Mondiali 2018, tifoso di giornata: Croazia, in nome del "Jugo Bonito"

Modric e compagni di fronte alla Russia e alla storia: sto con loro ricordando un'altra grande Nazionale

di ANDREA SARONNI (@Andysaro)
Mondiali 2018, tifoso di giornata: Croazia, in nome del "Jugo Bonito"

La vita è fatta di occasioni, e figurati se non lo sappiamo noi occasionali per forza di questo Mondiale. La Croazia, però, ne ha una davanti davvero grossa grossa grossa, come diceva quel tale. Ha l'occasione di cogliere un risultato grande con il passaggio alle semifinali, con l'eliminazione della Russia. E uno enorme, epocale con l’accesso in finale e il sollevamento di quel grezzo e magnifico pestacarne in oro che è la Coppa del Mondo Fifa. Le possibilità sul campo, visto cosa sta succedendo, quale sia rimasta la compagnia di giro che va a giocarsi il successo, ci sono eccome. A cominciare da oggi, quando si paleserà davanti una Nazionale che finora non ha fatto pesare il suo status di “host" del torneo nelle modalità che ricordiamo avere visto applicate tante, ma tante volte in un Mondiale.

Piuttosto, la Russia ha mostrato contro la Spagna solidità, grande spirito di sacrificio, fisicità, doti sfoderate anche dalla Danimarca che al giro precedente ha fatto dannare i dreamers croati. Che alla fine, ai benedetti-maledetti rigori, però, ce l'hanno fatta. E ora sono lì, sul pianerottolo dell’ascensore. Proprio l'errore dal dischetto al 120' riscattato poi dalla gelida esecuzione gelida nella serie finale del giocatore simbolo, Luka Modric, fa capire quanto questa squadra abbia forse – il forse ci sta sempre, nel calcio – lasciato nel baule in solaio la fragilità, l'incompiutezza legata al tanto, tantissimo genio dei predecessori croati e soprattutto jugoslavi.

Ne abbiamo già parlato tifando per il capitano a scacchi (inciso: ma quanto è bella la loro maglia?), sarebbe così bello vedere una Croazia campione del Mondo come traguardo finalmente tagliato, come riconoscimento a tutta una scuola fondamentale per l'intero calcio europeo. È vero, la Jugoslavia era un altro tipo di animale, un ibrido, andrebbero fatti discorsi che inevitabilmente sforano nella politica e nella storia. Ma in quella Nazionale fortissima a più riprese dagli anni ’50 in poi, quanti croati super, da Bobek e Vukas – centrocampisti talentuosi e moderni – ad attaccanti come Ćajkovski, Skoblar, Jerkovic capocannoniere a Cile 1962 (quando gli slavi giunsero in semifinale), o ancora a Surjak, Zoran e Zlatko Vujovic, Gudelj che noi ragazzini del Nord Italia sbirciavamo su Tele Capodistria (a cui siamo pure stra-grati, come alla Tv della Svizzera Italiana) che diffondeva le partite della galassia slava e specie quelle dell’amato Hajduk Split, Spalato, con tutti quei tipi in campo capaci di fare cose belle col pallone.

Calciatori di qualità, che più volte in compagnia di serbi, bosniaci e qualche sporadico montenegrino, hanno fatto neri i nostri prodi Azzurri e non solo. È agli atti che la Jugoslavia veniva soprannominata “il Brasile d'Europa", e che il marchio venne registrato nientemeno che con l’autorizzazione di Sua Maesta O Rey Pelé, che considerava la Jugoslavia e il suo contemporaneo Dragan Dzaijc gli unici europei alla sua altezza tecnica.

“Jugo bonito", avrebbero potuto dire i brasileiros. Andate a vedere quale squadra, per celebrare il suo ritiro dalla Seleçao nel 1971, fu invitata al Maracanà. Oggi, 7 luglio 2018, la Croazia che prova ad andare incontro alla storia è tutto meno che il Brasile d'Europa, e visto come stanno combinati i decaduti sovrani del football, è automatico aggiungere un “e meno morale". È invece un gruppo di altissimo livello che con tre grandi partite può finalmente mettere un punto a un'intera, affascinante, complicata, grande storia calcistica, in nome del loro Paese e paradossalmente di altri che tiferanno ferocemente contro. Troppe ferite ancora fresche, e in ogni caso probabilmente insanabili. Se può bastare, ma suppongo di no, io tifo per voi, Croazia. Solo per oggi, come sempre.

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