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Allegri è diventato "mister scudetto": raggiunti Lippi e Capello, insegue il Trap

In Italia sa solo vincere, in Europa ha stupito anche i più critici: la Premier lo chiama, ma la Juve non vuole perderlo

di ALBERTO CATALANO

Allegri è diventato "mister scudetto": raggiunti Lippi e Capello, insegue il Trap

Se è vero che «a un livornese ci vole cento lire pe' fallo 'omincià e mille pe' fallo smette», per convincere Massimiliano Allegri a rinunciare al "vizio" servirà un assegno particolarmente pesante. Non sarà sufficiente adattare il detto ai tempi dell'euro, perché il vizio in questione è quello di collezionare scudetti, un lusso al quale è difficile rinunciare una volta presa l'abitudine. Soprattutto se hai la competizione nel sangue, come Max da Livorno, che con il quarto titolo consecutivo (come Carlo Carcano) alla guida della Juve tocca quota cinque in carriera raggiungendo Fabio Capello e Marcello Lippi e avvicinando il record di Giovanni Trapattoni, distante ormai "solo" due tricolori.

Insieme alla Juventus, capace di conquistare il settimo scudetto consecutivo (in Europa adesso nel mirino c'è la Dinamo Kiev che tra il 1992 e il 2002 è riuscita a far meglio con nove), anche Allegri, quindi, sta riscrivendo la storia. Ed è impossibile non ricordare, ancora una volta, lo scetticismo con cui era arrivato a Torino. Era l'estate del 2014, il rapporto con Antonio Conte si era interrotto improvvisamente, e Acciuga ricevette una chiamata dal presidente Andrea Agnelli: l'uomo identificato da proprietà e dirigenza bianconera per dare continuità al ciclo vincente avviato da Conte era proprio lui. La sconfitta shock all'esordio con il Lucento, squadra d'Eccellenza, suscitò persino qualche risata; a ridere, però, da quel giorno in poi è stato soprattutto lui.

Il primo scudetto arrivò quasi per inerzia, con Allegri bravissimo a dare continuità (tattica, soprattutto) al lavoro svolto da Conte. Con a disposizione una difesa eccezionale, e super campioni come Pirlo, Vidal, Pogba e Tevez in campo, nessuno riuscì a impensierire seriamente la cavalcata bianconera. Il secondo scudetto, invece, verrà ricordato per l'incredibile rimonta iniziata dopo il ko con il Sassuolo (quarta sconfitta in dieci partite e undici punti dalla Roma capolista). La squadra era stata rivoluzionata in estate, le difficoltà erano evidenti, ma 15 vittorie consecutive e 974 minuti di imbattibilità di Buffon (record) consentirono una strepitosa rimonta. Il successo era già diventato normalità, ma un livornese, quando comincia, non si riesce a farlo smettere. Ecco, quindi, il terzo scudetto, sfruttando la fame dei "vecchi" e l'ambizione dei nuovi, come Higuain e Pjanic, desiderosi di imporsi come non gli era riuscito con Napoli e Roma.

Ed eccoci all'estate del 2017. Si riparte e la nuova sfida è raggiungere quello che sarebbe il settimo scudetto consecutivo per la Juve, il quarto di Allegri. L'Inter di Spalletti parte forte, ma non serve troppo tempo per capire che il rivale più pericoloso sarà il Napoli di Sarri. Gli Azzurri lasciano per strada Champions, Coppa Italia ed Europa League, si concentrano solo sul campionato, giocano un calcio meraviglioso e guadagnano punti, tanti punti. La sfida del San Paolo, alla 16.a giornata, consente però alla Juve di tornare sotto. Con Mandzukic e Cuadrado indisponibili, e con Higuain operato alla mano quattro giorni primi, la prova dei bianconeri è un calcio all'arrendevolezza: una perla del Pipita riproprone un duello punto a punto. Durerà cinque mesi, e alla fine il tricolore lo vincerà ancora la Juve.

Nel mentre, in bacheca si aggiungono anche quattro successi consecutivi in Coppa Italia (altro record) e risultati prestigiosi in Champions League: finale il primo anno, ottavi il secondo, altra finale il terzo, quarti di finale quest'anno. Nel doppio confronto solo Bayern Monaco e Real Madrid sono stati in grado di eliminare i bianconeri, entrambe le volte all'ultimo respiro e con importanti recriminazioni. Nelle finali, invece, la resa è arrivata contro il Real di Cr7 (sempre lui!) e il Barcellona di Messi e Neymar. La traduzione: fare meglio di così, anche in considerazione del gap che è ancora presente a livello economico con le super big europee, era praticamente impossibile. Tutti, in Europa e nel mondo, hanno potuto ammirare l'eccellente lavoro di Allegri, che adesso rifletterà seriamente sul proprio futuro. Ha sempre sostenuto di "avere un contratto" e di "stare bene alla Juventus", ma sono proprio i risultati ottenuti a livello internazionale ad aver acceso i riflettori su di lui: l'Arsenal lo vede come possibile erede di Wenger, il Chelsea come possibile erede di Conte. La storia, quindi, potrebbe ripetersi: dallo Stadium allo Stamford Bridge. Quattro anni e quattro scudetti dopo. Per continuare a coltivare quel vizio che lui, livornese vero, non perderà facilmente.

JUVE-MILAN 4-0: AI BIANCONERI IL QUARTO TITOLO CONSECUTIVO

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