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Il piede del runner: quando la pronazione diventa un problema

Abiamo interpellato il dottor Luca De Ponti ortopedico di riferimento per chi corre

Il piede del runner: quando la pronazione diventa un problema

Pronazione e supinazione sono due termini molto utilizzati tra chi corre. Con pronazione si intende la fisiologica rotazione del piede verso l’interno, movimento attraverso il quale il piede ammortizza l’impatto con il terreno. Con supinazione ci si riferisce al contrario: una certa rigidità articolare non consente di completare il processo fisiologico di pronazione e il runner appoggia all’esterno anche l’avampiede.

Il movimento di pronazione è indispensabile ai fini di una corsa armonica in quanto attutisce i traumi da impatto con il suolo. Tutte le irregolarità del terreno sono modulate da questo gesto che riesce a dare continuità alla corsa.

"La sua tempistica e la sua fisiologia dipendono dalla velocità di corsa, dalla struttura del piede stesso e dalle inclinazioni assiali delle tibie" ci spiega il Dottor Luca De Ponti ortopedico di riferimento dei runner, ex atleta, buon interprete dei quattrocento a ostacoli a cui rivolgiamo alcune domande su questo tema molto discusso.

Quando la pronazione può creare dei problemi?
"Nel caso in cui un eccessivo cedimento mediale del piede, corrispondente a un esagerato movimento della pronazione stressa alcune strutture che vengono a essere eccessivamente sollecitate. Mi riferisco soprattutto alla fascia plantare e al tendine tibiale posteriore, mentre il tendine di Achille può trovarsi a lavorare secondo un asse poco corretto. Queste sono le condizioni che nel tempo, possono provocare sindromi infiammatorie da sovraccarico".

Ci sono infortuni e patologie legati alla tipologia di movimento del piede?
"Ci sono alcune patologie da sovraccarico che possono portare anche a fratture a livello della tibia, dove c’è l’inserzione prossimale del tibiale posteriore, perché lo stress da eccessivo stiramento, ripetuto nel tempo, crea microtraumi importanti. Il tendine di Achille, poi, è una struttura anatomica molto forte, che deve comunque lavorare secondo assi di carico corretti, nel rispetto della propria morfologia. Il piede che prona in eccesso lo costringe a un lavoro in stiramento con trazioni disomogenee e questa condizione può essere foriera di patologie croniche a carattere involutivo, in particolare a carico della porzione centrale del tendine".

Tanti runner soffrono anche di fascite plantare, c'è una relazione?
"Il principio è per certi versi simile a quello che crea problemi al tendine di Achille. Nei runner è di solito la porzione mediale della fascia plantare a soffrire maggiormente, in particolare l’inserzione sul calcagno dell’abduttore dell’alluce. Anche in questi casi risulta determinante controllare il movimento del piede".

Le scarpe antipronazione sono utili?
"I modelli antipronazione sono utili in alcuni casi: bisogna tenere conto del soggetto, del suo peso, del suo ritmo e della sua tipologia di appoggio. Chi supera i 20 km di corsa settimanali dovrebbe invece pensare a un aiuto più specifico e personalizzato, come un plantare tecnologico CAD-CAM. La scarpa antipronazione con portanze diverse dell’intersuola è inoltre compatibile con l’uso di ortesi plantari e può essere indicata per soggetti con peso superiore agli 80 kg".

E nel caso dei supinatori?
"Pronazione e supinazione non sono due movimenti antitetici, ma complementari. Nello specifico, la supinazione segue la pronazione da un punto di vista temporale ed è anch’essa necessaria per completare la spinta del piede nel momento in cui il corpo viene proiettato in avanti. Il cosiddetto supinatore non è altro che un soggetto con uno scarso movimento di pronazione. È poi convinzione diffusa che non esistano calzature per i soggetti definiti, in modo improprio, supinatori. I modelli specifici per questi runner devono avere caratteristiche tali da ammortizzare molto bene l’impatto con il terreno e sono in realtà presenti in abbondanza sul mercato".

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