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Boston, là dove cominciò la storia della maratona moderna

Lunedì la 122esima edizione della maratona più antica al mondo. E la più prestigiosa

Boston, là dove cominciò la storia della maratona moderna

In Italia saranno le 16 di pomeriggio quando lunedì 16 aprile, prenderà il via la prima delle quattro “wave” (ondate di partenza) della 122ª edizione della Boston Marathon, la più antica maratona del mondo. Una storia che comincia nel 1896, quando John Graham partecipa ai primi giochi olimpici dell’era moderna, ad Atene, in qualità di team manager degli USA. John è uno dei responsabili del club sportivo BAA, Boston Athletics Association, e resta colpito soprattutto dall’entusiasmo con cui viene accolto nello stadio Panatinaikos il vincitore della prima maratona della storia, il pastore greco Spiridon Louis. Di ritorno dalla spedizione olimpica in terra ellenica, propone e ottiene di organizzare anche a Boston una maratona. La “The American marathon”, gara conclusiva dei “BAA Games”, va così in scena per la prima volta lunedì 19 aprile 1897 sulle 23,1 miglia (37,2 km) che si sviluppano da Metcalf’s mill, nella zona di Ashland, a Irvington Street Oval, nei pressi di Copley square, a Boston “città”. I partecipanti sono 15. Vince John J. Mc Dermott in 2:55’10”.

Boston: dalla festa alla tragedia
Un giorno di festa, quel lunedì: per gli abitanti del Massachusetts, il 19 aprile è il Patriot’s day, la festività che ricorda l’inizio della rivoluzione dei coloni contro la madre-patria britannica. Festa e maratona, da quel momento, correranno assieme attraverso la storia, anche quando, dal 1969, il Patriot’s day abbandonerà la data fissa del 19 aprile per essere celebrato il terzo lunedì del mese. E anche quando, lunedì 15 aprile 2013, la festa si trasformerà in tragedia con le due bombe scoppiate sul traguardo, quando il cronometro segnava 4:09’ di gara.

Le donne e gli eroi di Boston
Molto di ciò che chiamiamo “maratona” è cominciato qui: dalle prime, clandestine, partecipazioni femminili, di Roberta Gibb (1966) e Katherine Switzer (1967), alla prima presenza di un atleta paralimpico, Bob Hall, nel 1975. Bob ottenne dall’allora direttore di gara, Will Cloney, una promessa: se avesse terminato la gara in meno di tre ore, correndo con la sua sedia a rotelle, avrebbe ricevuto il diploma ufficiale di finisher. Quando passò la linea d’arrivo, il cronometro segnava 2:58’. Era nato il mondo dei “wheelchair competitors”, i migliori dei quali oggi tagliano il traguardo in poco più di un’ora.

A Boston la maratona è una religione
Lunedì 16 aprile, il 122° via scatterà alle 10 per la prima “ondata” (tempi di iscrizione fino a 3:09’36”), cui seguiranno gli start delle 10:25 (fino a 3:28’48”), delle 10:50 (fino a 3:57’39”) e delle 11:15 (tutti gli altri, nella cosiddetta “mass race”). Nel 2017 i finisher sono stati 26.400. Di questi, 174 erano italiani. A Boston la maratona è ancora “religione della corsa”: la collocazione in una griglia di partenza piuttosto che un’altra dipende dal risultato dichiarato nell’iscrizione, che deve essere stato ottenuto negli ultimi 15 mesi prima della gara e dev’essere migliore dell’entry standard previsto dall’organizzazione per ogni categoria di età a cui il concorrente appartiene (I cosiddetti “master”, gruppi di età di 5 anni).

Boston: il percorso
Il percorso attuale è tutt’altro che piatto: dalla partenza nel sobborgo di Hopkinton fino alla famosa heartbrake hill (32,5 km di gara, circa) la gara è praticamente un continuo saliscendi, in particolare dal 16° chilometro fino al Kennedy college dal quale, tradizione vuole, le ragazze cercano di baciare i concorrenti. La seconda parte “precipita” verso il centro della città fino al traguardo in Boylston street, davanti alla biblioteca nazionale. Un’altimetria impegnativa dal punto di vista muscolare, che però non ha impedito la realizzazione di tempi eccellenti: su tutti il 2:03’02” siglato dal keniano Geoffrey Mutai nel 2011 (con vento però a favore per tutta la gara), senza dimenticare i record italiani qui ottenuti da Gianni Poli nel 1988 (2:09’33”) e da Gelindo Bordin (2:08’19”) con la splendida vittoria in rimonta del 1990.

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