Mondiali, il declino del mito del possesso palla

Dalla Spagna all'Argentina, passando per Portogallo e Germania: quando tenere il pallone non basta

Mondiali, il declino del mito del possesso palla

Cominciamo con il dire che il "tiki taka", inteso come termine, ci usciva dalle orecchie. Tre passaggi ed era tiki taka. Un po' di melina, per dirla all'antica, e sotto con il tiki taka. Circolazione di palla orizzontale o all'indietro e rieccolo: tiki taka. Che noia si può dire? Poco importa, ma importa, invece, e tanto, che il tiki taka abbia celebrato ieri, con l'eliminazione della Spagna, il suo funerale. Addio. Anzi, adios. E che non se ne parli più. Partiamo dai fatti, i dati sul possesso palla sapientemente riportati dal collega del Sole 24 Ore Giovanni Capuano:

Spagna 75% vs Russia ELIMINATA
Portogallo 61% vs Uruguay ELIMINATA
Argentina 59% vs Francia ELIMINATA
Croazia 54% vs Danimarca QUALIFICATA (rigori)

Germania 70% vs Corea del Sud SCONFITTA
Germania 60% vs Messico SCONFITTA
Argentina 72% vs Islanda PAREGGIO
Portogallo 68% vs Iran PAREGGIO

Se questa non è la definitiva sconfitta del palleggio (infruttuoso) non sappiamo davvero in quale altro modo chiamarla. Aggiungiamo: il Napoli di Sarri ha tenuto, per tutto il campionato, una media di possesso palla che si aggirava attorno al 65%. Risultato: secondo posto dietro la Juve ed eliminazione prima dalla Champions e poi dall'Europa League.

Lo stesso, con risultati alterni (successo in campionato, ma niente Champions), lo hanno fatto il Barcellona e il Bayern Monaco, due squadre in evidente declino in confronto ai fasti del recentissimo passato. Fa leggermente eccezione - ma non del tutto, anche lui niente Champions - il City di Guardiola, che resta un passo avanti a tutti e che continua a proporre un gioco che anticipa i tempi (forse) di quattro-cinque anni. Ma per il City, passato dalla circolazione di palla orizzontale a un calcio in realtà molto verticale, servirebbe un discorso a parte.

Di certo per capire il tiki taka (no, rieccolo...) bisogna fare un salto indietro di trent'anni abbondanti. In principio, infatti, fu Liedholm, il cui assunto calcistico era chiarissimo: fino a quando abbiamo noi il pallone, gli avversari non possono farci gol. Verissimo. E anche inattaccabile, salvo, appunto, quando il pallone, per qualche motivo, finiva all'avversario. In questo il primo Guardiola è stato straordinariamente anticipatore: pressing coordinato a partire dagli attaccanti, con tanto di marcature preventive, e recupero palla immediato. Il che, per anni, e unito alla qualità individuale del suo Barcellona oltre che a quella singola di Messi (un mostro) ha fatto dei blaugrana una squadra praticamente imbattibile.

Solo che, appunto, il tiki taka originale poteva contare su Messi, che risolveva i problemi quando il possesso palla non bastava, e su giocatori unici come Xavi e Iniesta, perno poi delle fortune della Spagna. L'equivoco, in fondo, è tutto qui: il tiki taka ha senza dubbio segnato un'epoca, ma è stata anche un'epoca di fuoriclasse fuori dai quali l'imitazione non era possibile. O quasi. Il Bayern, come anche la Germania campione del Mondo, hanno fatto qualcosa di simile. E anche Sarri con il Napoli, oggi (anzi ieri, visto l'addio del tecnico agli azzurri), ha in qualche modo solcato lo stesso terreno ideologico. Ragnatela fitta di passaggi, pressing fin che ce n'è, verticalizzazione improvvisa a sfruttare gli inserimenti dei centrocampisti. Ha funzionato spesso, non funziona sempre. E quando non funziona non se ne esce, il risultato è quello mostrato dal collega Capuano: gran possesso palla, ma eliminazione. Bye Bye.

Però è vero, ci ha anche annoiato (talvolta), la parola ci è uscita dalle orecchie, ma quanto ci ha fatto godere. E quante volte abbiamo sperato di farlo noi, con le nostre squadre, i nostri allenatori? Non è un caso che tanti, juventini esclusi, si siano sentiti quest'anno un po' tifosi del Napoli no? La grande bellezza, è sempre lì che si finisce. Salvo poi ricordarci è il calcio è un pozzo senza fondo in cui si mescolano migliaia di elementi: la forma fisica, la prestanza, la tenacia, il senso tattico, il dribbling, la giocata, l'invenzione, un pizzico di follia, l'attenzione, la fortuna. Anche la fortuna. Quindi è stato bello, ma basta così. E addio. Cioè, adios.

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