Mondiali Russia 2018, il declino dell'Hombre Vertical: l'Egitto scarica Cuper

Dall'Inter in poi solo delusioni per l'argentino, finito anche nei guai con la legge italiana

Mondiali Russia 2018, il declino dell'Hombre Vertical: l'Egitto scarica Cuper

Il Mondiale in Russia 2018 non è stato il palcoscenico della rinascita di un protagonista di ritorno nel calcio che conta, Hector Cuper, l'"hombre vertical". Le aspettative dell'Egitto si sono infrante prima sull'infortunio di Salah, poi sulle sconfitte contro Uruguay e Russia che hanno convinto la federazione africana a firmare il divorzio. L'ennesimo fallimento di un potenziale fuoriclasse della panchina, che dal 2002 ha raccolto solo disastri.  

Poteva andare diversamente? Cinicamente verrebbe da dire di no e a parlare è proprio la carriera del tecnico argentino, uno dei più corteggiati a inizio millennio, intuitivo e capace di tirare fuori il meglio dalle sue squadre, ma mai vincente. Mai. Sfortunato semmai, quello sì. Perché non a tutti capita di raggiungere finali europee con squadre "minori" e a lui capitò tre volte, prima col Maiorca e poi con la doppia finale di Champions con il Valencia, ma portando con sé un macigno etichettatogli addosso definitivamente il 5 maggio 2002 nel Lazio-Inter 4-2 che tutti ricordiamo bene. Le perse tutte quelle finali, arrivò addirittura terzo in quel campionato nerazzurro a quarantacinque minuti da un trionfo storico. Sfortunato e perdente, una combo che si ripropose anche nel 2003 nell'eliminazione in semifinale di Champions contro il Milan senza perdere una partita, sfiorando il passaggio del turno nel finale con il gol sbagliato da Kallon che fece nascere il futuro roseo dei cugini guidati da Ancelotti. Dettagli nel calcio, ma che scrivono pagine di storia. Storia in cui l'Hombre Vertical ha deciso di entrare dal lato sbagliato.

Quell'Inter però fu l'ultimo capitolo di alto livello nella carriera dell'argentino, dall'esonero di Brescia nell'ottobre del 2003 in poi ha collezionato solo disastri o quasi, dentro e fuori dal campo. Un declino che lo ha riportato ad allenare piccole squadre alla ricerca della nuova grande impresa, ma senza riuscirci tra Maiorca, Betis e Parma, fino al Racing Santander o alle esperienze in Turchia e in Arabia Saudita. Tutte terminate con esonero o dimissioni senza tornare a calcare quei palcoscenici che a inizio millennio sembravano destinati per lui, almeno fino alla finale.

Insuccessi che lo hanno portato ad esplorare mondi diversi, vie losche, sbagliate e pericolose, accelerando esponenzialmente un declino tecnico che la federazione egiziana ha provato ad invertire con alterni successi. Cuper era finito nelle mani della Camorra, indagato dall'antimafia di Napoli per un giro di partite truccate e truffe, riciclaggio e accusato di aver incassato soldi sporchi del clan in cambio di soffiate fasulle su partite spagnole e argentine. Ricatti, minacce e quant'altro nel capitolo più buio della vita dell'Hombre Vertical, illuminato nel 2015 da una chiamata dell'Egitto. La salvezza, forse.

Alla guida dei "Faraoni" l'argentino è tornato a fare la differenza, più che in altre occasioni almeno, riportandoli a un Mondiale 28 anni dopo Italia '90, ma anche perdendo la solita finale, questa volta in Coppa d'Africa contro il Camerun. Poi Russia 2018 finito ancora prima di iniziare con l'infortunio di Salah nella finale di Champions a rovinargli i piani come e più del gol di Gimenez all'esordio arrivato in pieno recupero. Dettagli, ricordate? Decisivi e mai una volta a favore di Cuper. Mai.

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