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TGS, Trail delle Grigne Sud: l'anello mancante

Il racconto appassionato di un trail esagerato

di STEFANO GATTI
Il nostro trailer Stefano Gatti

La sintesi più efficace del Trail Grigne Sud 2018 l’ha offerta Samanta Rocek, rivolta agli organizzatori, al suo ritorno sulla linea del traguardo di Mandello Lario, dopo oltre dieci ore di gara: “Voi siete matti: questa è una skymarathon con quattro vertical dentro”! Ed in effetti la seconda edizione della corsa che descrive un lungo anello nell’entroterra montuoso della località lariana, pochi chilometri a nord di Lecco, non ha deluso le attese e le … aspettative degli oltre trecento atleti al via.

Trentotto chilometri abbondanti di sviluppo per 3500 metri circa di dislivello positivo, la TGS si addentra nelle valli e percorre le creste del versante sud del gruppo delle Grigne: il meno conosciuto ma non per questo meno impegnativo, anzi. Dal punto di vista strettamente agonistico, Danilo Brambilla e Cecilia Pedroni hanno fatto letteralmente il vuoto. Il campione dei Falchi di Lecco ha chiuso la prova appena al di sopra del muro delle cinque ore, la portacolori della Valetudo Serim appena al di sotto delle sei. Per Brambilla si tratta del ritorno allo straordinario stato di grazia della scorsa primavera dopo un’estate comunque di altissimo livello, culminata nella partecipazione al Trofeo Kima in Valmasino.

Per la Pedroni, fresca campionessa italiana di skyrunning (titolo vinto a metà settembre alla ZacUp di Pasturo, in Valsassina, sull’altro versante delle Grigne) si tratta invece dell’ennesima affermazione di una stagione d’oro. Il suo tempo finale di cinque ore e 58 minuti prende pienamente senso quando lo si traduce nella sesta posizione assoluta della classifica generale! Ma, tornando all’inizio, qual è davvero il senso di una gara di trentotto chilometri con un dislivello “esagerato” ed un continuo alternarsi di salite inesorabili e discese a tratti molto tecniche? Probabilmente quello di un test veramente serio per chi, dai trail consueti di venti-venticinque chilometri ha in mente il salto alle ultramaratone in montagna: una specie di passaggio obbligato o, se preferite “l’anello mancante”.

Ed è così che l’ho interpretata, iscrivendomi al TGS in versione “Extreme” (esiste comunque anche la versione “Sprint” da venti chilometri e 1800 metri di dislivello, che però taglia fuori tutti i tratti più selettivi dell’itinerario completo e che i migliori chiudono appena oltre le due ore di gara). Alla mia prima esperienza su una gara di trentotto chilometri ho cercato di distribuire le energie, pensando alle quattro rampe disseminate lungo il percorso ed alle altrettanto impegnative discese. Il primo terzo del viaggio, fino alla vetta del Monte Pilastro (vero e proprio crocevia di creste) si è sviluppato tra fitti boschi e poi, con l’aumentare della quota, lungo divertenti creste (alcuni tratti attrezzati su roccia).

Quindi la traversata - con spettacolare passaggio accanto all’arco di roccia della Porta di Prada - fino al Rifugio Bietti-Buzzi, la picchiata su Era, la faticosa risalita al Rifugio Elisa e la nuova discesa su Gardata. Nel tratto centrale, acquistata sicurezza, ho deciso di andare un po’ all’attacco, puntando soprattutto sulle discese, lanciando di tanto in tanto qualche occhiata sulle pareti delle Grigne, sulle distese di boschi, sullo spettacolo del lago là in fondo: “particolari” che in salita proprio non avevo avuto modo di apprezzare … Ho finito per perdere di vista la necessità di amministrare le forze per il finale e così l’ultima “vertical” (lo Zucco di Manavello, circa ottocento metri di dislivello che arrivano dopo una trentina di chilometri di gara …), si è trasformata in un esercizio di pura resistenza, seguito dalla lunga calata - ormai … per inerzia - verso il centro sportivo al lido di Mandello, sede della Polisportiva locale, che organizzava l’evento.

Meta raggiunta nove ore ed un paio di minuti dopo il via. Alla fine (ed in previsione di prove ancora più impegnative), un test pienamente riuscito. Oltretutto, correre così a lungo finisce necessariamente per lasciarti tempo e modo di riflettere sulle varie fasi della gara stessa e quindi di prendere mentalmente appunti, di fissare sensazioni che potranno tornare utili, di prendere coscienza degli eventuali margini di miglioramento e soprattutto dei propri limiti certi. Un test, quello del Trail Grigne Sud, reso ancora più veritiero dalle condizioni meteo: giornata perfetta, di pieno sole, con temperature ideali per correre al mattino ma … caldo intenso per chi, come me, si è trovato ancora sull’itinerario a pomeriggio inoltrato. Brambilla, la Pedroni e gli altri atleti delle posizioni alte delle classifiche invece hanno concluso la loro fatica all’ora di pranzo, con temperature … accettabili: fortunati! Anzi no: bravi, bravissimi, straordinari!

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