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Trail running: 9 modi per imparare a interpretare il terreno

Ecco le strategie d’appoggio per le condizioni di fondo più frequenti nella corsa in natura

Trail running: 9 modi per imparare a interpretare il terreno

Saper leggere il terreno di gara è fondamentale nel saper correre off-road. Grazie ai suggerimenti di Fulvio Massa, autore del testo Il manuale del trail running, abbiamo individuato le strategie d’appoggio per le nove condizioni di fondo più frequenti nella corsa in natura.
Si tratta, in sostanza, di nove situazioni base, per le quali vale la pena di fissare alcune considerazioni di carattere tecnico.

1. La pietraia

Una situazione frequente, soprattutto in quota e che caratterizza spesso i sentieri di montagna percorsi nelle prove di trail running. Si tratta di pietre instabili e questo è l’aspetto che genera difficoltà. In salita: se il nostro passo è trop- po lungo si rischia di slittare, perdendo aderenza e aggiungendo così dispendio energetico. In discesa: se il pietrisco è fine, cioè composto di pietre piccole, si potrà sfruttare il vantaggio procurato da una più facile e completa ammortizzazione dell’appoggio del piede.

2. Il tratto esposto

Espressione che indica quei passaggi ripidi in cui è necessario procedere aiutandosi con le mani per salire (ma a volte anche per scendere) oppure quei tratti di cresta della montagna ai cui lati si trovano strapiombi. Sono rari nel trail, ma ci sono, soprattutto nei vertical dello skyrunning. In questi casi gli organizzatori di solito attrezzano i passaggi con corde fisse e altri elementi di sicurezza, in modo da permettere il transito del runner senza pericolo. la difficoltà, in molti casi, è soprattutto mentale.

3. Il guado

La necessità di attraversare piccoli corsi d’acqua è frequente. Tre le situazioni più diffuse:

• il corso d’acqua in montagna è di solito stretto, incuneato tra due pareti. sul fondo è quindi facile che siano presenti sassi, che possiamo usare come punti di appoggio per attraversare senza bagnare troppo scarpe e calze;
• soprattutto quando il canale è temporaneo, gonfiato dalla pioggia, non c’è alternativa all’attraversamento diretto, senza badare al fatto di dover spesso immergere la totalità del piede nell’acqua;
• quando il corso d’acqua raggiunge una certa profondità e si caratterizza per la presenza forte della corrente, l’organizzatore predispone funi o cavi-guida da una riva all’altra, che permettono al concorrente di aggrapparsi in caso di perdita dell’appoggio.

4. Il tratto “sporco”

L’erba alta che ci impedisce di notare il fondo di pietrisco, le foglie d’autunno che formano un soffice tappeto quando sotto, in realtà, i nostri piedi vanno a contatto con buchi, ricci delle castagne, pietre. Con la parola “sporco” (fondo sporco o tratto sporco) nel trail running si indica questa caratteristica che l’ambiente naturale ha di mascherare la vera sostanza del terreno. Il rischio alle caviglie è sempre in agguato.

5. Il canalone

Nella conformazione della montagna si trovano fossi inclinati, profondi circa un metro, a volte molto ripidi, scavati dalle piogge che lì s’incanalano e che percorrono buona parte di un versante. Capita che il percorso di gara ci porti ad attraversare questo tipo di canaloni, nei quali la corsa diventa più difficile. Quando si può, senza rinunciare alla sicurezza, si cercherà di rimanere all’esterno di questi canaloni, oppure di procedere puntellando i piedi alle pareti laterali e aiutandosi con le mani. È una di quelle situazioni in cui diventa utile conoscere bene in anticipo le caratteristiche del percorso e allenarsi un po’, con vere e proprie ripetute sul canalone.

6. Il fango

La presenza di pantani e/o acquitrini è andata crescendo negli anni nel mondo del trail running in stretta relazione all’aumentare delle gare in appennino o comunque in “mezza montagna”, in quelle situazioni, cioè, dove si incontra meno roccia e più nuda terra. Le difficoltà sono molteplici.

7. La roccia liscia

Nelle gare italiane questa situazione è ridotta a brevi tratti, che andrebbero comunque sempre segnalati nella comunicazione pre-gara. la difficoltà è soprattutto legata agli effetti del maltempo: pioggia e umidità rendono questi passaggi particolarmente scivolosi e anche le calzature tecniche da trail, di solito dotate di una suola caratterizzata da un ottimo grip, espongono il concorrente al rischio di scivolare. L’unica accortezza efficace è mantenere l’appoggio ben bilanciato, in modo che la linea di spinta si trovi a essere il più perpendicolare possibile alla superficie d’appoggio.

8. L’asfalto

Per convenzione, nel trail running italiano i tratti asfaltati o cementati non superano mai il 10% del tracciato, il che non esclude che su percorsi particolarmente lunghi questa percentuale si traduca in diversi chilometri. È una fatica differente, quella della corsa su strada, ma almeno dal punto di vista della sicurezza delle articolazioni, caviglie in testa, è più facile da affrontare.

9. La neve

Un mondo a parte, in realtà una compilation di situazioni tecniche differenti (perché diverse possono essere le condizioni di innevamento):

• neve fresca, quindi appoggio morbido; si perde l’elasticità della spinta sceglieremo una scarpa da trail running stabile e con battistrada molto scolpito

• neve battuta, quindi fondo consistente: una risposta elastica accettabile, meno dispendio energetico della neve fresca: anche qui sceglieremo una scarpa da trail running stabile;

• neve ghiacciata, quindi fondo duro, liscio, insidioso soprattutto in discesa. la scarpa con suola ben scolpita non è fonda- mentale, quello che conta è una buona aderenza;

• neve marcia, l’avviso di questa condizione sottolinea che l’innalzamento della temperatura sta facendo sciogliere lo strato superficiale della neve, creando condizioni di corsa che richiamano quanto detto riguardo a “guado”, “fango” e “canalone”;

• neve mista, in realtà è la situazione più frequente per via delle tante variabili. Riflettere attentamente con se stessi nel momento in cui si decide il materiale (scarpe, soprattutto, ma non solo) con cui si intende correre.

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