Milan a quota diciassette. Inter a sedici più uno. Pari sono, a parte la malizia che non è scaramanzia visto che lo scudetto 2006 (Calciopoli) va letto un po' così. Con gli occhi della Juventus, che ne reclama la partenità, e del Milan, che in proposito ammicca al colore bianconero; con lo sguardo dell'Inter, che dice è lo scudetto più bello; il tutto sotto tutela delle sentenze della giustizia sportiva, che valgono, eccome se valgono. Detto questo, Milan-Inter pari sono. Nella storia lunga cent'anni di fughe, rimonte, sorpassi, crisi di astinenza e momenti di gloria, in questo derby-scudetto che oggi riporta le faccende daccapo.
Milan 3, Inter 0
Com'era cominciata? Il Milan con dieci anni d'anticipo (fondato nel 1899) sull'Inter, nata nel 1909. Il Milan degli albori del calcio italiano: lo scudetto del 1901, ci giocavano Kiplin, Negretti, Allison. La doppietta 1906-1907 i nomi sono ancora Kiplin, Giger, Treré. Storia e storie, partendo da un Milan-Inter 3-0, in tema scudetti, quando - appunto nel 1909 - il club nerazzurro vede la luce. La vede quando alcuni dirigenti rossoneri, soci e finanziatori fra loro in disaccordo, abbandonano la scena cercando un'altra strada calcistica per Milano: chiamandola Internazionale. Tanto ricca e brava, subito, da sbancare con lo scudetto all'esordio, e procedere a cadenza - vincente - decennale: 1910, 1920, 1930. Che segna il (primo) pareggio, il 3-3. Cominciamo a leggere nomi noti: i fratelli Cevenini, Allemandi, Meazza, l'Inter che diventa Ambrosiana, il primo campionato a girone unico.
Il primo sorpasso
E il Milan? Niente, è nerazzurro il colore degli scudetti, a Milano: nel 1938 il segno del sorpasso (4 scudetti l'Inter, 3 il Milan), due stagioni dopo la fuga col quinto titolo conquistato dai nerazzurri. La Guerra spezza l'attività sportiva, la scena riparte sotto il dominio del leggendario Torino, mentre il Milan vive la più lunga attesa-scudetto. Ben 44 anni separano il terzo titolo dal quarto, che arriva nel 1951 quando la nuova forza dirompente del club rossonero vola sulle ali di Liedholm, Gren, Nordhal, Buffon e una rinascita - finalmente -, che durerà per vent'anni.
Il controsorpasso
L'Inter di quei tempi (Anni '50) è buona, non eccelsa. Con la praticità del calcio di Foni vince due scudetti nel '53 e '54 che la conducono al 7-4 sul Milan. Ma la forza del gruppo rossonero, quella squadra poderosa e tecnica, degli svedesi, di Cesare Maldini, di Bela Guttmann e poi di Gipo Viani si prende la scena. La pioggia di scudetti, seppur discontinua, procede a cadenza biennale, nel '55, nel '57, nel '59, e anche il sapore forte dell'Europa ha la sua parte con la finale del '58 persa contro il mitico Real Madrid. Nei derby si va sul 7-7 e nel '62 si compie il controsorpasso col l'ottavo scudetto milanista che è il prologo a una pagina leggendaria che i rossoneri scrivono nel '63, prima squadra italiana che conquista la Coppa Campioni. Gianni Rivera diventa l'emblema del mondo milanista, e del calcio italiano.
La Grande Inter
E mentre il Milan sprigiona tutto il suo fascino e la sua immagine, l'Inter costruisce e sparge nel Mondo il mito di se stessa, inarrivabile. E' un progetto che parte nel '55, con Angelo Moratti, vive sei-sette anni di sofferenze, si assicura Palloni d'oro come Luis Suarez, trova fenomeni di casa come Facchetti e Mazzola, e poi Corso e Picchi. E poi Helenio Herrera, ovvero il Mago. E' una storia breve, ma vertiginosa, mostruosa: dal '63 al '66 sono 3 scudetti, 2 Coppe campioni, due Intercontinentali, il Milan - sul tema tricolori - viene oltrepassato fino al 10-8, e la prepotenza del marchio-Inter non conosce confini. E quando quello squadrone si spegne, ma ne rimane il Mito tuttora intatto, nel '67 il Milan di Nereo Rocco e sempre di Rivera ha come un sussulto di grandezza: scudetto nel '68, poi Coppa campioni e Intercontinentale.
La crisi del calcio, a Milano
Un lampo d'orgoglio arriva anche dai reduci della Grande Inter quando nel '71 vanno a sfilare lo scudetto sotto il naso dei milanisti: è come il segno del commiato, di campioni che pure restano sulla scena fino alla fine degli Anni Settanta. Mazzola e Facchetti su una sponda, Rivera sull'altra, il conto scudetti è 11-9 a favore dei nerazzurri che la stella del decimo hanno festeggiato nel '66. Ma di fatto si entra nel pieno della crisi del calcio milan-inter-ista: si affaccia, possente, la Juve di Boniperti, poi del Trap. Alle milanesi restano briciole. Fraizzoli, presidente interista, ha molto, ma non troppo, da dare; la dirigenza del Milan entra nel vortice di presidenti poco adatti al ruolo. E quando, a fine Anni Settanta, il club di via Turati conquista - in panchina Liedholm - lo scudetto della stella, non sa che quello è il prologo degli anni più cupi, con due retrocessioni in serie B, la prima per lo scandalo scommesse. Né l'Inter, che allo scudetto arriva nel 1980, marchio Bersellini, con Beccalossi e Altobelli primattori, può sapere che quella è soltanto una giornata di sole. Bilancio derby: Inter 12, Milan 10.
Il Grande Milan
Ernesto Pellegrini rileva l'Inter da Fraizzoli (1984). Silvio Berlusconi si prende il Milan dal fallimento (1986). Ed è qui che la storia rossonera s'innalza fino a dove sappiamo e a dove siamo: lo scudetto con Sacchi (1988) fa da prologo alla risposta dell'Inter trapattoniana (1989), ma poi per 15 anni è solo Milan, tutto Milan. La scena euromondiale si riempie con l'onda del sacchismo, di Gullit e Van Basten, Baresi e Maldini, Donadoni e Ancelotti; poi con Fabio Capello, 3 scudetti in fila dal '92 al '94 che portano all'ennesimo sorpasso: Milan 14, Inter 13. Coppe campioni e Intercontinentali, la squadra cambia i suoi campioni rimanendo fedele a un marchio, a un gioco, a una immagine che la proietta nel Mondo, come simbolo. Un altro scudetto con Capello nel '96, la chiusura di un primo - fenomemale - ciclo. E' in quei sette-otto anni che il Milan dà il meglio della sua storia: forse, inarrivabile con 5 scudetti, 3 Champions, 2 Intercontinentali e varie Supercoppe.
L'era-Ancelotti
Per recuperare spazi e gloria, l'Inter si aggrappa a Massimo Moratti, al ritorno della famiglia Moratti: è il 1995. Spezzare il dominio milanista, questa è la missione. Impossibile? Così sembra, e così è. Per un decennio siamo lì, a scrutare il cielo sempre rossonero. Lo scudetto con Zaccheroni nel '99 (parziale: 16 Milan, 13 Inter) è la parentesi all'avvio del ciclo-Ancelotti (autunno 2001). Mentre l'Inter con Ronaldo sogna, vince la Coppa Uefa nel '98, ma poi conosce l'onta del 5 maggio 2002 (scudetto alle Juve) e ancor peggio la depressione della semifinale di Champions col Milan, 0-0 e 1-1, veder svanire l'Europa senza perdere, e perdipiù vedendo i rossoneri di Ancelotti in trionfo contro la Juve, a Manchester. Lo scudetto milanista del 2004, l'approdo di Kakà, e prima di Nesta, Gattuso, Shevchenko, la beffa di Pirlo e Seedorf. E' il culmine del momento-no, morattiano. Bilancio-scudetti: Milan 17, Inter 13.
Calciopoli, Moratti e Mancini
L'estasi milanista, la depressione degli interisti. Moratti segna una tappa: l'approccio a Roberto Mancini (2004). Non gli sta bene come crede, ci prova con Capello nei due anni successivi, ma l'Inter col Mancio comincia a costruire qualcosa di solido: giocatori, motivazioni, crescita di un gioco, di una identità. La Coppa Italia nel 2005 è un primo, timido, segnale. Toldo e Materazzi, Stankovic e il primo Adriano, Cruz e Cambiasso, Zanetti e Cordoba. Il ciclone Calciopoli, nel 2006, è il segno che separa il calcio che era da quello che è. Lo chiamano lo scudetto di carta, la Juve lo rivendica come suo, l'Inter se lo vede assegnare e ne va fiera. L'astinenza dura dal 1989, diciassette anni dopo il tricolore numero 14 lo consegna un Tribunale sportivo. Ed è come liberarsi da una angoscia, da un complesso.
Rieccole, di nuovo alla pari
Da quel momento, l'Inter si prende tutta la scena italiana. Lo scudetto dei record nel 2007, quello all'ultimo respiro conteso dalla Roma nel 2008, la rivalità che si sposta su quest'asse. Il Milan scivola in campionato, ma in Champions semina meraviglie con il settimo sigillo, due anni fa. Cosa conta di più? Ma a cosa serve stabilirlo? Moratti ha in testa l'Europa, ma l'Inter non riesce a colmare la lacuna, andando incontro a clamorose delusioni. E quando - maggio 2008 - Moratti congeda Mancini e sceglie Mourinho, appunto per conquistarsi spazi euromondiali, il resoconto è quello che sappiamo. In Europa no, siamo sempre nei corridoi della speranza, niente di più. In Italia sì, lo scudetto arriva e siamo: 17 il Milan, 16 più uno l'Inter, dipende dai punti di vista. Ma pari siamo. Anzi: sono.
di Roberto Omini
16 maggio 2009