Fatali come nel '90 e nel '94

Mondiale 1998: è il trionfo della grandeur francese. Organizza (benissimo) il torneo, a sessant'anni di distanza dal primo (1938, Italia) e lo vince con una squadra straordinaria, trascinata da Zinedine Zidane, nella finale contro il Brasile di Ronaldo, il Fenomeno. E' un Mondiale che allarga gli orizzonti: 32 squadre al via, anziché 24. E cambia una regola del gioco che però avrà vita breve (sarà abolita dopo il Mondiale 2002): il golden gol nei tempi supplementari. Chi segna per primo vince la partita, in caso di parità al 120' -ovvio- si farà ricorso ai calci di rigore. Per l'Italia è un Mondiale un po' così, senza eccessi di pretese e coi soliti patemi di scelta: il dualismo che accende tifosi e critica è Baggio-Del Piero, il ct è Cesare Maldini e la fine -purtroppo- è quella solita, con quei maledetti e fatali rigori: nel '90 fuori in semifinale con l'Argentina, nel '94 finale persa col Brasile e nel '98 quarti di finale svaniti contro la Francia. Tre lotterie dei rigori su tre. Ci rifaremo nel 2006 dagli undici metri, col Mondiale azzurro in Germania, e proprio contro i francesi.

LA FRANCIA CAMPIONE DEL MONDO. ZIDANE ALLA... PLATINI
Zizou meglio di Roi Michel. Un fuoriclasse al servizio di quello che era e resta l'uomo-simbolo del calcio francese. Platini è stato il genio del calcio, di una Francia arrivata sul tetto d'Europa nell'84, sfiorando quello del Mondo in più riprese. Zidane è il il numero dieci di una Nazionale che deve molto a Platini: è le Roi che l'ha forgiata dall'89 al '92 nei panni di ct, passando poi a dirigere le operazioni del Comitato per i Mondiali '98. Quella Francia è una squadra di altissimo profilo: Barthez tra i pali; Thuram, Blanc, Desailly e Lizarazu in difesa; Karembeu, Deschamps, Zidane e Petit a centrocampo, Djorkaeff in attacco con Guivarc'h. Nomi noti, arcinoti. La finale è contro il Brasile di un Ronaldo... dimezzato: la Seleçao è una grande squadra, ma Ronie si è sentito male la notte prima del match, è in campo, ma è il suo fantasma che si aggira sul prato di St Denis. E Zidane, quel giorno, ha il fuoco sacro dentro: segna il gol dell'1-0, poi quello del 2-0, infine c'è Petit che sigla il definitivo 3-0. Finale senza storia. La Francia celebra il suo primo, e fin qui unico, titolo mondiale.

IL GIALLO-RONALDO PESA SULLA FINALE: COSA E' ACCADUTO AL FENOMENO?
Il giallo-Ronaldo sono i 90 minuti di quella partita spenta del Fenomeno: pallido, tirato e fuori dal gioco. E ancora di più è giallo il giorno dopo, quando scende -barcollando- dalla scaletta dell'aereo. Che cosa è accaduto? Alle 2,30 di notte del 12 luglio 1998, diciotto ore prima del fischio d'inizio della finale, Ronaldo è in camera, assieme a Roberto Carlos. Racconterà: "Ero a letto, all'improvviso ho cominciato a sudare, non capivo più niente, la lingua si era rovesciata, non respiravo, ho gridato, Roberto Carlos è corso a chiamare i medici. Sono stati trenta secondi di terrore". I medici intervengono subito, al panico subentra la relativa calma dopo che il peggio è passato. Non può giocare in quelle condizioni, è la prima sentenza. Poi è lui in tarda mattinata a decidere: gioco. C'è chi parla di rischio troppo elevato, di pressioni di sponsor, di incoscienza, di aver corso il rischio di morire. "Ho deciso io", dice Ronaldo. Le condizioni sono quelle che sono, nei mesi e negli anni a seguire si fanno varie ipotesi sul malore, la verità rimane chiusa in quei minuti di terrore. Ovvio che la prestazione in finale di Ronaldo -che è all'Inter da un anno- risulti al di sotto dei suoi livelli minimi. Tant'è. Il Fenomeno, che già soffre di una tendinopatia a un ginocchio, da quel giorno e per due anni e mezzo andrà incontro a ripetuti guai articolari. Solo nella stagione 2001-2002 tornerà a vestire il panni del Fenomeno che era.

L'ITALIA DOPO SACCHI: CON CESARE MALDINI SI TORNA ALL'ERA-BEARZOT
La Nazionale italiana ha rimosso l'era-Sacchi. Fatale l'Europeo '96, in Inghilterra: azzurri eliminati nel girone e la Federcalcio cambia tutto,presidente (arriva Luciano Nizzola al posto di Matarrese) e ct (tocca a Cesare Maldini). E' un ritorno al passato, alla strada che parte da Coverciano. Maldini è stato sempre al fianco di Enzo Bearzot, e alla guida dell'Under 21 ha conquistato ben tre titoli europei consecutivi nel '92, nel '94 e nel '96. Non gode dei favori della critica, ma ha un curriculum da vincente: fra l'altro, da calciatore ha vinto tutto col Milan. E' che per molti la scelta di Maldini ct è un passo indietro nel processo di crescita. Forse con Sacchi si è andati un po' oltre, rispetto agli usi e costumi del calcio all'italiana. Ma con Maldini la frenata è troppo brusca. E comunque c'è da guadagnarsi il Mondiale francese e poi si vedrà: i talenti, del resto, non ci mancano.


ZOLA A CASA, BAGGIO-DEL PIERO UN CASO, CI ILLUMINA BOBO VIERI
Vent'anni fa, potevamo scegliere fra tre numeri dieci: Roberto Baggio, che a 31 anni ha ancora molto da dire; Alex Del Piero, l'uomo nuovo del calcio juventino e italiano; Gianfranco Zola, la sui stella brilla al Chelsea. Pensando ai numeri dieci azzurri di oggi... La strada per conquistarsi un posto a Francia '98 è piena di ostacoli. E ci tocca lo spareggio con la Russia, come lo scorso autunno contro la Svezia. L'oltraggio di un Mondiale senza Italia è storia di oggi. Ieri, il pass per la Francia è per i colori azzurri grazie a un gol di Casiraghi. Verso il Mondiale, nella lista dei 22, il ct Maldini poi si consente il "lusso" di non iscrivere Zola (ritenuto fuori forma). C'è Baggio e c'è pure Del Piero. che però attraversa un periodo di appannamento atletico. La zona-gol è ben assortita con Ravanelli, Casiraghi e Bobo Vieri che sarà il miglior azzurro di quel Mondiale. Con un girone eliminatorio messo presto al sicuro: 2-2 col Cile, 3-0 al Camerun e 2-1 all'Austria. E l'1-0 alla Norvegia, agli ottavi (gol di Vieri) che ci proietta ai quarti di finale.

I MALEDETTI RIGORI E QUELLA TRAVERSA DI DI BIAGIO TREMA ANCORA
Italia-Francia, il 3 luglio 1998, è la sfida che ci getta nello sconforto dei rigori, una maledizione cher si ripete per la terza volta consecutiva, anche se in tal caso meno... dolorosa. Era stato enorme il dispiacere di Italia '90 contro l'Argentina in semifinale, perché quello era il nostro Mondiale. Era stato perfido quello del '94 negli Stati Uniti contro il Brasile nella finalissima. A Parigi, contro i padroni di casa, lo si vive un po' così, come tributo al fattore-campo (che non c'entra niente, in tal caso) e a una Nazionale che ci è superiore, fermi restando i grandi nomi della nostra fase offensiva, sono nomi di livello mondiale. La sfida con la Francia è uno 0-0 che dopo 120 minuti rimane immacolato, con la miglior propensione di Zidane e compagni a fare gioco e a creare palle-gol. Maldini si concede la staffetta Del Piero-Baggio dopo un'ora, evocando i tempi che furono. Ai rigori perdiamo 4-3 e il penalty-simbolo è l'ultimo, calciato da Gigi Di Biagio. Una "bomba" che sbatte contro la traversa. Quella traversa -per il mondo azzurro- trema ancora.

CI CONSOLIAMO CON UNA FINALE MOLTO... ITALIANA, DA PADRONI DELLE EURO-COPPE
Consolazione... azzurra, o meglio italiana: la finale Francia-Brasile è un mezzo trionfo del calcio di casa nostra, per intenderci della nostra Serie A che vanta -in tempi diversi- oltre la metà dei 22 in campo. I difensori Thuram, Blanc e Desailly, protagonisti con Juve, Inter e Milan; Deschamps e Zidane, colonne della Juventus; Djorkaeff, pupillo di Moratti, e il Fenomeno Ronaldo considerato il più forte al mondo e veste i panni nerazzurri; Roberto Carlos, pentimento interista; i romanisti Cafu e Aldair, il rossonero Leonardo, il futuro rossonero Rivaldo. Il meglio del calcio mondiale è la ricchezza straripante della nostra Serie A al culmine di un decennio che non si ferma lì e che vede Milan e Juventus spartirsi sei delle ultime sei finali di Coppa campioni (tre a tre). Siamo noi i padroni dell'Europa Anni Novanta. Anche se il colore azzurro annusa il vertice, senza assaporare il sapore della vittoria.

VOCI NUOVE DAL MONDO: LA CROAZIA DI BOBAN
Il volto nuovo di Francia '98 è la Croazia di Boban, Suker e Prosinecki che si piazza al terzo posto dopo aver umiliato 3-0 la Germania di Lothar Matthaeus e del ct Vogts nei quarti di finale, la Germania che è pure è campione d'Europa in carica ('96), ma è ancora parente del Mondiale vinto in Italia nel '90: la classe e il mestiere non bastano per riemergere. Solo con grande fatica, la Francia avrebbe superato i croati in semifinale (2-1), resistendo in dieci contro undici. La Croazia (2-1 all'Olanda nella finale per il terzo posto) diventa a tutti gli effetti la vera potenza del calcio della ex Jugoslavia. E anche dell'Est europeo, potendo competere coi gigante-Russia. Un ruolo che le spetta ancor oggi, dopo vent'anni. A Russia 2018 ci sarà, eccome.

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