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Formula 1: lo scontro Ferrari-Liberty è solo all'inizio

L'addio dal circus minacciato da Marchionne: ecco perché il Cavallino alza la voce

di LUCA BUDEL

Formula 1: lo scontro Ferrari-Liberty è solo all'inizio

Sergio Marchionne ha buttato la bomba domenica scorsa al Mugello, luogo scelto per celebrare le finali del challenge Ferrari, mentre di lì a poche ore, sulla pista di Austin, Hamilton avrebbe vinto il suo quarto titolo mondiale con la Mercedes. Il numero uno di Maranello ha detto abbastanza chiaramente che un cambiamento radicale delle regole e la richiesta di un abbattimento degli investimenti per favorire lo spettacolo in pista potrebbero costringere la Ferrari ad abbandonare la Formula 1.

Un messaggio, recepito a scoppio ritardato dalla stampa estera, rivolto agli americani di Liberty, che hanno preso il posto di Ecclestone al timone dello sport. Non è la prima volta che la Ferrari minaccia di uscire dalla Formula 1. Il primo a ventilare l’ipotesi fu il fondatore Enzo, che fece addirittura cortuire una macchina per correre in Formula Indy. Allora si era nel pieno dello scontro di potere tra i costruttori inglesi rappresentati da Ecclestone e il resto del mondo, che comprendeva anche la Ferrari. La vicenda si risolse con la firma del celebre Patto della Concordia, che rappresentò il primo passo verso la Formula 1 moderna, quella che ha reso Ecclestone miliardario e allo stesso tempo la disciplina popolare in tutto il mondo.

Anni più tardi fu Luca di Montezemolo a buttare lì la possibilità che il Cavallino scegliesse la 24 ore di Le Mans come sviluppo della sua attività sportiva, una minaccia sventata da Ecclestone con premi supplementari attribuiti alla Scuderia per la sua storia e per il suo prestigio. Oggi la situazione è assai più delicata, perché siamo alle prese con un conflitto che ha origine nell’approccio allo sport. Negli Stati Uniti le corse devono da sempre essere uno spettacolo. Quando il livello dello show tende a scendere arrivano bandiere gialle a rimettere tutti in fila e riaccendere così l’interesse del pubblico.

In Europa invece siamo abituati a prendere le corse molto sul serio. Le squadre investono centinaia di milioni di euro e diventa difficile accettare artifici per alimentare l’incertezza. Negli anni è anche maturata l’abitudine a cicli di dominio in Formula 1. Oggi è il momento della Mercedes, ma prima c’era la Red Bull e prima ancora la Ferrari con Schumacher. Uno scenario che annoia di brutto gli americani. Loro hanno speso miliardi per acquistare il giocattolo e ora vorrebbero modificarlo secondo i propri gusti. Il problema del gruppo Liberty sarà dover fare i conti con Marchionne e la Ferrari. Senza la griffe del Cavallino il giocattolo in questione avrebbe infatti un valore vicino allo zero. Siamo solo all’inizio della battaglia…

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