1954, i Panzer tedeschi abbattono la Grande Ungheria. Con tanti dubbi

Vince la Germania di Fritz Walter. Polemiche-doping mai chiuse (nemmeno oggi). L'Italia cade ancora e vorrebbe prende a calci l'arbitro Viana. l'imbattibile record dei gol segna l'esordio della tv

I Mondiali 1954 si giocano in Svizzera e la Germania è campione del Mondo. Ma la sorpresa è davvero... mondiale: in finale, i tedeschi contro la formidabile, imbattibile Ungheria di Puskas, Kocsis, Hidegkuti e "figlia" della mitica Honved non avrebbero chances di successo. Fra l'altro, il 20 giugno, girone eliminatorio, Ungheria-Germania era finita 8-3, oltre il limiti dell'umiliazione. Due settimane dopo, per la finale, cos'altro attendersi se non il trionfo magiaro? Invece no: fra incredulità, folle gioia (tedesca) e disperazione (ungherese), la Germania vince 3-2, rimontando dallo 0-2 iniziale. Il dopo sarà un ininterrotto cumulo di sospetti sul presunto doping della squadra campione. Mai dimostrato.

GLI OCCHI DI PUSKAS, PERSI NEL VUOTO
E' la fine della "squadra d'oro", così era quell'Ungheria: imbattuta dal 1950, capace di vincere -prima squadra al mondo- contro gli inglesi a Londra un anno prima del Mondiale e di travolgerli nella rivincita che l'Inghilterra aveva chiesto, così smarrendo la sua, indiscussa, supremazia. Una squadra di strabiliante forza offensiva, quell'Ungheria, sopraffatta dalla carica agonistica dei Panzer tedeschi e incapace, poi, di reagire a quella batosta. Raccontano di Ferenc Puskas che a fine partita s'aggirava per il campo, lo sguardo perso nel vuoto, quasi a chiedere, o pretendere, che quella partita no, non si era giocata, e si doveva ricominciare: è l'immagine di quella squadra che si avviava a un rapidissimo tramonto. La fine di quel breve ciclo è alle porte, nel '56 la Rivoluzione ungherese scioglie, di fatto, quella Nazionale. Molti di quei calciatori lasciano la Patria.

L'ETERNO POST-PARTITA E IL DOPING
Il "miracolo di Berna", l'etichetta della finalissima, diventa poi la caccia ai sospetti. Uno passa quasi inosservato: gli ungheresi hanno "venduto" la finalissima, le tensioni nazionali hanno preso il sopravvento, ma si tratta di messaggi che volano via, lasciando labili tracce.
Più di tutto e di tutti, pesa il sospetto-doping sul "rendimento anomalo" della Germania in finale, e quel  "morbo misterioso" che contagia molti dei calciatori tedeschi poche settimane dopo la finale. Si parla di itterizia, del ritrovamento -negli scarichi dei bagni- di misteriose fiale, i dirigenti chiariscono che si tratta di vitamine e glucosio. Da fonti ungheresi si moltiplicano dubbi, voci e "prove" mai provate. I dubbi restano, resteranno per sempre. Le prove no, appunto: mai emerse.
Sul conto tecnico-tattico-atletico si scrivono le cose legate al pallone e a quella finale "depurata" dai sospetti. Ovvero: la Germania crollata 3-8 contro i tedeschi nelle fasi preliminari era la Nazionale-B, e quel tonfo era servito al ct Herberger per studiare i punti... deboli avversari; la preparazione fisica dei tedeschi era scientifica, quella dei magiari lasciata un po' al caso; in quella finale, l'Ungheria era fuori condizione e il suo miglior talento, Puskas, non avrebbe dovuto giocare perché infortunato. Ma non poteva, non poteva non esserci. Se hanno perso i Migliori, che cosa dire? Anche quattro anni prima, l'Uruguay aveva sconfitto il super-favorito Brasile. Accadrà anche nei Mondiali che verranno.

MAI COSI' TANTI GOL IN... TELEVISIONE
Ungheria-Corea 9-0; Ungheria-Germania (farse eliminatoria) 8-3; Germania-Turchia 7-2; Turchia-Corea del Sud 7-0; Inghilterra-Belgio 4-4; Uruguay-Scozia 7-0; Austria-Svizzera 7-5. Mai si è segnato tanto in un Mondiale: né prima né, soprattutto, dopo. Una media di 5,38 gol a partita, alcune gare senza storia, differenze tecniche e atletiche eccessive, la qualità del calcio ungherese e una sorta di... casualità legata -ma questa è soltanto una suggestione- dall'avvento del mezzo televisivo, dunque all'idea/necessità di fare spettacolo. Svizzera-1954, infatti, segna un passaggio storico del gioco del calcio, col primo Mondiale trasmesso in tv (chi ce l'aveva), diventando così un fenomeno davvero di massa, destinato a ingigantirsi. Il primo Mondiale in Eurovisione. Quanti lo possedevano? In Italia, per fare un esempio, nel 1954 furono venduti 170mila televisori. Nei bar che lo possedevano, c'era ovviamente una ressa da... stadio.

L'ITALIA NEL PALLONE
L'Italia vive il suo secondo flop mondiale. Il dopoguerra è magro di risultati e caotico nel saper reggere il peso del passato da bi-campioni del Mondo. Azzurri out dopo il turno eliminatorio, sconfitti dalla Svizzera. Il ct è un saggio ungherese, Lajos Czeizler,  tecnico di buona fama, il cui principio di gioco si scontrava con la realtà di casa nostra. Mentre il campionato italiano varcava la soglia degli 0-0 e del catenaccio come miglior modo per procedere, lui, il ct, sosteneva l'opposto: "Vince chi gioca meglio, chi è più bravo a giocare". "Non capisce poco più di nulla", scriveva Gianni Brera, dividendosi l'Italia del Pallone fra difensivisti e offensivisti col vessillo di quel "calcio all'italiana" che ha conosciuto momenti di estasi e crisi, e in fondo non ci ha mai abbandonato. Ma all'epoca quello era il controsenso di una Nazionale allestita in antitesi con la tattica adottata dai club di Serie A, procurando incomprensioni e tensioni. Fatali.

L'ARBITRO VIANA? A CALCI NEL SEDERE
L'Italia, poi, si è dovuta pure misurare col diabolico ed eterno "fattore campo" andando a sbattere sulla Svizzera nel girone eliminatorio e poi nello spareggio e in quel cono d'ombra che da fattore-campo diventa fattore-arbitro. Segnatamente nel 2-1 della prima sfida, che se gli azzurri avessero pareggiato o vinto ci avrebbe promossi senza spareggio. L'arbitro, il brasiliano Viana, annullò due gol all'Italia. "Ci buttò fuori lui, più che gli svizzeri", reclamò Benito Lorenzi. "Un giorno, dopo otto anni, lo incrociai in Brasile. Avevo ancora la voglia di prenderlo a calci nel sedere", disse un altro di quegli azzurri. Pandolfini raccontò: "Non era facile scendere in campo sapendo che l'arbitro ti sarebbe stato ...ostile". Ieri e oggi, cos'è cambiato nella ...rabbia degli sconfitti?

FRITZ WALTER, TEDESCO NUMERO UNO
Capitano di quella Germania era Fritz Walter: aveva un carisma senza pari, classe come pochi e per la storia del calcio tedesco è stato il "capitano dei capitani", il più celebrato e votato miglior calciatore di sempre, davanti a gente come Beckenbauer, Seeler, Muller, Matthaeus, Netzer. Era leader e comprimario, campione a tutto campo. A lui è intitolato lo stadio del Kaiserslautern, la squadra della sua vita.

TAGS:
Mondiali versorussia 2018
Mondiale 1954

Invia un commento

Per poter inviare, rispondere o votare un commento, occorre essere registrati ed effettuare il login

Registrazione Login X

Invia commento

Ciao

Esci Disclaimer

I vostri messaggi

Regole per i commenti

I commenti in questa pagina vengono controllati

Ti invitiamo ad utilizzare un linguaggio rispettoso e non offensivo, anche per le critiche più aspre


In particolare, durante l'azione di monitoraggio, ci riserviamo il diritto di rimuovere i commenti che: 

- Non siano pertinenti ai temi trattati nel sito web e nel programma TV

- Abbiano contenuti volgari, osceni o violenti

- Siano intimidatori o diffamanti verso persone, altri utenti, istituzioni e religioni

- Più in generale violino i diritti di terzi

- Promuovano attività illegali

- Promuovano prodotti o servizi commerciali

X