Mondiali 2018: Francia, il tesoro della next generation

Giovani e di talento: dimenticata la delusione di Euro 2016 ora i Bleus sognano di aprire un ciclo

Mondiali 2018: Francia, il tesoro della next generation

La Francia campione del Mondo a Russia 2018 non è probabilmente la Nazionale che ha fatto vedere il miglior calcio (Belgio e la stessa Croazia sconfitta in finale hanno motivi validi per reclamare diritti) ma è una squadra con caratteristiche precise: mentalità, solidità e soprattutto la gioventù e il talento assoluto di alcuni uomini-chiave. E con qualche piccola variazione tattica la delusione dell'Europeo 2016 è stata dimenticata e "vendicata" dal trionfo di Mosca. Con il sogno, ora, di aprire un ciclo. 

Deschamps è alla guida dei Bleus dal 2012 e da allora ha collezionato un quarto di finale al Mondiale 2014 (con l'eliminazione subita dalla Germania) e un amarissimo secondo posto nell'Europeo casalingo del 2016 che ha visto salire sul trono Cristiano Ronaldo rovinando una festa già pronta. Il lavoro, anche e soprattutto mentale del ct, ha portato il gruppo a lasciarsi alle spalle quella delusione, fino alla più grande delle rivincite. La Francia versione 2018 si è innanzitutto concessa il lusso di non portare in Russia gente come Martial, Lacazette, Benzema e Rabiot a dimostrazione del ricchissimo materiale che ha a disposizione ma anche a testimoniare il carattere di Deschamps, uno che ci ha messo la faccia, non ha avuto paura di fare scelte sorprendenti e soprattutto non si è lasciato intimorire neanche per un secondo dalle voci che alla vigilia del Mondiale mettevano già Zidane, fresco di addio al Real Madrid, sulla sua panchina. 

Rispetto all'Europeo svanito contro il Portogallo, il ct non ha modificato il modulo, rimasto il 4-2-3-1 ma la posizione di alcuni uomini decisivi. Per questioni anagrafiche sono cambiati i terzini (non più Sagna ed Evra ma Hernandez e il sorprendente Pavard, entrambi 22enni, capaci di offire spinta e soluzioni costanti) anche se la vera rivoluzione è arrivata a centrocampo. Due anni fa la coppia di mediani era composta da Pogba e Matuidi: in questo Mondiale al fianco del giocatore dello United a fare da schermo davanti alla difesa è stato piazzato Kanté creando così una coppia formidabile nello sradicare palloni agli avversari ma anche abile nel palleggio e nel far ripartire velocemente l'azione. Matuidi è stato spostato a fare l'esterno di sinistra nella linea completata da Griezmann e Mbappé alle spalle di Giroud. Et voilà: la Francia ha guadagnato velocità, imprevedibilità e freschezza. Soprattutto grazie a quel talento 19enne che in Russia si è fatto il regalo di eguagliare Pelé come giocatore più giovane a fare doppietta e a segnare in finale: Kylian Mbappé, il vero simbolo della next generation francese. Vincere un Mondiale da protagonista assoluto alla sua età non è cosa comune e comuni non lo sono nemmeno le sue doti, un concentrato di velocità e tecnica tali da suscitare paragoni lusinghieri ma anche pericolosi. Spesso imprendibile e immarcabile, è il calssico giocatore che spacca da solo le partite come successo, ad esempio, contro l'Argentina. Il giovanissimo Mbappé è, tra l'altro, in ottima compagnia visto che altre colonne come Varane e Umtiti hanno 25 e 24 anni, Pogba ne ha 25, Kanté 27 così come Griezmann. La meglio gioventù di Francia che unisce alla freschezza dell'età l'altissima esperienza data dal giocare in club che fanno parte della nobiltà europea (Real Madrid, Barcellona, Chelsea, Psg, Atletico Madrid e Manchester United, tanto per dire). La meglio gioventù di Francia che si è presa la rivincita e ora sogna di aprire un ciclo. 

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