Diego è strano, Salah è triste, gli svedesi ci regalano un briciolo di... felicità. La Germania? No comment

Le dieci cose, belle e brutte, di un Mondiale che ha percorso la prima metà dell'avventura

Diego è strano, Salah è triste, gli svedesi ci regalano un briciolo di... felicità. La Germania? No comment

Mondiale, la fase-uno è già nell'album dei ricordi. Piacevoli e anche no. Ma lo sfondo è fatto di bei colori: Russia 2018, in tal senso, ha assai poco della Russia fredda e grigia com'è (era) la sua immagine. Si è capovolto un mondo e il modo di immaginarlo e di vederlo, all'inseguimento del Pallone che ha dato i suoi primi verdetti, ha scritto le sue prime storie, belle o meno belle che siano. Proviamo a ricordarle, alternando il Bene e il Male, senza esagerare.

LEO E DIEGO, LE DUE FACCE ALBICELESTE

Il bello dell'Argentina. Sul filo dell'abisso, è spuntato Lionel Messi. Ha dipinto un capolavoro, nel pochi secondi di gioia che si è (e ha) regalato nelle tre gare a gironi. E' accaduto nell'ultima sfida, decisiva, contro la Nigeria. Lancio di Banega da metà campo, corsa frenetica della Pulce, stop di coscia sinistra, collo del piede sinistro ad accompagnare poi il pallone sempre in corsa, l'avversario (attonito) al suo fianco, controllo e missile in diagonale di destro, a tagliare l'area piccola per il gol alla Nigeria. Tutto a velocità da spinter. Tutto qui il suo Mondiale, ma quel "dipinto" vale il più bel gol del torneo. E' apparso semplice perché l'ha fatto lui. Un genio. Il resto, Messi e la sua Argentina se lo sono conquistato col sudore freddo correndo sul filo di quell'abisso. Al momento sventato.
Il brutto degli argentini. Con tutto il rispetto che si deve al genio assoluto del Pallone che fu: Diego Armando Maradona. Ha appena detto: "Non sono morto. Sono vivo. Basta con queste menzogne". Che si possa arrivare a tanto, alle fake news sul presunto decesso del Mito, lo si deve comunque a lui. Colpa sua quelle smorfie in tribuna, per Argentina-Nigeria. Il bacio alla maglia, le smanie pro-Messi, l'agitazione, gli occhi spiritati, le smorfie, il crollo sulla sedia, gli occhi chiusi, sta male?, poi il doppio dito medio al gol della vittoria. Gli eccessi di Diego Armando fanno parte del colore. E anche del calore argentino. E' così da vent'anni e anche più. A volte divertente, a volte insolente, sovente fuori spartito. Gli argentini lo adorano.

L'URAGANO SOVRASTA LA TRISTEZZA DI MOMO

Il bello degli inglesi. Harry Kane. Che a leggerlo di un fiato, diventa Hurricane, l'uragano. Ha solo 24 anni, ne dimostra 4-5 di più e si è permesso di oscurare Cristiano Pallone d'oro in zona-gol. Per gli inglesi è un delirio di speranza, che il loro Mondiale non finisca come i troppi finiti male (a parte il 1966). Kane è un bell'esempio di un campione che mantiene premesse e promesse. Miglior bomber della Premier 2016 e 2017, eccolo in Russia recitare la parte che gli compete: l'uragano.
Il brutto di un... inglese: l'egiziano Mohamed Momo Salah. Lui e l'Egitto, che delusione. Ma è una colpa che viene da lontano, dalla finale di Champions Real Madrid-Liverpool e quella botta alla spalla che ha tolto Salah dalla finale e, in fondo, anche dal Mondiale. Lui, il Messi delle Piramidi e il principe della Premier, costretto a fare da comparsa o quasi, appena guarito e, ovvio, lontano dalla forma dei suoi giorni migliori. Tre partite e tre sconfitte per l'Egitto che voleva far brillare la sua stella. E noi tutti ci credevamo davvero. Quanto dispiacere ha provocato tra i suoi connazionali? Immenso. Tanto che Abdel Rahim Mohamed, 65enne ex calciatore, ex tecnico e commentatore della tv egiziano, è morto per infarto al momento del gol della sconfitta contro l'Arabia prima di andare in diretta tv. Magari non è questa la causa: ma è accaduto in quel mentre...

IL SOGNO DI ALIREZA, L'INCUBO DI GALLARDO

Il bello del portiere iraniano. Alireza Beiranvand, 25 anni: ha parato un calcio di rigore, calciato da Ronaldo. Per capirci: prodezza sua, non errore di CR7. Succede che dal niente si diventa tanto. A volte troppo. La prodezza gli vale, perlomeno, il racconto della sua storia. Figlio di pastori, destinato a fare il mestiere del padre e con addosso la voglia di giocare a pallone, in attacco, a 17 anni scappa da casa (sulle montagne dell'Iran), va a vivere a Teheran e si arrangia: pizzaiolo, commesso, spazzino per guadagnarsi da vivere, e una squadra per farsi notare. Il Naft Teheran e un giorno si infortuna il portiere titolare, cambi non se ne possono fare, lui che fa l'attaccante dice: vado io. E' una folgorazione. Da quei pali non esce più, arriva un grande club, il Persepoli, soprattutto contano la sua ostinazione e la sua stoffa. Diventa il numero uno della Nazionale e si precipita al Mondiale facendo quel che ha fatto.
Il brutto del terzino messicano: giallo da record. Tocca a Jesus Gallardo, difensore del Messico, che ha stabilito il nuovo primato della storia dei Mondiali: il cartellino giallo più veloce di sempre, dopo soli 13 secondi (secondi) di gioco fra Messico e Svezia. Un braccio largo, finito sulla faccia di Toivonen, e l'ammonizione immediata da parte dell'arbitro Pitana, argentino. Il resto della partita, Gallardo è rimasto sulle sue onde evitare pasticci, dopo 65 minuti il suo ct ha provveduto a sostituirlo, fermo restando lo 0-3 che i messicani hanno patito e la qualificazione ottenuta grazie al clamoroso ko della Germania contro la Sud Corea. 

LA MEZZA FESTA COREANA E IL TERREMOTO TEDESCO

Il bello della Corea del Sud: due gol alla Germania. Nel 2002 aveva dato un dispiacere grande così a noialtri italiani, l'Italia del Trap sconfitta dai coreani, contributo decisivo dell'arbitro Byron Moreno. Nel 2018 ha puntato ancora più in alto: punendo la Germania campione del mondo. Col suo uomo-simbolo Son Heung-Min, 25 anni, in forza al Tottenham che dal pianto disperato dopo la sconfitta col Messico è balzato a uno stato di euforia dopo la rete del 2-0 alla Germania. Forse non ha risolto del tutto il problema del servizio militare da assolvere a partire dall'8 luglio, leva obbligatoria in Sud Corea, andrebbe a giocare nella squadra dell'Armata per un anno, a 100 euro al mese (al Tottenham guadagna 360mila sterline a settimana). Da qui, ovvio, il pianto a dirotto post-Messico e il sollievo post-Germania: ora comunque si torna a casa e si vedrà cosa conta di più -per i dirigenti coreani- fra Messico e Germania.
Il brutto della Germania. La peggior Nazionale di sempre, a sentire i tedeschi. Ma anche a non sentirli. Si è visto. Un Mondiale sottotraccia, spente le stelle di Neuer, Ozil, Muller, Khedira e Kroos, poco propensi a emergere i giovani, uno strano stato confusionale del ct Loew da 12 anni sulla panchina della Nazionale campione del mondo. La vergogna e quanto di peggio la stampa tedesca ha scritto e detto, compreso un "ce lo siamo meritato" dello stesso Loew. Sono spuntati i clan, la crisi di tanti campioni, un progetto di calcio nato nel 2000 dopo il tramonto della squadra campione del mondo '90, l'era di Matthaeus e Voeller. E ora al tramonto. Un percorso che per 18 anni ha regalato gioie e complimenti, l'estasi del 7-1 al Maracanazo e il titolo mondiale e che è svanita così. Con brutale rapidità.

LA SVEZIA CI CONSOLA, LA SVIZZERA CON L'AQUILA

Il bello della Svezia agli ottavi. Vero azzurri? La Svezia agli ottavi di finale del Mondiale era una bella idea. E' accaduto e ne siamo felici. Noi italiani, per capire, maltrattati a novembre da questi marcantoni capaci di giocare il loro calcio (un buon calcio): ci hanno negato il Mondiale, hanno sconfitto l'Egitto e il Messico e perso con la Germania per un gol (quasi) fuori tempo massimo e comunque dando l'idea di un gruppo contro il quale si può anche non vincere. Oppure perdere. Come ha perso, per un filo o per un niente, l'Italia di Ventura finita come sappiamo negli spareggi dello scorso autunno. Non che la Svezia di oggi ci possa consolare, questo no. Non può attenuare il rumore di quel che è stato. Però sappiamo un qualcosa che restituisce al nostro calcio qualche briciola, al di là del lavoro che attende Roberto Mancini e quel che sarà degli Azzurri.
Il brutto degli svizzeri, con l'Aquila. Un caso politico, fuori luogo: mal digerito dalla Fifa e anche dagli organizzatori russi. Quel gesto di Shaqiri e Xhaka dopo le due reti segnate contro la Serbia, loro originari del Kosovo (ex provincia serba), ora indipendente: la mani sul petto, a mimare l'aquila bicefala, simbolo della loro terra, con le rimostranze dei dirigenti serbi, immediate e l'inchiesta della Fifa conclusa con l'ammonizione a loro due e a Lichtsteiner, e una multa di 10mila franchi svizzeri per comportamento anti-sportivo, senza calcare la mano visto che per gesti "politici" si può andare incontro anche a due turni di squalifica. Mano leggera, per capirci, meglio contenere l'eco di quel gesto che stava facendo un po' troppo rumore.

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