Mondiali 2018: le cinque cose che abbiamo imparato dai gironi

Dalla nuova moda cromatica a un regolamento ad hoc, fino ai nuovi ruoli dei cittì. Un Mondiale ricco di sorprese

di MAX CRISTINA
Mondiali 2018: le cinque cose che abbiamo imparato dai gironi

La musica è finita, la metà degli amici se n'è andata. Le quarantotto partite dei gironi del Mondiale in Russia sono in archivio e gli aeroporti si sono colorati di tifosi e nazionali, soprattutto la Germania - ricordiamolo, che male non fa - con le valigie in mano. Da Russia-Arabia Saudita al "ciapano" di Belgio-Inghilterra, ne sono passati di rigori e autogol da Sochi, inanellando record su record. Ma il bello è che anche nel 2018 nel calcio si può imparare qualcosa, a livello globale tra l'altro e non stiamo parlando solo di come si indica il Var. Il primo turno di Russia 2018 ci ha regalato prospettive differenti, lezioni di vita e nuove grandi verità che in pochi alla vigilia - sempre e comunque col sorriso sulle labbra -potevano immaginare. Ah che bello, il Mondiale: ecco cosa ci ha insegnato.

ESULTO ANCH'IO... NO TU NO

Paese che vai, usanza che trovi. Si dice così, ma il Mondiale è un qualcosa di grandioso che riunisce popoli che spesso nemmeno saprebbero localizzarsi sul mappamondo politico. Il calcio è storia di vita, unisce i popoli da generazione e la rassegna iridiata è la sua sublimazione. Chi non conosce il calcio e le sue 17 semplicissime regole? Semplice, i calciatori. Almeno così pare e per conferma chiedetelo a Portogallo, Inghilterra e gli splendidi giocatori di Panama. Fonte e Trippier non hanno potuto/voluto esultare coi compagni per evitare la ripresa del gioco immediata. Così facendo hanno indotto i centroamericani a provarci davvero, battendo la ripresa del gioco senza aspettare avversari e fischio dell'arbitro e regalando una scena che resterà nella storia dei mondiali di calcio. Il bello è che tutto nato per una regola inventata. Meraviglia, seconda sola alla pallonata in faccia che si è dato Batshuayi con l'aiuto del palo dopo il vantaggio del Belgio con l'Inghilterra. Lui forse avrebbe dovuto evitare davvero di esultare.

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FAIR PLAY: LA CORAZZATA POTEMKIN 2.0

Un'altra cosa che i gironi del Mondiale ci hanno insegnato è che il Fair Play è quanto di più inutile si possa immaginare, soprattutto se applicato come deciso dalla Fifa. Il Senegal - ahi loro - è stato eliminato per via dell'ormai celebre "coefficiente Fair Play" che - a parità di tutti gli altri parametri - ha punito i giocatori africani per i due cartellini gialli in più del Giappone. Un boomerang clamoroso che ha permesso ai nipponici, abili calcolatori e propensi a rischiari l'harakiri anche sportivo, di non giocare l'ultimo quarto d'ora contro la Polonia nonostante la sconfitta, per evitare ammonizioni pericolose ed emozioni forti. Il tutto con la straordinaria partecipazione di Lewandowski e compagni, di cui uno - Grosicki - è anche svenuto nel finale per permettere un cambio dopo 15 minuti di tiki-taka giapponese che Guardiola spostati. Chiaro esempio di fair play, certo. In pratica sono più gravi due ammonizioni che un bel biscottone cucinato in campo e in maniera nemmeno troppo nascosta. Il coefficiente Fair Play da quelle parti pare che si traduca con "corazzata Potemkin" di fantozziana memoria, ma controlleremo bene la pronuncia.

DOVE SONO I CITTI'?

La realtà, in fondo, è che non c'è niente di più bello che giocare un Mondiale di calcio. Giocarlo eh, perché sulla panchina e in panchina si sta decisamente più scomodi. Non esistono più i ct di una volta, belli comodi e chiamati a dare conto coi risultati di quattro anni spesi a viaggiare e a guardare partite. Russia 2018 ci ha messo in mostra altro. Il cittì oggi può fare il giocatore-allenatore, che sia il fantasista o il portiere, ma di sicuro si veste male e non ha tregua. Insicuro come Sampaoli, che prima di fare un cambio chiede a Messi e invece per cambiare look aspetta gli insulti dei social; o portiere come il ct della Tunisia Maaloul che con due estremi difensori ko ha indossato i guanti e tanti saluti a tutti. Poi c'è Loew che non perde occasione per curare la propria igiene in mondovisione. Tutti comunque meglio di Lopetegui, esonerato a due giorni dall'esordio mondiale. Ah che vita grama.

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LASCIATE A CASA GLI ANIMALI

Aquile, Super Aquile, leoni, leoncini. Mancavano il "pinguino per amici" che alla fine non è mai arrivato e i due leocorni, che hanno sbagliato Novgorod come i due tifosi argentini, poi c'erano tutti. Diciamo che presentarsi in Russia con un animale al seguito non ha portato molta fortuna, anzi. I leoni del Marocco e quelli del Senegal sono saliti velocemente sulla stessa arca che li ha riportati in patria, accoppiati come le "aquile di Cartagine" e quelle in versione super della Nigeria. Del resto qualche presagio di sventura era arrivato bello chiaro alla vigilia proprio ai nigeriani ai quali hanno negato l'accesso allo stadio ai polli biancoverdi portafortuna. Basta così? Nemmeno per sogno, guardate il putiferio scatenato dalle aquile di Shaqiri, Xhaka e Lichtsteiner... Si salva Kane dai, ma insomma, lasciate perdere.

IL CALCIO BALILLA DEVE AGGIORNARSI

IL CALCIO BALILLA DEVE AGGIORNARSI

Il Mondiale in Russia ha fatto le fortune dei rivenditori dei televisori di nuova generazione, ma in molti si sono sicuramente sbagliati. Gli schermi piatti non hanno smesso di colpo di funzionare, solo che le nazionali hanno deciso di sfidarsi utilizzando in pratica solo due colori. Una ricerca statistica commissionata da chissà chi, utile a determinare se è più facile vincere a un Mondiale vestiti di bianco o di rosso. Abbiamo visto il 39,5% delle sfide (19 su 48) con lo stesso effetto ottico, con il tilt chiamato subito nel girone B dopo Spagna, Portogallo, Iran e Marocco hanno regalato sei partite cromaticamente identiche. L'atto eroico in tal senso va regalato a Danimarca-Francia nel Gruppo C e a Corea del Sud-Messico nel F. Avendo a disposizione magliette in magazzino hanno voluto dare una mano alla ricerca sfidando in bianchi vs rossi. Del resto il verde del Messico e il blu della Francia avrebbero creato evidenti problemi, no? Una consiglio a tutti i produttori di calcio-balilla: rossi contro blu non è al passo coi tempi...

Mondiali 2018: le cinque cose che abbiamo imparato dai gironi

Insomma, la metà del Mondiale in Russia se n'è andato ma rimarrà nei nostri cuori come tutte le altre edizioni. Un po' perché ci ha fatto divertire, un po' perché ci ha fatto diventare matti. Ma questo è il bello e l'appassionante storia di Son Heung Min, la stella del Tottenham che rischia di tornare in patria da eroe - ma anche e soprattutto da soldato - è l'aspetto meraviglioso di un qualcosa che si ripete solo ogni quattro anni, sempre se non siete allenati da Ventura. Si scherza ovviamente, anche se il cuore azzurro sanguina ancora. Una ferita aperta che stiamo cicatrizzando godendo del primo mondiale totalmente in chiaro della storia che ci ha insegnato un'ulteriore cosa: si può vedere partite in ogni modo ormai, in tv, sullo smartphone, sul nostro sito, al lavoro o in metropolitana. L'importante è non dimenticare la password del wifi e dell'accesso alle app; facile, quella la trovate sempre sopra il numero 3 della Polonia: Jedrzejczyk... tutto minuscolo.

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