Calciomercato e Mondiali, quando chi brilla nella Coppa diventa un flop di mercato

Golovin e Cheryshev sulla bocca di tutti. Ma occhio: in passato i vari Diouf, Kleberson e... Forlan hanno fallito dopo i Mondiali

di LUCIANO CREMONA
Calciomercato e Mondiali, quando chi brilla nella Coppa diventa un flop di mercato

È fatale. Guardi il Mondiale, scopri quel giocatore che magari avevi visto sì, ma distrattamente, è in realtà un prospetto, un'occasione, addirittura un campione e dici: ecco, è lui il nostro prossimo obiettivo. E capita, è capitato, capiterà, che quelle prestazioni viste per tre, quattro, cinque, massimo sette partite, non si ripeteranno mai più. Occhio, insomma, alle meteore mondiali, a quei giocatori che per un mese finiscono su tutte le prime pagine, in cima ai taccuini degli uomini di mercato, vengono acquistati e poi... e poi il flop.

È un avviso a tutti quelli che, da un giorno all'altro, si sono innamorati di Golovin - attenzione: la Juve lo segue da mesi, è reduce da un'ottima stagione, non è una meteora - o a tutti quegli altri che non vogliono altro che la propria squadra acquisti Cheryshev, che al Real non ha mai sfondato, che tra Valencia e Villarreal non ha mai dimostrato di essere un fenomeno, ma che dopo la stupenda doppietta contro l'Arabia è uno dei giocatori più desiderati e sognati dai tifosi di mezza Europa.

La meraviglia del Mondiale è anche questa: il russo Oleg Salenko nel 1994 segnò 5 gol in Russia-Camerun 6-1, chiuse il torneo da capocannoniere con sei reti. Il Valencia lo acquistò e la stagione successiva segnò in Liga appena una rete in più di quelle messe a segno a Usa '94.

Quello di Salenko è un caso limite, ma ci sono tanti altri nomi che hanno fatto sognare il tempo di un Mondiale, per poi trasformarsi in pacchi pagati cari - eh sì, perché grazie alla Coppa del Mondo i prezzi schizzano alle stelle. Il Mondiale 2002, in questo senso, fu uno de più ricchi di casi analoghi. Andiamo con ordine. Nel Brasile campione del Mondo era inamovibile Kleberson: aveva 23 anni, era un mediano e giocava nell'Atletico Paranaense. Impressionò per ordine e geometrie accanto a Gilberto Silva, si scatenò un'asta, lui rimase in Brasile una stagione per rimanere con la fidanzata. L'anno dopo fu acquistato dal Manchester United: "Arriva per essere l'erede di Veron". Una stagione anonima e via, il ritorno in Brasile.

Ma il 2002 fu soprattutto l'anno dell'exploit del Senegal e, su tutti, di quello che pareva un vero e proprio fenomeno: El Hadji Diouf. I suoi capelli ossigenati, il suo scatto e la sua tecnica, fecero innamorare il Liverpool, che ci investì 10 milioni di sterline. Due stagioni in Reds, 55 presenze in Premier e soli tre gol. Non si è mai ripetuto ai livelli del Mondiale: tra Bolton, Leeds, Sunderland, Blackburn e non solo non è mai andato in doppia cifra.

Diego Forlan ha incantanto il mondo nel 2010, trascinando l'Uruguay in semifinale. L'Inter se ne innamorò nel 2011, pensando che potesse ripetere le prestazioni del Sudafrica. Fu un buco nell'acqua. Anche nel 2014 i club europei si impuntarono su giocatori che fecero bene al Mondiale, per poi essere scottati: Ospina (Arsenal) non è mai stato all'altezza delle prestazioni di Brasile 2014, idem Ochoa, estremo difensore del Messico. O basti pensare all'attaccante dell'Ecuador Enner Valencia. Tutti fecero i complimenti al West Ham, che se lo aggiudicò. Otto reti in due stagioni e mezza, flop conclamato.

I tornei internazionali corti, d'altronde, sono così. Danno la possibilità di dare tutto in poco tempo, di avere un palcoscenico straordinario e di costruirsi un pezzo di carriera con un pugno di partite, ne bastano tre. L'Inter si convinse ad acquistare Joao Mario dopo l'Europeo del 2016, la Juve idem con Pjaca (frenato poi dagli infortuni). Ma come non ricordare la mania per i calciatori greci dopo l'Europeo del 2004, con i vari Seitaridis, Zagorakis e non solo in giro per l'Europa e l'Italia. Quindi attenti, osservatori. Non fatevi ingannare dalla vetrina Mondiale.

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