Un Europeo in formato Champions

Il bel gioco non basta più: vince la concretezza

di BRUNO LONGHI

Un Europeo in formato Champions

È un Europeo che sgretola tutti i tabù: l’Italia che batte la Spagna dopo 24 anni,la Germania che per la prima volta fa fuori gli azzurri in un match ufficiale, la Francia che dopo 58 anni si prende la rivincita sui tedeschi. Azzerato tutto ciò si va verso la finale in cui ci sono i Blues di Deschamps, come molti avevano pronosticato, e i portoghesi di Cristiano Ronaldo, come ben pochi avevano previsto.

Va avanti la Francia perché il calcio di questi tempi, sembra infischiarsene sonoramente di ciò che le squadre sanno mettere sul campo: essere migliori, avere a lungo il possesso del pallone e del gioco, dominare anche dal punto di vista della compattezza e dell’atletismo conta ben poco, se poi non la butti dentro. Vedere la bella Germania di Loew è come rivedere il Barcellona o il Bayern, eliminati in Champions dalla concretezza dell’Atletico del “Cholo” e dalle leggere zampate di quel piccolo diavolo che è Antoine Griezmann.

Non è dunque più tempo di tiki-taka, di tiki-taken e di guardiolismo? Risultati alla mano, sembrerebbe proprio così: il calcio ha una sua storia ben precisa nella quale è scritto che nessun modulo è vincente all'infinito.Ogni tattica deve aspettarsi inevitabilmente ed ineluttabilmente la sua controtattica. Era successo all’Ajax negli anni Settanta (il cui innovativo pressing sarebbe stato annientato dall’ATTACCO DEL PORTIERE del Psv Eindhoven), poi al Milan, al Barcellona, al Bayern.

Dunque a molte di quelle grandi che hanno sempre cercato di arrivare al traguardo attraverso il bel gioco, figlio di una manovra provata e riprovata a tavolino e sui campi d'allenamento.Ma talvolta quando il meccanismo è troppo sofisticato, basta un granellino di sabbia per renderlo inefficace... La Francia ha eliminato la Germania copiando in parte l’Italia, con minor compattezza ma con maggior incisività in attacco. Vi è riuscita anche per merito o per colpa di Rizzoli bravo a vedere un quasi invisibile mani di Schweinsteiger, mentre non era stato precedentemente altrettanto vigile e deciso su un’entrata di Pogba su Kroos. Succede… Un vantaggio inatteso e immeritato che ha fortificato le convinzioni dei francesi e messi a nudo i limiti di una grande squadra che non ha più un goleador, degno di tale nome. I tornei brevi con l’eliminazione diretta non sempre dicono la verità: basta un niente - un rigore o i dannati rigori - per alterare le effettive gerarchie di valori. In Champions erano usciti di scena via via la Juventus, poi il Barcellona e il Bayern.

In questo europeo hanno fatto le valigie in anticipo la Spagna, il Belgio, l’Italia e buon ultima la Germania. Rimangono la Francia e il Portogallo, con i loro uomini simbolo, già avversari e protagonisti nel bene e nel male della finale milanese di Champions dello scorso 28 maggio tra Atletico e Real: Antoine Griezmann e Cristiano Ronaldo, entrambi contraddistinti da quel 7 sulla maglia, il cui significato numerologico pare si addica a coloro che sanno fondere magia e realtà.

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