Paura di sciare. E' cambiato (quasi) tutto

Una tragedia a Gressoney: la piccola Matilde è stata investita da uno sciatore fuori controllo mentre faceva lezione con il suo maestro. Come fare per evitare questi incidenti?

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GUIDO MEDA

Matilde, 3 anni, è morta ieri a Gressoney mentre faceva lezione col suo maestro, investita ad alta velocità da uno sciatore fuori controllo. Siamo certi che venga fatto tutto il possibile per limitare il rischio sempre più frequente e tragico dell'investimento? Come il motociclismo anche lo sci, che è uno dei doni migliori dell’uomo all’uomo, contempla una componente di pericolo. Che secondo me è semplicemente poco arginata; meno del dovuto.
Ecco. Un intervento fatto in tv muovendo dal caso tragico della piccola Matilde, mi ha procurato dei consensi, ma anche l’accusa di aver demonizzato gratuitamente lo sci. E non mi spiego come sia possibile che un appassionato sciatore come me possa dare l’impressione di voler demonizzare una delle proprie passioni. Quindi, ho soprattutto il dubbio di essermi spiegato male. Ma siccome tra chi mi ha (bonariamente) contestato ci sono anche persone profondamente coinvolte con lo sci, ho pure il dubbio che il timore dell’aggressione tolga lucidità al senso dell’autocritica che è la spina dorsale di ogni miglioramento.
Immaginate allora le piste da sci come una grande strada, sulla quale il traffico non è incanalato in corsie. Una strada sulla quale si può circolare con la traiettoria preferita. Una strada con dossi, incroci e ostacoli fissi. Una strada sulla quale non è richiesta la patente, una strada sulla quale circolano liberi anche i bambini. Non una novità, ma questo è.
La novità che sta facendo sfuggire di mano la sicurezza riguarda invece l’evoluzione dei materiali, la manutenzione delle piste e l’affermazione dilagante dello snowboard (meno agile negli evitamenti e più "balistico" nelle traiettorie fuori controllo e negli impatti), che in un ventennio hanno trasformato radicalmente l’andare per neve. Le piste sono lisce come biliardi. Non esistono più i tracciati ripidi e gobbuti che imponevano tecnica e velocità moderate. Oggi anche il muro più ripido di qualsiasi pista nera è un pendio senza asperità, sul quale gli sci curvano da soli. La tecnica complessa con cui lo sci veniva fatto curvare, che era di lenta assimilazione, ha fatto spazio ad una maniera elementare di sciare che basa il cambio di direzione su piccoli ed istintivi spostamenti di peso. Di immediato apprendimento. La conclusione è che sembriamo tutti bravi. Senza esserlo. E che, soprattutto, "ci sentiamo" tutti bravi senza esserlo. Un semi-principiante che abbandona lo spazzaneve in tre giorni e scende a cinquanta all’ora è quasi la norma. Bellissimo! Le sensazioni fantastiche dello sci sono diventate di tutti. Bene.
Il conto però arriva quando si ha a che fare con l’imprevisto che impone l’evitamento o la frenata secca, per cui non tutti sono attrezzati. Anzi, mediamente non ci siamo proprio. Ed è così che si verificano le catastrofi, a volte tragiche, sempre più frequenti. Nella redazione di Sportmediaset due papà sono andati a sciare in questo weekend. Ed entrambi i papà (dei quali uno sono io), hanno avuto i figli investiti e infortunati. Poco per fortuna, ma infortunati. Forse la sfiga ci vede benissimo, ma su un gruppo di lavoro così esiguo la statistica è inquietante. E’ vero che sono migliorate le protezioni, che la maggior parte degli sciatori indossa casco e paraschiena (che dovrebbero essere obbligatori). Ma non basta. E temo che non bastino nemmeno quei banali consigli di buonsenso basico per cui sarebbe bene avere sempre mille mille occhi aperti, rallentare per principio quando si incontra un bambino o quando non c’è visibilità ecc ecc.
Ci sono in giro sciatori idioti, sciatori mediocri che i sentono fighi e sciatori fighi che si sentono mediocri (i migliori). Non c’è in giro in compenso quasi nessuno che abbia la patente per valutare i comportamenti e il rispetto delle regole. Quel minimo di disciplina che sarebbe utile in pista è terra di nessuno. I poliziotti e i carabinieri con gli sci ai piedi sono pochissimi e devono occuparsi di magagne e incidenti di comprensori spesso enormi. Io non ho mica la soluzione, nemmeno per me stesso. Faccio appello alla mia (scarsa) maturità e neanche sempre. Manca qualcosa. Qualcuno che possa dirci che “un’altra manovra così e ti giochi lo skipass”, che “sei un pirla per la comunità e anche per la legge e quindi lo skipass me lo consegni e ciao”. Arginare l’entusiasmo dei ragazzini capaci e veloci è quasi impossibile; peraltro sono anche i più lesti ad intervenire davanti al rischio.
Andiamo a monte allora, agli esperti adulti della neve, ai maestri di sci, ai guardiapiste, agli amministratori delle località. Che abbiano loro stessi, magari per legge, gli strumenti per essere educatori oltreché fonti o recettori di reddito. Sono responsabilità enormi? Me ne rendo conto, però non pare anche a voi che sia necessario rifondare un po’ la mentalità per cui il tempo invece si è fermato? Perché quello della povera Matilde morta investita a tre anni può pure essere un caso, ma mandare i bambini a sciare il fine settimana con la paura che vengano investiti è la norma. La vecchia gamba rotta ha lasciato il posto allo scontro. Che mi pare di gran lunga peggio. Che ne dite?

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Sci
Guido meda

I VOSTRI COMMENTI

cscanta - 13/03/14

Avevo 12 anni gli sci di legno con gli scarponi di cuoio con i lacci, ora ho 60 anni e lo sci allround ultimo modello e scarponi di "plastica" (3 figli che sciano), cosa posso dirle che "sposo" tutto quello che Lei ha esposto nell'articolo. Grazie di aver affrontato l'argomento anche se a causa di questo tragico incidente. Per gli operatori del settore (che leggeranno) è vero che siete "ciechi" su alcuni argomenti magari senza strumenti o magari non li volete!!! Claudio Scantamburlo

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dante1 - 11/03/14

facciamo crescere i figli come madre natura vuole
oggi si cerca di far fare ai bambini cose non adeguate alla loro età

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Dafantacalcio - 11/03/14

Gli attraversamenti sono segnalati benissimo,striscioni e cartelli, tutti lo sanno, purtroppo vista la giovane età dell'investitore si è trattato di una imprudenza,erano in 2 ed avranno voluto strafare
Rimane la fatalità ,gravissima ovviamente, purtroppo credo che siano incidenti paragonabili all'investimento su una striscia pedonale,errore, distrazione, l'imprudenza, la fatalità, Murphy etc hanno fatto il resto...
Condoglianze alla famiglia di Matilde

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Dafantacalcio - 11/03/14

Leggo tantissime opinioni, apprezzo ed approvo quello che Guido dice;
Io frequento Gressoney,conosco benissimo la pista di cui stiamo parlando.
Sbaglia chi dice che il maestro abbia esposto i bambini ad un inutile pericolo fermandosi sotto ad un dosso
Chi conosce quella pista sa che in 2 punti la pista nera del WEISS, ripidissima è attraversata in 2 punti dalla pista facile che utilizzano bambini e principianti,questa non è altro che una strada che d'inverno diventa pista. cont

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--Teaccio-- - 11/03/14

CONTINUA… Poliziotti, Carabinieri o Finanzieri sono troppo pochi e sempre impegnati in controversie spesso futili e di ogni tipo: un passo in avanti potrebbe essere quello di dare più poteri ai pisteurs: si potrebbe cominciare da lì e, con qualche skipass ritirato, penso che la musica comincerebbe a cambiare (o almeno lo spero).

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--Teaccio-- - 11/03/14

Abito in montagna e,vedendola tutti i giorni,so che la questione è tanto importante quanto difficile da affrontare.Come giustamente detto l’evoluzione tecnica ha portato ad avere materiali sempre performanti e sempre facili da gestire,con un aumento esponenziale del rischio.Il punto primario resta il buonsenso:purtroppo non tutti ce l’hanno e capitano ogni giorno degli incidenti... CONTINUA

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Jack123 - 11/03/14

Non dico che in una pista rossa o nera si debba andare veloce obbligatoriamente ma certamente sarà più probabile trovarci persone che viaggiano a velocità sostenute.è lo stessa cosa delle strade.In Autostrada nessuno ti obbliga ad andare a 130 ma c'è gente che lo fa.

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