Milan: Ibra, la convivenza con Higuain e il sacrificio di Cutrone

Raiola e lo svedese si scambiano messaggi d'affetto con Leonardo: trattativa aperta, ma dove lo mette Gattuso?

di ALESSANDRO FRANCHETTI
Ibrahimovic, Ipp

Il problema non è quando o come, ma dove. Paradossale? Certamente. Partiamo dall'inizio: spunta la suggestione Ibrahimovic-Milan e, a giudicare dalle parole di Leonardo prima e Raiola poi, non siamo nell'ordine della follia da pre-mercato, ma semmai all'inizio di una salita che, per quanto dura, si può pure provare a scalare. In altre parole, e citando l'agente dello svedese, al momento possibilità prossime allo zero ma azioni che potrebbero via via rialzarsi fino al big bang. Quindi, tornando al paradosso, il problema (di Gattuso) potrebbe non essere quando o come, ma dove, dove piazzare Ibrahimovic in questo Milan. E chiariamo, problema che Rino non vedrebbe l'ora di avere.

Inutile dire che la questione è in parte caratteriale e in parte tattica. La prima, se le cose dovessero poi andare bene - leggi se i risultati dovessero essere positivi -, si risolverebbe da sè. Con qualche controindicazione: mai mettere due galli in un pollaio, Ibra appunto e Higuain, e soprattutto guai a "declassare" il Pipita che, insegnano passato e presente, cresce in maniera inversamente proporzionale a qualità e personalità dei compagni. Insomma, quando era re, come a Napoli ieri e al Milan oggi, gioca da leader e dà il meglio. Quando deve condividere la leadership con compagni dalla personalità debordante, come alla Juve, il suo rendimento cala leggermente e, in parte, si appiattisce. Quindi: senza Ibra c'è un Higuain che non necessariamente ci sarebbe con lo svedese.

D'altro canto è il conto da pagare all'ambizione di vincere. E con Ibra anche di incrementare il proprio bottino di gol. La storia, specie quella milanista, di Zlatan dice che al suo fianco si segna molto e per informazioni basterebbe una chiamata a Nocerino. Però, sia pure con il passare dell'età che lo porta ad abbassarsi, lo svedese occupa in campo lo stesso spazio vitale di Higuain. Con Cutrone il problema avrebbe potuto essere identico, ma Cutrone è Cutrone e ha un'età e un agonismo che lo portano naturalmente a sacrificarsi per il compagno aprendogli spazi. Ibra fa lo stesso? Ovviamente no. Però Ibra ti porta via un paio di uomini e lotta al tuo posto. Quindi: possono convivere Higuain e Ibrahimovic? Sì, forse sì, ma non è scontato.

La certezza è che il modulo non sarebbe quello attuale (4-3-3), perché né Ibrahimovic né Higuain possono o vogliono giocare larghi in un tridente. Quindi, sostanzialmente, un paio di possibilità. La prima: 4-2-3-1, con lo svedese sottopunta. Gattuso non ha mai giocato così, ma Ibra da quelle parti aiuterebbe notevolmente lo sviluppo dell'azione e permetterebbe al Pipita di correre meno per accorciare e allungare la squadra. L'alternativa è il 4-4-2. Qui siamo già ai lavori in corso e i risultati, anzi il risultato, è stato positivo. Contro l'Olympiacos il modulo ha funzionato e ha garantito al Milan maggior peso dentro l'area di rigore e tutto sommato anche una buona copertura degli spazi nella fase difensiva. Potrebbe essere la soluzione a un problema che non è un problema - dove mettere Ibrahimovic - e che si porta con sè solo una domanda: che fine farebbe Cutrone? Lui è giovane, ha qualità, margini di crescita e segna. Un investimento da non sperperare.

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