Euro 2016, l'Italia ha dimostrato di essere una squadra vera

La Nazionale è un'idea vincente edificata su una grande difesa e su chiari concetti tattici

di BRUNO LONGHI

Euro 2016, l'Italia ha dimostrato di essere una squadra vera

Forse non sarà la piu bella del reame, ma quest'Italia è sicuramente una squadra vera, un blocco monolitico, un gruppo coeso capace di battere quel prelibato cocktail di campioni che si chiama Belgio, testa di serie nel girone e prima delle europee nel ranking Fifa subito dopo l'Argentina.
L'Italia è un'idea vincente edificata su una grande difesa, su chiari concetti tattici, ma che riesce a smentire e a stupire perché, pur non avendo attaccanti di grido, segna più delle altre. E, al pari della favoritissima Germania, tre volte campione d'Europa, è infatti l’unica finora (dopo 20 gare) ad aver vinto con 2 gol di scarto in questo europeo contraddistinto dal grande equilibrio e in cui nessuna partita è mai archiviata prima del 90'.

Già, il 90' e dintorni, la cosiddetta zona Cesarini, che ha premiato Francia, Russia,  Galles e la Spagna 3 volte campione come i tedeschi e costretta dalla Repubblica Ceca a soffrire fino all'acuto decisivo di Piqué. È un'Italia che fa sognare, più compatta della Francia, sofferente al debutto contro l'ostica e meritevole Romania; più equilibrata della giovane, spumeggiante e coraggiosa Inghilterra, punita immeritatamente dalla Russia sul filo di lana. Probabilmente sugli stessi standard della Croazia, che ha qualità, talento e individualità da vendere, ma non può non invidiarci l'organizzazione e l'invulnerabilità della difesa.

L'Italia, questa Italia, sa essere il frutto di un'esercitazione ripetuta fino allo sfinimento prima a Coverciano e poi a Montpellier che produce quel gol di Giaccherini studiato a tavolino, in cui sia il suo stop che il lancio alla Beckenbauer di Bonucci sono la grande bellezza del gioco del calcio. L'Italia è anche sofferenza nei momenti difficili, una squadra che però non si disunisce quando rischia su quell’assalto di Lukaku e poi si rialza subito per rispondere colpo su colpo. Venerdì ci aspetta la Svezia dominata ieri per un'ora abbondante dalla sorprendente e indomita Irlanda (l'altra del nostro girone) e poi salvata da un mezzo acuto di Ibrahimovic.

Teoricamente e alla luce della nostra superiorità, la partita dovremmo farla noi e quindi Conte potrebbe anche ridisegnare l'11 di partenza, magari riproponendo El Shaarawy e non solo lui. Ma alla luce dell'attuale classifica, che ci vede primi in solitaria nel girone, toccherà agli scandinavi venir fuori dal guscio per non ritrovarsi fuori dai giochi dopo soli 180'. Ma il domani è domani, l'oggi è consapevolezza e sano realismo. Che ci inducono a non commettere l'errore imperdonabile di crederci più grandi di quello che siamo. Ma già così, basta e avanza.

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