Agnelli, presidente d'azione
Forte e aggressivo, con l'Inter nel mirino
EDOARDO GRASSI06/05/12

Uno stadio nuovo, all'inglese, un allenatore un po' meno inglese (nei modi e nell'aplomb) e dal profondo background bianconero, un progetto tecnico di rottura rispetto al recente passato, una presidenza Agnelli di azione, forte e aggressiva. E alla fine - o forse è solo l'inizio, di un'era nuova - è stato scudetto, il primo della Juve post-calciopoli. Nulla capita a caso, le congiunzioni astrali vanno favorite, assecondate, accompagnate, se necessario addirittura propiziate e in effetti, col senno di poi, sembra proprio una forzatura del destino la scelta, annunciata da John Elkann il 28 aprile del 2010, presso la sede della Exor, la società di controllo del mondo Fiat, di investire il cugino Andrea Agnelli della presidenza bianconera al posto di Jean-Claude Blanc.
Un'operazione da tradurre in pratica subito, al Consiglio di amministrazione del successivo 19 maggio. Un colpo anzitutto di immagine, apparso subito efficace, che riannodava anche i fili della storia, quarto Agnelli presidente dopo il nonno Edoardo, lo zio Gianni e 48 anni dopo papà Umberto. Immagine ma anche sostanza, perché la storia, una nuova storia, andava scritta e non si trattava semplicemente di restilyng, piuttosto di costruire e riprogettare in uno scenario difficile, tra idee buone e lungimiranti (Juventus stadium) in fase di realizzazione e tante macerie ancora fumanti.
Logico e rispettoso della storia, quindi, ripartire da un Agnelli, Andrea, l'ultimo maschio a portare il cognome della dinasty prima dell'ultimissima generazione, classe 1975, un uomo di sport (già tanta Juve, ma anche Ferrari e golf) e, dicevamo, d'azione, da buon sagittario qual è. Anche perché non c'era tempo da perdere, sia il management che il progetto tecnico andavano rivisti e corretti, cambiando senza però stravolgere perché i nomi nuovi (Giuseppe Marotta direttore generale, Antonio Conte allenatore) erano in realtà già stati accostati alla scrivania ed alla panchina bianconera in precedenza, nella fase del dopo-calciopoli diventata forzatamente di transizione proprio per mancanza di risultati.
E anche dalla frustrazione di piccoli campionati, ricchi di promesse e forieri di delusioni (alle voci Ferrara e Delneri) sembrava partire la logica populista di attaccare il sistema che aveva cancellato i due scudetti dell'era Moggi per premiare l'Inter di Moratti ma , in realtà, Andrea Agnelli ha continuato, a suon di carte bollate, la battaglia anche più avanti, quando la nuova Juve di Conte cominciava a mietere il grano delle vittorie e del consenso tecnico per un gioco scintillante e spettacolare.
Nel physique-du-role di un Agnelli post-calciopoli non poteva non rientrare anche la logica di uno scontro con l'Inter, quasi a rivivere polemiche antiche, quelle dello scudetto del 1961, ed anche allora c'era un Moratti impegnato in prima persona contro un Agnelli. Difficile allora pretendere che 'il tavolo della pace' allestito al Coni potesse davvero far fumare il calumet ai commensali, più plausibile invece continuare ad annotare schermaglie tra i due casati rivali, sempre in punta di fioretto. Ed al presidente juventino che diceva di annoiarsi di fronte all'atteggiamento nauseato di Massimo Moratti nei confronti di calciopoli, il patron nerazzurro rispondeva affondando la lama affittata al liceo per dare ad Andrea del 'giovin signore' di pariniana memoria.
Ma Andrea Agnelli si sente - tanto per restare nel mondo del Parini - probabilmente più 'guerriero' che 'giovin signore' ed ecco che non ha battuto ciglio quando ha annunciato - comunque vada e qualunque sia il pensiero della piazza - l'imminente fine del rapporto tra la Juve e Del Piero. E a Studio Sport XXL, tre mesi fa, l'Agnelli pensiero aggiungeva alla personalissima raccolta di aforismi un 'Moggi era il più bravo di tutti nel suo lavoro' e un 'Giraudo per me è stato come un padre'. Come dire, la storia non va buttata tutta dalla finestra anche se, ora, c'è un'altra storia da scrivere, bella, elegante e soprattutto vincente. E siamo solo al primo capitolo.






INTERCETTAZIONALE - 07/05/12
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