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Milan, Raiola: "Donnarumma minacciato di morte. Mirabelli? Si prenderà le sue responsabilità"

Il procuratore del portiere rossonero: "Mai stata una questione di soldi"

Milan, Raiola: "Donnarumma minacciato di morte. Mirabelli? Si prenderà le sue responsabilità"

Eccola, finalmente, la versione di Mino. Sul caso Donnarumma parla dunque Raiola, il procuratore del portiere rossonero protagonista della clamorosa rottura con il Milan. Parole, quelle dell'agente, destinate a far discutere: "Non è mai stata una questione di soldi, altrimenti avremmo trovato una soluzione" ha detto a Premium Sport. "Gigio è stato minacciato di non giocare e persino di morte. Mirabelli? Si prenderà le sue responsabilità".

IL TESTO DELL'INTERVISTA A PREMIUM SPORT

Questa l'intervista di Claudio Raimondi (Premium Sport) a Mino Raiola

Cosa c'è dietro la decisione di non rinnovare con il Milan?"
"Una situazione troppo ostile e violenta che si era creata e da cui non si poteva più uscire. Gigio è stato minacciato, la famiglia è stata minacciata: minacce di non giocare, di morte, striscioni mai tolti dalla società e un atteggiamento passivo nei suoi confronti. Non è mai stata una questione economica, se due parti vogliono trovare una soluzione, la soluzione si trova. Visto che loro erano in giro con il budget di un top player e il top player ce l'hanno in casa, io sicuramente avrei trovato un modo per soddisfare le parti, ma non siamo mai entrati in quei discorsi".

"Non si gestisce così un top player?"
"Secondo me no. Troppo esuberanti, i toni sbagliati, i rapporti non giusti".

"L'idea era quella di conoscere il progetto Milan più gradualmente e poi decidere?"
"Sì, ma comunque avevo già garantito alla società che non saremmo partiti a parametro zero, l'ho sempre detto e pensavo fosse sufficiente almeno per mettere tranquilla la parte patrimoniale della cosa, ma non è stato capito. Non era una questione di rubarsi il giocatore, ma forse ho sbagliato io, non sono stato molto convincente, non lo so. È stato gestito tutto male secondo me".

"Qualcuno si è fatto l'idea che dietro ci sia l'offerta di un grande club (Real, Psg, United, Juve)"

"Quelle c'erano già da quando Donnarumma aveva 16 anni e anche quando ne aveva 14, quindi se avesse voluto andar via sarebbe andato via quando non era il titolare del Milan. Noi non abbiamo nessun accordo con nessuna società, nessuna società ci spinge a fare certe cose. Il problema non è economico, è una questione di forma: non potevamo più accettare certe minacce, certe tensioni, lo stress psicologico, la passività della società nei confronti di Gigio".

"Parliamo allora di Mirabelli. Che ruolo ha avuto nella trattativa fallita?"

"Ma io parlo del Milan, poi sai Mirabelli è stato un esponente che ha condotto questa trattativa e quindi si prenderà le sue responsabilità".

"E se dovesse fare retromarcia, trovare altri toni, altre situazioni?"

"Oggi non voglio riaprire questi discorsi perché sarebbe riaprire un'altra volta il circo e non lo voglio fare. Io contro il Milan non ho niente, i rapporti con Fassone sono ottimi e se ci dobbiamo parlare ci parliamo, ma ormai loro hanno fatto la loro scelta. Si doveva decidere il 13 e noi abbiamo deciso".

"Ma adesso loro cercano un altro portiere..."
"Hanno il diritto di cercare anche altri sette portieri, non è mica un nostro problema".

"Ma c'è il rischio che Gigio perda un anno importante"
"Sì, è un rischio importante. Se sarà giudicato per le sue qualità di sicuro non perde l'anno, se invece ci sono altre situazioni che costringono l'allenatore a prendere certe decisioni allora forse lo perde. Per me è mobbing se minacci un giocatore di stare un anno in tribuna".

TAGS:
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