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Marco Rossi dalla Honved alla Slovacchia: "Lascio da vincente. In Ungheria tanti talenti da monitorare"

Il tecnico italiano ha riportato il titolo a Budapest dopo 24 anni

Marco Rossi dalla Honved alla Slovacchia: "Lascio da vincente. In Ungheria tanti talenti da monitorare"

Marco Rossi considera il paragone con Conte, Ancelotti e Carrera "un po' azzardato". Eppure come loro anche lui è un esempio della scuola italiana che vince in Europa. Di allenatori vincenti oltre-confine. Insomma, l'Ungheria per l'ex giocatore di Torino, Brescia e Sampdoria è come l'Inghilterra, la Germania e la Russia per i tre più illustri colleghi: sempre di titolo, di scudetto, si tratta. E nel caso di Rossi, oltretutto, di un trofeo che mancava alla sua Honved (la squadra che fu di Puskas) da 24 anni, dal lontano 1993, arrivato al termine di una stagione che nei piani doveva essere di assestamento.

E ora, da vincente, un'altra avventura si profila all'orizzonte, quasi sicuramente in Slovacchia. "Non ho rinnovato il contratto con la Honved perché ho considerato chiuso il mio ciclo lì, dopo questa vittoria. Ho preferito lasciare un buon ricordo in questo club prestigioso, ho offerte importanti dalla Slovacchia e probabilmente andrò lì", ha detto a "442" su sportmediaset.it.

Via da Budapest con la consapevolezza di aver compiuto una vera e propria impresa: "Abbiamo fatto un mezzo miracolo perché siamo riusciti a mettere dietro dei colossi economicamente molto più importanti di noi e questo è stato merito del grande lavoro di tutti. Sinceramente ho sempre creduto alla possibilità di fare un risultato straordinario, ma pensavo alla qualificazione europea, al terzo posto, non certo alla vittoria. Poi dopo la penultima gara, con la vittoria a Debrecen ho creduto che avremmo potuto farcela. L’Honved ha dato i natali a Puskas ma come palmares l’Honved è quarto in patria, non siamo la Juventus d’Ungheria e da molti anni il club non è più alla pari delle sue rivali perché abbiamo un budget molto ridotto".

Tra gli uomini a disposizione di Rossi anche Lanzafame, scuola Juve ed esperienza in A: "Dopo aver giocato qui nel 2013, è tornato definitivamente ad agosto e da quel momento sia la squadra che lui hanno avuto un cambio di marcia che ci ha permesso di fare questa impresa. Qualche giocatore della Serie che vorrei portare in Ungheria? Sicuramente molti potrebbero giocare qui anche se gli addetti ai lavori italiani commettono l’errore di pensare che basti portare giocatori mediocri, di categorie inferiori per fare la differenza nella Serie A ungherese. Per fare la differenza qui servono giocatori pronti, come lo è Lanzafame che ha avuto qualche problema in Italia perché giocava in Serie B e in squadre che non esaltavano le sue caratteristiche".

Intanto però è proprio l'Italia che secondo Rossi dovrebbe guardare all'Ungheria: "Ultimamente qualche giocatore si sta mettendo in mostra e non è un caso che il Bologna abbia acquistato Nagy che ha fatto un campionato positivo. Il Palermo ha preso Sallai e Balogh, che però non si sono messi in mostra anche per colpa della pessima stagione della squadra. Ma ci sono molti giovani interessanti, se si monitorasse in maniera più accurata questo campionato si potrebbero scovare altri talenti a cifre sicuramente meno alte di quelle che si sentono. Un esempio? Il nostro centravanti (Márton Eppel, 26 anni, capocannoniere del campionato con 16 reti, ndr) è un ottimo giocatore che potrebbe far molto bene anche in Serie A".

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