1994: Brasile campione di... rigore, Baggio e Sacchi "rompono" in finale

Si gioca negli Usa, la finale è identica a quella del 1970, la Seleçao ci supera ai rigori. Sacchi, il ct senza compromessi: lo si adora o lo si detesta. Baggio è l'Italia, nel bene e nel male. Fifa-doping-Maradona: "Mi hanno ucciso"

Mondiale 1994: Brasile campione per la quarta volta, Italia finalista battuta ai rigori. E un Mondiale che cambia pelle, perché cambia il calcio. La novità: a ospitare la rassegna sono gli Stati Uniti. Hanno soldi (tanti), stadi, strutture, poca propensione per il calcio, gli sport nazionali sono altri, ma bisogna abbattere le barriere. Si entra nell'era dei 3 punti per la vittoria, serve a combattere i pareggi... accomodati. L'Italia, per la panchina, esce dalla Casa di Coverciano e si affida al tecnico del momento: Arrigo Sacchi. La sua rivoluzione milanista, che ha portato il Milan in cima al Mondo, la si esporta in azzurro. Saranno gioie, dolori e un'Italia (del calcio) divisa in due: chi adora Arrigo, chi lo detesta. In entrambi i casi,  senza freni. Emblema del dissenso è Roby Baggio: porta l'Italia in finale, in finale sbaglia alla lotteria dei rigori, Sacchi non gliela la perdona, ma alla lunga pagherà lui, il ct. Si sperimenta il calcio a mezzogiorno, con un caldo folle, la tv e gli sponsor comandano. Che volete farci? Bevete! Maradona gioca il suo quarto -e ultimo- Mondiale, dopo aver scontato la squalifica per doping: la Fifa gli dà il via libera, poi a metà torneo lo ferma per una strana positività ai controlli e la guerra fra Diego e il potente Blatter, gran capo della Fifa, da quel giorno non avrà più tregua, per oltre vent'anni. Fino a quando Blatter uscirà dalla scena del Pallone.

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GLI USA, UN GIGANTE CHE NON AMA IL CALCIO. MA LO VUOLE
Luglio '88: la Fifa, nel suo Palazzo di Zurigo, assegna i Mondiali 1994 agli Stati Uniti. Battuto di un niente (un voto) il Brasile che protesta: "E' come se noi dovessimo organizzare i Mondiali di baseball. Che ne sanno gli Usa di pallone?". Vero. Ne sanno poco, perché è scarsa la passione degli statunitensi per il calcio, ma il Presidente Reagan e il potente Kissinger hanno voluto -e ottengono- il Mondiale. "Speriamo di far breccia nel cuore degli americani". I mezzi non mancano: stadi d'avanguardia, soldi, alberghi, strade, campus per i ritiri, spazi. Si iscrivono 145 Nazionali, e si entra nell'era dei 3 punti per la vittoria: la Fifa spera così di infrangere la "moda" quei pareggi di comodo che fanno da sfondo -spesso- alla fase a gironi.

LA RINCORSA AD ARRIGO SACCHI: DAL MILAN ALL'AZZURRO
Alla presidenza della Federcalcio c'è Antonio Matarrese. Il Mondiale 1990 svanito in semifinale gli ha suggerito un cambio di rotta: meglio chiudere con Azeglio Vicini. E pensa subito a Sacchi, che ha appena guidato il Milan alla seconda Coppa dei campioni. Il corteggiamento comincia lì, i tempi sono... immaturi, ma Arrigo alla quarta stagione rossonera (1990-'91) capisce che è il momento di aprirsi a nuove avventure. Lo intuisce per primo Silvio Berlusconi, che ha già pronto Fabio Capello. Il tempo dell'attesa è come deve essere: un passo alla volta. A maggio '91 si chiude il contratto Sacchi-Milan. Ma non quello Vicini-Nazionale. Matarrese cerca un pretesto, la Nazionale inciampa nelle qualificazioni europee e a ottobre '91 il presidente della Figc rompe gli indugi: esonera Vicini e annuncia -trionfante- l'ingaggio di Sacchi. Il meglio che ci sia, o si possa pretendere.

MATARRESE: "CHI STA CON NOI LO DICA ADESSO. IL CARRO DEI VINCITORI CHIUDE"
Il triangolo Matarrese-Nazionale-Sacchi diventa un ...paradosso del tifo italiano. Dopo 30 anni di ct che escono dalle aule di Coverciano (i cosiddetti tecnici federali), irrompe sulla scena la figura dell'allenatore di club, peraltro -in quel momento- il tecnico più celebre e osannato del calcio mondiale che ha allenato per 4 stagioni il club più forte al Mondo in quegli anni, il Milan. E fatalmente non esiste più la Nazionale che si ama perché è di tutti, l'azzurro diventa il muro divisorio fra sacchiani e anti-sacchiani, quasi a dire milanisti e anti-milanisti, un dualismo nel quale il contributo di Matarrese è determinante quando dice, ai giornalisti: "Chi sta con noi lo dica adesso, dopo non ci sarà spazio per chi vorrà salire sul carro dei vincitori". In quel clima, gioioso e pericoloso, si vuole andare diritti incontro al trionfo: è la missione che Matarrese consegna a se stesso. E al suo amatissimo ct. Verso Usa '94.

LA RIVOLUZIONE DI SACCHI: ZONA, PRESSING, DEDIZIONE E L'UOMO RAGNO
Sacchi irrompe nel mondo azzurro come e più di un uragano. Lo stesso aveva fatto, estate '87, al suo impatto col Milan coi difetti (pochi) e i pregi (enormi) del suo calcio capace di stravolgere i canoni del "calcio all'italiana" da sempre padrone della scena. Zona, squadra corta, ripartenze, pressing, attacco degli spazi, prima il gioco e poi i giocatori, la squadra-orchestra, saper soffrire, il fuorigioco alto sono termini oggi abituali. Riferiti da Sacchi 30 anni fa sembravano follie che al Milan portarono a trionfi inimmaginabili e in azzurro... no. Per molti calciatori di lungo corso azzurro erano problemi, anche seri. Uno su tutti, a farne le spese: Walter Zenga, che nei primi giorni d'autunno '92 si trovò, all'improvviso, fuori dalla porta della Nazionale. Finiva la sua avventura, Sacchi di lui condivideva poche cose (quasi niente), nasceva l'Uomo Ragno.

CON LA NIGERIA CI SALVA UN MIRACOLO ALL'88'. POI E' SOLO DISCESA
Il Mondiale azzurro negli Usa comincia in un clima di certezze e diffidenza insieme, chi sta con Sacchi e chi contro Sacchi. La Nazionale importa il metodo-Milan, ma non può essere la stessa cosa. E il debutto è uno choc: Irlanda-Italia 1-0. La croce addosso al ct è il minino che possa accadere. La seconda partita (Italia-Norvegia) è un folle tormento: Pagliuca viene espulso dopo 21' per fallo da ultimo uomo, entra Marchegiani ed esce Roby Baggio che rivolto al Sacchi sussurra "questo è matto". L'inizio della fine sta scritto, ma il cuore (sacchiano) di quella Nazionale è un cuore autentico e Baggio (Dino) firma la rete del successo. La terza gara col Messico (1-1) ci dà il sofferto passaporto per gli ottavi dove c'è la Nigeria. E anche qui, il dramma incombe: nigeriani in vantaggio a metà del primo tempo, Zola espulso alla mezz'ora della ripresa, ormai è finita in dieci contro undici, ma un colpo di Roby Baggio, un colpo dei suoi, ci dà i supplementari all'88' e lo stesso Baggio segna su rigore, al 102', il gol della vittoria. C'è un'Italia che corre sul filo e sotto c'è il baratro, ma quel filo resiste e nei quarti e in semifinale (2-1 alla Spagna e 2-1 alla  Bulgaria) non sono passeggiate, ma sono vittorie sicure di una squadra che si sente forte, Roby Baggio fa luccicare tutta la sua classe e pur dovenbdo fare a meno di Franco Baresi (menisco) siamo un'altra volta in finale. Ci tocca, come nel '70, il Brasile. 

LA FINALE COL BRASILE: AZZURRI STREMATI, BAGGIO SBAGLIA LA MIRA
Il 17 luglio 1994, al Rose Bowl di Los Angeles, la finale. L'Italia arriva stremata dal caldo di New York, dove ogni partita è stato un micidiale dispendio di energie. Il Brasile ha giocato sempre al clima più fresco della costa ovest ha di sicuro qualcosa in più da spendere. Più degli azzurri. La partita è molto tirata e controllata. Baresi compie il prodigio di tornare in campo a soli 22 giorni dall'intervento al menisco. Giocano Pagliuca; Mussi, Benarrivo; Albertini, Maldini, Baresi; Donadoni, Dino Baggio. Massaro, Roberto Baggio, Berti. Lo 0-0 dei 90' minuti rimane tale anche ai supplementari. E ai calci di rigore sbaglia Baresi, sbaglia Marcio Santos, segna Albertini, segna Romario, fa gol Evani, lo imita Branco. Sul 2-2, sbaglia Massaro e segna Dunga, siamo 2-3. L'ultimo rigore azzurro è per Roby Baggio che calcia il pallone al cielo. E' finita. Le lacrime degli azzurri inondano il campo, Gigi Riva che è il team manager consola gli inconsolabili, nel '90 molti di questi azzurri si sono visti negare la finale italiana ai rigori, oggi si sono visti sottrarre la Coppa ai rigori. Sacchi, negli anni successivi, ha giocato e rigiocato mille volte quella partita, inconsolabile anche oggi dopo un quarto di secolo. E il rigore di Baggio, pur non essendo quello decisivo (hanno sbagliato anche Baresi e Massaro) è diventato il simbolo di quella sconfitta così amara. E di quel secondo posto che oggi sarebbe vissuto come un mirabile trionfo, ieri passava alla storia così, come un... disastro. Bei tempi, quei tempi.

IL BRASILE MENO... BRASILE E' TETRA-CAMPEON. RONALDO RESTA A GUARDARE
Il Brasile quattro volte campione del Mondo è un pezzo di storia del Brasile che cambia. Ci sono un fuoriclasse, Romario, un ottimo attaccante, Bebeto, un buon portiere, Taffarel, e giocatori poco... brasiliani come Dunga e Mazinho, per dire che la Seleçao ha cambiato pelle, si è adattata al calcio che va verso il Duemila, il calcio totale che accantona la classe purissima di quella che è la scuola brasiliana, del Brasile di Pelé degli Anni Cinquanta-Sessanta e quello di Falcao e Zico degli anni Settanta-Ottanta. Un Brasile più "operaio" e nel quale siede in panchina una stella: Ronaldo, che non è ancora il Fenomeno e presto lo sarà. E' fra i convocati, ha solo 18 anni (non compiuti), presto lo ammireremo. 

LA FIFA E DIEGO MARADONA: UN ERRORE O UN COMPLOTTO?
Sta per nascere la stella-Ronaldo, e tramonta quella di Diego Armando Maradona. Al quarto Mondiale arriva 34enne, con una squalifica di 18 mesi per doping (da lui stesso ammesso) nella primavera '91 quando era al Napoli e scontata per intero. Un anno e mezzo dopo è ingaggiato dal Siviglia e poi dai Newell's Old Boys, Diego torna anche in Nazionale ed è inserito nella lista dei Mondiali. Il doping? La Fifa non eccepisce, Maradona in campo nel Mondiale americano è una carta da giocare. Diego gioca, la sua Argentina va spedita, la partita d'esordio è un 4-0 alla Grecia e la faccia stravolta, quel'urlo di gioia di Maradona davanti alle telecamere per una sua prodezza è l'immagine che fa il giro del Mondo. E è l'ultima da calciatore felice. Il 25 giugno, dopo Argentina-Nigeria 2-1, a fine partita Diego in campo viene preso sottobraccio da un medico della Fifa e accompagnato negli spogliatoi per l'antidoping. Sembra un copione scritto, con la teatralità di quella immagine in televisione. Diego viene trovato positivo all'efedrina, a molti pare una follia che un calciatore dopo lo stop per doping e gli sforzi per riemergere sia tanto sciocco da esserci ricascato. Le voci di un complotto Fifa ai danni di Diego corrono insieme a quelle di un "malato" inguaribile di doping. Diego dirà: "Mi hanno ucciso quando volevo rientrare per dimostrare alle mie due figlie che posso lottare con dei ventenni. Nel paese della democrazia non mi hanno lasciato parlare. Con la mia uscita dal mondiale è uscito anche un intero paese e sono usciti anche quelli che mi vogliono bene. Avevo detto che la Fifa mi aveva tagliato le gambe. Adesso dico che mi ha ucciso".

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