Miranda: "L'Inter ora è casa mia, non voglio andare via"

"Credo ancora nella possibilità di raggiungere un posto per la Champions, siamo sulla strada giusta"

Miranda, Foto LaPresse

Joao Miranda sposa il progetto Inter e promette di restare. "Per me è stato un anno positivo, mi piacciono le sfide - ha spiegato a GloboEsporte.com -. Se penso di lasciare l'Inter senza la Champions? No, ci sono molte speculazioni. L'Inter è casa mia. Non penso in questo momento a cambiare club". Poi proprio sulla corsa per andare in Champions: "Ci credo ancora. Questo è un gruppo forte e siamo sulla strada giusta".

"Sebbene sia passato in un campionato diverso sono riuscito a mantenere un livello molto alto, e per me questo è stato un bene - ha continuato -. L'Inter ha preso tanti nuovi giocatori ed è normale avere degli alti e bassi in un campionato". "Voglio far sì che l'Inter torni a essere il club che è sempre stato, un club che gioca la Champions e che lotta per titoli importanti - ha aggiunto il centrale -. Il mio pensiero è dare il mio meglio, far sì che l'Inter torni a giocare la Champions, se non accadrà stavolta sarà sicuramente per l'anno prossimo".

Poi sull'impatto col campionato italiano: "Qui è più difficile vincere una partita. In Spagna, quando giochi in una grande squadra sei sicuro di vincere la partita. Qui invece è più complicato, perché più italiani ci sono in una squadra più difficile è batterla. Gli italiani tatticamente sono molto obbedienti e ben organizzati". "Se Ronaldo e Messi riuscirebbero a segnare 40 gol qui in Italia? - ha proseguito Miranda -. Sono giocatori al di sopra della media, sicuramente farebbero molti gol in qualunque campionato. Ma qui in Italia non riuscirebbero a trovarsi facilmente sotto porta come in Spagna, perché tatticamente qui le squadre sono migliori".

Poi un confronto tra Simeone e Mancini: "L'Atletico è ben messo come allenatore e lo stesso l'Inter. Sono due tecnici diversi, Simeone è felice a Madrid e penso che vi rimarrà per molti anni. Simeone è uno che punta a tirare fuori il massimo dai suoi giocatori ogni giorno. Esige il massimo da ognuno dentro il campo e i giocatori toccano sempre i massimi livelli. Ha avuto un'esperienza qui in Italia e poiché gli italiani sono molti forti tatticamente, lui mi ha passato molto di ciò che ha imparato qui". "Se parliamo ancora? Molto poco, perché ho cercato di slegarmi un po' dall'Atletico - ha concluso -. Devo vivere l'Inter, l'Inter è casa mia, il mio club e devo dedicarmi al mio presente".

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