Hamilton: vittima e colpevole

La squalifica, l'errore McLaren, la personalità che manca a Lewis

di Giorgio Terruzzi

 

Questo sbugiardamento delle deposizioni alla fine del GP Australia ha già prodotto una vittima, Dave Ryan, direttore sportivo McLaren. Fu lui, molto probabilmente, per mascherare un errore della squadra, a suggerire ad Hamilton di cacciare qualche balla pur di portare via il terzo posto a Trulli. Ryan rischia di perdere il posto ma è Hamilton a pagare il prezzo più alto sia sul fronte dell'immagine, sia sul fronte sportivo visto che arriverà quasi certamente una punizione severa da smaltire nelle prossime gare. Vedremo, perchè con questa Federazione non si può mai fare una previsione. Quindi Lewis, per molti versi può apparire come una vittima. Gli hanno detto "fai così" e lui ha obbedito. Sì, sì. Ma il guaio sta proprio in quell'atto di obbedienza. Un atteggiamento che svela una personalità scarsissima, una lungimiranza da miope e, soprattutto, una tendenza ad approfittare sempre e comunque pur di ottenere un vantaggio. Non è la prima volta che accade qualcosa del genere a proposito di Hamilton e la faccenda si fa stiucchevole visto che non stiamo più parlando di un ragazzino rampante ma del campione del mondo in carica. Di un uomo un po' deludente, alla fine, così come sono deludenti le sue dichiarazioni sempre formalissime, sempre pevedibili, sempre lontane dalla pancia, da un sentire autentico. Anche per questo, dirà qualcuno, è diventato quello che è, abbinando ad un talento eccezionale, doti tattico-politiche utili ad emergere. Così gira il mondo, spesso e purtroppo. Ma i vincenti non vengono misurati solo dai punti in classifica. E su questo piano Lewis è ancora nella retroguardia. Alla fine della fiera la differenza la fanno le persone più coraggiose e autentiche. In un ufficio, in una classe di liceo, in un ospedale e anche nello sport. Oh yes!

3 aprile 2009