
di Roberto Omini
JULIO CESAR - Voto 9
Ovvero: come si diventa numero uno (dei portieri) al Mondo. Scegliendo ogni giorno, ogni partita, ogni occasione per capire dov'è l'errore, come spiegarlo e come evitarlo. Soprattutto, come migliorarsi. Aveva ben visto Mancini, estate 2005: Julio sarà un fenomeno. Ha detto Gigi Buffon, due mesi fa: "Julio è il più bravo di tutti".
MAICON - Voto 7,5
Un passo indietro, se pensiamo al Maicon 2007 e 2008. Ma pur sempre nel catalogo degli eccellenti. Nel ruolo, continua a non avere rivali che lo possano detronizzare. E lo ha capito l'Inter, al momento del suo forfait per (lungo) infortunio: perdendo - in un sol colpo - un ottimo difensore, un grande centrocampista e pure un attaccante.
CORDOBA - Voto 6,5
Vero che Mourinho lo aveva destinato ai ranghi della panchina. Così era, si diceva, si capiva all'alba dell'avvento di Mou. Per via dei piedi di Ivan Ramiro, mai stati buoni, e dell'efficacia del suo formidabile atletismo, fatalmente in declino. Poi, col tempo, le meditazione e qualche rospo maldigerito, rieccolo fra noi. Come ai vecchi tempi.
SAMUEL - Voto 7,5
C'è un muro che non si sgretola, dinanzi agli avversari. Quel muro, ahinoi, eccelle un po' meno per via dell'usura e del tempo. Cosicché uno come Samuel lo si può godere quando c'è (e si vede, si sente), quando la salute lo sorregge e classe, esperienza e saggezza da difensore ne fanno uno degli migliori. Per l'Inter, autentica garanzia.
SANTON - Voto 7,5
Nato centravanti, affermatosi nelle giovanili da esterno destro di metà campo, poi di difesa, è entrato nell'Inter dei campioni col piglio del fenomeno: come fuori ruolo (terzino sinistro) e subito titolare, senza tremori e nemmeno errori. A diciott'anni, una esplosione di bravura, un poco diluita nel finale di stagione. Peccati di gioventù.
ZANETTI - Voto 8
Oltre il mito di Giacinto Facchetti, ovvio, non è lecito andare. Nel dintorni però sì, ci può stare uno come Javier: coscienza della storia dell'Inter morattiana, campione-simbolo della squadra, onnipresente nella sua normalità di saper stare al posto giusto, nel momento opportuno e senza mai sbavature. L'esempio per tutti, come dev'essere.

CAMBIASSO - Voto 7
Nel cambio - da Mancini a Mourinho - qualcosa pareva avesse perduto: meno incursore, più fatica oscura e minori spazi per eccellere. Qualcosa di stonato, come interprete del calcio di Mou, almeno per un terzo di stagione. Poi l'argentino è riemerso, sollevando il morale anche dopo il no di Maradona, per la Nazionale.
STANKOVIC - Voto 7
Estate di un anno fa: via il serbo che non piace a Mourinho, destinazione-Juve. Nel calcio ci sono momenti così, nei quali non si capisce il perché di certe scelte, e parole. Poi il nulla di fatto, il rientro della "crisi", la capacità di Stankovic-tuttofare, che è la capacità di convincere gli allenatori. Anche quelli a cui non piace(va).
MUNTARI - Voto 7
Almeno lui, fra i nuovi eletti dell'Inter di Mourinho. Almeno lui come valore aggiunto di un mercato estivo che ha consegnato solenni delusioni. Muntari ha saputo proporsi anche nei momenti decisivi, il gol alla Juve, il 2-0 alla Lazio, altre cose che contano, col piatto forte del saper interpretare il calcio del nuovo corso.
IBRAHIMOVIC - Voto 10
Qui si parla del campionato, non delle desolazioni europee che coinvolgono tutti, non solo Ibra. E col sigillo di 21 gol, lo svedesone - personalmente - ha fatto meglio di sempre e dell'Inter di Mou, come dell'Inter di Mancini, è il fattore vincente, dunque necessario. Senza di lui sarebbe tutt'altra vita, e i dubbi sul futuro sono un tormento.
BALOTELLI - Voto 8
Fino a gennaio, di SuperMario s'è detto che poteva anche andarsene. In prestito. Volontà sua, "lezioni" di vita da parte di Mourinho, sussulti di gioventù quasi ingovernabili, sul campo e fuori. Poi è scoccata come la scintilla, e papà-Mou ha avuto il sopravvento sui fuochi del giovanotto. Coi galloni del titolare.

TOLDO - Voto 6,5
L'età avanza, 38 anni, e l'ideale del numero 12 gli va benissimo, al pari degli elogi di Mourinho per l'impegno e la qualità. Ma cosa dire quando Mou lo ha rimproverato per aver sorriso, dopo aver perso una partitella alla Pinetina? Riderci su?
RIVAS - Voto 6
Nei progetti presenti e futuri, è ancora da decifrare la stoffa di questo giovane difensore. Potrebbe diventare il nuovo Cordoba, per l'esplosività dei suoi muscoli. Ma le malizie tattiche e la sicurezza sembrano ancora un obiettivo difficile.
BURDISSO - Voto 6
Stagione sofferta. L'enigma di un difensore che possiede qualità da campione, e talvolta si esibisce come tale. Salvo poi immalinconirsi e regredire, con errori e omissioni. Un peccato che non è più di gioventù. E nemmeno di inesperienza.
MATERAZZI - Voto 6
Si va abituando al ruolo che Mourinho gli ha imposto: la panchina. E' il pegno che si paga all'anagrafe e a una condizione che non è più quella del leader, come lui si sente in ogni momento. Se ha capito il nuovo ruolo, ha un futuro. E l'ha compreso.
CHIVU - Voto 6,5
La barriera è sempre quella: la facilità d'infortunio. Fino alla scorsa estate, una spalla malmessa, e poi rimessa a nuovo. Ora, guai lievi e meno lievi che ne limitano l'apporto: fermo restando che la sua presenza è sempre preziosa. E pesante.
MAXWELL - Voto 6
Esageratamente bravo con Mancini, esageramente giù quest'anno con Mourinho. Ha pagato qualche incomprensione tattica e l'esplosione di Santon, deprimendosi fino a sentirsi slegato dal mondo interista. Si è un poco ripreso nel finale di stagione.
FIGO - Voto 6
Mourinho gli ha ridato un ruolo nell'organigramma interista, e quando lo ha lasciato fuori non se ne è lamentato, come faceva - fin troppo - con Mancini. Le tracce del suo calcio da Pallone d'Oro si perdono, qualcosa rimane. Ma non esageriamo.
VIEIRA - Voto 6
I campioni al tramonto lasciano sempre un segno ambiguo. Come Vieira, che tra infortuni, recuperi e ritorni offre di sé immagini in bilico tra la rabbia di non vederlo al meglio, e la gioia di ammirarlo in quella (rare) giocate degne del suo talento.
MANCINI - Voto 5
Il mistero di un brasiliano che eccelle per i filmati del suo passato romanista e per le gare d'esordio in nerazzurro, a settembre. Poi niente: la malinconia di qualche infortunio e l'incomprensibile declino di uno che doveva dare la "marcia in più".
OBINNA - Voto 5,5
Solo rare apparizioni nei programmi di Mourinho: la crisi di Quaresma e Mancini gli ha offerto quegli spazi nei quali non ha saputo infilarsi. C'è qualcosa, un gol alla Roma per esempio, altre tracce. Ma avrebbe potuto-dovuto fare di più.
JIMENEZ - Voto 5
Un giorno ha detto che si sente come un intruso, alla Pinetina: appartiene a un gruppo, senza capire il perché al di là di contratto, amicizie e affetti. Mourinho non lo capisce, oppure è lui che non è capace di farsi comprendere. Meglio la seconda.
CRESPO - Voto 6
Il gol del 3-3 alla Roma, una delle serate salva-scudetto, gli appartiene e conta parecchio, e va oltre la linea che Mourinho gli ha imposto, lasciandolo fuori dalla Champions e spesso fuori (anche) dalla panchina. Ha sofferto, e con rabbia.
CRUZ - Voto 6
Che cosa sia accaduto, fra lui e l'allenatore, è un mezzo mistero. Incompatibilità tattiche? O personali? Fatto è che dopo due-tre mesi è scivolato fuori squadra, pur avendo fatto una parte non negativa, diciamo normale. Ma quel "muro"...
ADRIANO - Voto 7
Ha lasciato l'Inter. Anzi no: l'Italia. Con 7 gol, fondamentale (mano) quello nel derby. Una quasi resurrezione targata Mourinho, fino a tutto febbraio. Poi il rientro nei suoi problemi, che erano e sono di vita, di quotidianità. E' tornato in Brasile.
QUARESMA - ng
Non può esserci un voto. Pagato una cifra folle (22-24 milioni di euro), dipinto - chissà perché - come un fenomeno, approdato all'Inter con una attesa fuori dal mondo. E depresso a tal punto, da doversene andare a gennaio.
16 maggio 2009