Mondiali 2018 - Tifoso di giornata: Nigeria e Islanda, mi godo il derby

Il Mondiale mette faccia a faccia due Paesi che più diversi non si può: un perfetto esempio per una Coppa ormai globalizzata

di ANDREA SARONNI (@Andysaro)
Mondiali 2018 - Tifoso di giornata: Nigeria e Islanda, mi godo il derby

Scornato a più non posso sia che tifi a favore, contro, per una squadra o per un giocatore, non mi resta che tifare per una partita: lì, salvo eventi davvero impronosticabili, non dovrei spegnere la televisione con il retrogusto del sapore che mi ha lasciato in bocca la mia cara Nazionale. Oggi allora supporto il derby, e che derby: il derby degli opposti, quello che si gioca alle 17 tra Nigeria e Islanda. Le due nazioni forse più distanti – non chilometricamente parlando – di questo Mondiale: il secondo Paese più popoloso rappresentato a Russia 2018 (solo il Brasile ha più abitanti dell Nigeria) contro quello meno popoloso, il calcio istintivo e naturalmente portato ad offendere dei nigeriani contro quello prudente, iperpragmatico degli isolani, il posto più freddo contro quello più caldo, il contrasto fortissimo delle pelli e dei capelli, una presenza ormai abituale nella Coppa contro gli esordienti alla kermesse planetaria.

Guardare Nigeria-Islanda sarà come assistere a un remake del ‘Gemelli’ cinematografico, quello con Arnold Schwarzenegger e Danny De Vito. Solo che per qualcuno potrebbe non esserci il lieto fine: soprattutto per l’Argentina, che dopo gli indegni sfaceli di ieri sera meriterebbe di andare a casa, meriterebbe una sorta di biscottone che, visti i protagonisti, potrebbe essere una sorta di Ringo. Il pareggio, infatti, manterrebbe aperta la porta del passaggio del turno a entrambe.

Certo, è palese che l'Islanda ha in mano un clamoroso match-ball: vincesse oggi – magari con un paio di gol di scarto –, contro la Croazia all’ultima potrebbe andare bene anche una sconfitta di misura per strappare il lasciapassare per gli ottavi. Sarebbe la seconda qualificazione al dentro o fuori su due dopo gli Europei 2016 e a questo punto non sarebbe iperbolico trattare in futuro questa storia come una saga di pallone di quelle grandi, di quelle che tramandi a figli e nipoti. Lo so, viene ricordato a ogni pié sospinto: ma riuscire a cavare fuori tutto questo da 350mila persone è qualcosa di incredibile, la dimostrazione – al di là della congiunzione astrale che ti porta quelli buoni nello stesso momento – che con la programmazione, un progetto e (last but not least) voglia & volontà, nessun traguardo è irraggiungibile.

Ecco, magari la Coppa del Mondo sì, non esageriamo. Coppa che invece, qualche anno fa, più di un osservatore vedeva prima o poi nelle mani della Nigeria, massima rappresentante del football africano, del nuovo che avanza. Il ’94, per forza di cose, ce lo ricordiamo bene tutti: all' 85' con quella partita, al netto dei moccoli, diversi di noi avrebbero scommesso su Amunike, Finidi, Okocha e company in finale. E invece, “paf,” e sempre “paf" agli ottavi, superati anche da consorelle che lavorano su basi molto più limitate come Ghana e Senegal: stiamo parlando di 200 milioni di persone (ps: 550 volte più dell'Islanda), e di un movimento che ormai da 30 anni produce calciatori in direzione dell'Europa. Eppure. Un'insostenibile leggerezza nell'essere nigeriani, e soprattutto nel dare continuità a un lavoro ha impedito alle Super Aquile di osare appunto lassù, dove volano le aquile, e finisce che oggi si giocano l'ennesimo mondiale in un mare freddo e infido, dove benissimo si trovano i pesci del Circolo Polare.

Che partita, mettendo tutto insieme, forse uno dei migliori esempi di globalizzazione del calcio moderno, un match magari sognato da qualche papaverone della Fifa nel momento dell'allargamento del Mondiale a 32 squadre: ah no, è vero, avete ragione, l’hanno fatto per soldi. Godiamoci il “derby”, allora, e giochiamo noi a immaginare altri possibili sfide tra opposti delle prossime edizioni: le 32 diventeranno 48, venghino siori venghino, c'è posto per tutti. Persino per noi.

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