1990: le notti magiche di Totò, ma vince la Germania sulle lacrime di Diego

Il Mondiale italiano, la bella Nazionale di Vicini, la favola di Schillaci, la stella Roby Baggio. Ma non basta. Ci elimina Caniggia, e in finale un discusso rigore di Brehme porta in alto la Germania contro Maradona, che piange di rabbia

Mondiali 1990. Sono le Notti Magiche italiane, gli occhi spiritati di un fenomeno all'improvviso (Totò Schillaci), la classe di un campione (Roby Baggio) e una bella Italia che però vede spegnersi il suo sogno a un passo dal sogno, i rigori in semifinale contro l'Argentina di Caniggia e del diabolico Diego Armando Maradona. Per il ct Vicini, per quel mondo d'azzurro che sa di essere forte (e lo è) come Pablito e compagni dell'82 è uno schiaffo che non umilia ma addolora, fin troppo. Il terzo posto è un premio che sa di mestizia: alla nostra Nazionale non è mancato niente per riconquistare il Mondo. Ma non l'ha fatto. Lo ha fatto la Germania, per la prima volta unita dopo la caduta del Muro: argento nel 1982 e nel 1986, i tedeschi guidati da Franz Beckenbauer e pieni di "italiani" (Matthaeus, Brehme, Klinsmann, Voeller, Hassler, Berthold, Kohler, Riedle) arrivano in finale e la conquistano contro l'Argentina, merito di un calcio di rigore... fantasma che l'arbitro Codesal concede a sei minuti dal novantesimo. Lo segna Brehme, facendo versare un mare di lacrime a Maradona che si sente vittima di un "furto" calcistico per colpire lui e la sua Argentina. L'Italia è il palcoscenico di un Mondiale molto bello e molto discusso, in stadi nuovi o rinnovati, alcuni troppo grandi, alcuni troppo sbagliati e costi che si sono moltiplicati aprendo il solito capitolo di scandali. Quegli stadi, a parte il nuovo Stadium voluto e costruito dalla Juventus, sono ancora lì a testimoniare quel sogno italiano, l'inadeguatezza degli impianti e i troppi problemi da affrontare per poterne costruire di davvero nuovi.

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MARADONA C'E', MA I FAVORITI SIAMO NOI E...
Le porte del Mondiale si aprono con la cerimonia a Milano, San Siro restaurato col terzo anello. E' una festa di emozioni, la Nannini e Battiato cantano "Notti magiche", inno ufficiale: è fatto apposta per sognare. L'Italia è tra le favorite, e anche la favorita causa fattore-campo. Azeglio Vicini ha assemblato il meglio che c'è, conquistando il terzo posto all'Europeo '88: Zenga fra i pali; una superdifesa con Bergomi, Ferri, Baresi e Maldini (un po' Trap e un po' Sacchi), Donadoni artista del centrocampo con Giannini, De Napoli e Ancelotti a faticare; Vialli e Carnevale là davanti; Roby Baggio che attende il suo turno; e un certo Salvatore Schillaci, detto Totò, che al suo primo impatto alla Juve ha mostrato qualcosa di buono e vale la pena chiamarlo nella lista mondiale. Dietro di loro Serena e Berti, De Agostini e Vierchowod: il livello del collettivo è alto. L'Argentina mondiale c 'è, con Maradona: dietro Diego, non pare esserci una grande squadra, ma l'esuberanza del Pibe de Oro può colmare ogni lacuna. Il Brasile di Careca e Dunga è in fase di crescita, ma sarà nel '94 a rientrare nell'eccellenza. Tra le favorite, l'Olanda dei milanisti Gullit, Rijkaard, Van Basten fra l'altro freschi campioni d'Europa; la Germania due volte vicecampione del Mondo e come sempre fortissima, perdipiu con un manipolo di talenti che giocano nel campionato italiano; infine l'Urss del "calcio del Duemila", reduce dalla finale dell'Europeo, ma deluderà.

LA FAVOLA DI TOTO', IL PABLITO DEGLI ANNI NOVANTA
Ed è subito Totò, all'improvviso. Gara d'esordio, stadio Olimpico, Italia-Austria. Vialli e Carnevale guidano l'attacco, ma la porta austriaca regge l'impatto. Lo 0-0 va definendo un debutto flop, quando alla mezz'ora del secondo tempo Vicini dice a Schillaci: "Vai". "Chi, io?" risponde Totò guardandolo un po' strano, il ct. "Non ci credevo", racconterà poi. "Semplicemente non ci credevo". Fuori Carnevale, dentro Schillaci e siccome stiamo parlando di una favola, tempo quattro minuti e gli occhi felici, spiritati e increduli di Totò entrano nella case degli italiani nel mondo. Segna lui, è l'1-0, è l'inizio di una storia che vale una carriera. Da intruso o quasi nel mondo azzurro, Schillaci diventa una star, nonché l'implacabile cecchino. Gol all'Austria, poi alla Cecoslovacchia, agli ottavi contro l'Uruguay, ai quarti contro l'Eire, in semifinale all'Argentina e in finale (terzo posto) all'Inghilterra. E' capocannoniere (6 gol), vive fino in fondo la sua, personale, felicità, ma non è una festa da celebrare per il terzo posto in un Mondiale che doveva essere azzurro. E invece no. Colpa nostra? O di Maradona?

LA SEMIFINALE CON L'ALBICELESTE E QUEL TRISTE TERZO POSTO
L'impatto fatale è al San Paolo, lo stadio dell'azzurro-Italia e anche dell'azzurro-Napoli di Maradona. Diego sa come si fa, in certi casi. E "chiama" i suoi tifosi (tifosi del Napoli) a raccolta: l'Italia ha bisogno di voi, ma io e voi ci amiamo come nessuno, dice pressapoco così, e anche con cenni più decisi. Tant'è che uno stadio italiano non porta al mondo azzurro il calore del tifo totale. Anche per Diego c'è un pezzo (consistente) di quel "calore" e qualcuno dei nostri racconterà poi di un'atmosfera addirittura freddina: esagerando. La semifinale scorre sul solito binario della magia di Totò; segna subito, toccando un pallone sporco, ma gli ci vuole niente per tramutare in gol qualcosa che assomigli a un pallone. La favola verso la finale sembra scritta, ma Caniggia ci mette un diabolico colpo di testa a metà ripresa, beffando l'uscita maldestra di Zenga e  l'incertezza di Riccardo Ferri. Si può rimediare, ma l'Italia inciampa nella smania di fare gol e nell'ordinata, ossessiva manfrina degli argentini. Compresi i supplementari allungati a dismisura dall'arbitro Vautrot. Fino ai calci di rigore con gli errori di Donadoni e Serena, gli ultimi due dal dischetto, che ci negano la finalissima. Il ct Vicini consola i suoi, inconsolabile anche lui. L'immensa delusione sarà fatale anche per la sua avventura di ct che finirà un anno dopo. Mentre l'Italia affoga la sua delusione nel terzo posto conquistato dopo la finalina con gli inglesi.

L'ITAL-GERMANIA E' CAMPIONE, MARADONA PIANGE (E URLA) DI RABBIA
Finalista nel 1982 e nel 1986, la Germania conferma la sua vocazione mondiale con la terza finale consecutiva: a trascinarla è Lothar Matthaeus, numero dieci, capitano, leader e cannoniere insieme. Se lo gode l'Inter del Trap, se lo coccola Franz Beckenbauer che attorno a lui allestisce la miglior Germania (forse) di sempre, secondo (forse) solo a quella del 1974. La squadra va spedita e il solo momento di apprensione è la semifinale contro l'Inghilterra: 1-1 e soluzione ai rigori. Così ecco la finale, all'Olimpico. Un Olimpico che per Maradona è l'esatto opposto del San Paolo: solo fischi per Diego "colpevole" di aver fatto fuori gli azzurri. Diego reagisce come la sua squadra, capace di irretire il gioco tedesco, trascinando lo 0-0 senza colori. Ma a sei minuti dalla fine, e dopo aver subito l'espulsione di Monzon, l'Argentina si vede infliggere un calcio di rigore per banale un contatto Sensini-Voeller. Segna Brehme, la Germania è campione del Mondo, e Maradona piange e sussurra un "hijos de puta" che va in mondovisione, aprendo poi la valanga sull'arbitro Codesal. Una delle finali peggiori che si ricordi, per la qualità del calcio espresso. Ma ai tedeschi interessa poco, anzi niente: il mondiale consacra la squadra più forte.

IL VAFFA DI CARNEVALE, CHE GLI COSTA LA MAGLIA AZZURRA. PER SEMPRE
Ogni Mondiale ha le sue spine. L'Italia non se le fa mancare, nonostante il rigoroso e paterno approccio di Azeglio Vicini. E dal vaffa di Chinaglia all'indirizzo di Valcareggi nel '74, ecco al meno clamoroso -ma rumoroso- "vaffa" di Andrea Carnevale nei confronti di Vicini. Sostituito da Schillaci alla "prima" contro l'Austria, l'attaccante allora del Napoli subisce la stessa sorte nel secondo match contro gli Stati Uniti e sempre e beneficio di Totò e il "vaffa" che sibila uscendo dal campo gli sarà fatale: da quel giorno, non indosserà mai più la maglia azzurra.

GLI SPUTI FRA VOELLER E RIJKAARD NELLA CORRIDA OLANDA-GERMANIA
C'è una partita fra le eccellenze del calcio europeo che diventa, subito, una rissa attorno al pallone. E' l'ottavo di finale Olanda-Germania, di scena a San Siro. La fisicità delle due squadre prende il sopravvento sulle indubbie, e reciproche, qualità tecnico-tattiche e le randellate in campo si sprecano, tant'è che dopo 21 minuti l'arbitro Loustau caccia dal campo Rudy Voeller e Frank Rijkaard impegnati in un duello fuori da ogni canone calcistico e che continua mentre i due se la filano verso gli spogliatoi quando l'olandese sputa platealmente in faccia al tedesco, colpendolo però alla.. nuca. Una pessima immagine in mondovisione, mentre la tensione in campo rimane ai livelli di guardia per tutta la partita, vinta dai tedeschi 2-1.

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