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Lo specchio delle mie brame

Intervista esclusiva a Mario Adinolfi

STEFANO VILLA11/05/11

Mario Adinolfi è uno dei giocatori italiani di poker più noti . La sua popolarità nasce lontano dal “tavolo verde” come giornalista, politico e blogger. Mario è nato a Roma nel 1971 e per cultura e idee è sicuramente una delle figure che arricchiscono il movimento italiano. Lo abbiamo contattato per scoprire qualcosa in più su di lui.

Ciao Mario, ci racconti come nasce la tua passione per il poker?
“Sono stato uno dei primi blogger italiani e di conseguenza hosempre seguito molto l'evoluzione del web. In rete nel 2005 ho giocatola mia prima partita di texas hold'em, poi mi sono appassionato al live”.

Qual è il fascino di questo gioco?
“Il poker, specialmente in modalità torneo, riproduce perfettamente le dinamiche della vita: fa emergere le tue qualità e i tuoi limiti. E' un ottimo modo di mettersi davanti allo specchio, io lo considero l'alternativa più efficace alla psicanalisi. Ed è assai più divertente”.

Come valuti la posizione del legislatore italiano in materia "poker"?
“Estremamente lacunosa e gravemente omissiva sulla regolamentazionedel gioco live, che dovrebbe essere autorizzato almeno nei termini con cui è autorizzato il gioco online”.

Cosa rispondi a chi vede il cash game come una variante del gioco troppo rischiosa e quindi da limitare?
“Non sono un giocatore di cash game, non lo amo particolarmente. Potrebbe essere un boomerang per il movimento, che ha bisogno di accreditarsi culturalmente e non ha bisogno di storie di gente che si rovina giocando cash”.

Come in una canzone di Gaber, il poker è di destra o di sinistra?
“Se la sinistra è la battaglia per i valori dell'uguaglianza, il poker in modalità torneo è assolutamente di sinistra: si parte tutti con la stessa dotazione di chips, il riccastro è pari al povero e deve far valere altre doti rispetto al suo denaro. Il poker cash è molto più di destra”.

Hai la fortuna di vedere il field internazionale e quindi di notare le peculiarità del nostro movimento pokeristico. Quali sono le caratteristiche tecniche e comportamentali del giocatore italiano medio?
“Ho avuto la fortuna di essere l'unico italiano, insieme al mio compagno di squadra di Full Tilt Alessio Isaia, ad aver giocato due final table del World Poker Tour e ho anche all'attivo due ottimi piazzamenti all'Ept. In genere noto di essere molto rispettato al tavolo, anche perché quando sento pronunciare la parola "italians" con qualche fastidioso appellativo vicino, reagisco sempre molto duramente. Proprio durante l'ultimo Wpt a Vienna, dove sono arrivato quarto, ho avuto una discussione dura con il pro croato Dragan Galic. Ci vedono come giocatori poco attenti, è vero. Qualche volta, per la verità, hanno anche ragione”.

Ci consigli un libro e un film sul poker?
“Il film è ovviamente Rounders, con Matt Damon e John Malkovich, capolavoro da vedere assolutamente in lingua originale, al limite con i sottotitoli. Come libro sul poker non posso che consigliare il mio ultimo romanzo "La ricerca della costante", che peraltro è il primo romanzo ambientato nel mondo del poker italiano”.

"Il poker può rivelarti molte cose se non hai pregiudizi, può mostrarti la tua vera natura" (David Mamet), condividi?
“Il poker consente di scoprire molti aspetti di noi stessi e anche di affinare le capacità relazionali con gli altri. Il suo principale pregio è proprio in questa dimensione sociale, non fine a se stessa. Ci sei tu e c'è il mondo attorno a te con cui rapportarsi al meglio per trarne vantaggio. Ad ogni torneo apprendo grandi lezioni. Di vita, non di poker”.

Giocare a poker vuol dire anche viaggiare? Qual è la più bella location dove hai giocato?
“Ho adorato giocare a Vienna, la città è magica, respiri ancora il clima asburgico nelle strade pulite attorno all'Hotel Sacher. Poi come ogni giocatori amo Las Vegas, la nostra Mecca, dove tra giugno e luglio tornerò per giocare le prossime World Series”.

Chi è il giocatore che più ammiri?
“Ho grande ammirazione per Luca Pagano, sia come giocatore che come imprenditore. Apprezzo anche l'uomo e mi piacerebbe definirlo un amico, se al tavolo da poker fosse possibile costruire vere amicizie, ma io a questo non credo. Ho poi stima e anche grande simpatia per Filippo Candio, l'unico italiano ad essere arrivato ad un final table del main event delle World Series. E' una persona anche spigolosa, talvolta, ma di enormi qualità tecniche e umane. Merita i milioni di dollari che ha vinto”.

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