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Ferrari, quando la sconfitta fa male

Le domeniche da incubo per Maranello hanno più di un triste precedente dal 1997

di LUCA BUDEL

Ferrari, quando la sconfitta fa male

Occorre riflettere su un Mondiale ormai perduto? Certo. Servono processi sommari o caccia alle streghe? Sicuramente no. Già perché negli ultimi vent’anni, prima ancora dei 21 giorni da incubo vissuti tra Singapore e Giappone, passando per la Malesia, la Ferrari ha accumulato un buon numero di domeniche buone da classificare alla voce “INCUBO”. L’epoca Montezemolo verrà ricordata come quella del leggendario ciclo di Michael Schumacher. Ma ai momenti di gloria si alternarono mondiali buttati via per errori umani, di strategia e di affidabilità della macchina. Eventi inevitabili quando si lotta sempre e comunque con l’obiettivo di restare al vertice. Ecco quindi una breve cronistoria di quando e come la Ferrari ha perso il titolo mondiale.

1997
Il 26 ottobre Jerez De La Frontera è teatro dell’ultima esibizione. Passa alla storia il contatto al 47° giro alla curva Dry Sac tra Michael Schumacher – in vantaggio di un punto nel campionato – e Jacques Villeneuve. Una manovra disperata e controversa che regala il titolo la pilota canadese.
1998
Il 1° novembre la stagione si chiude a Suzuka. Schumacher – che parte dalla pole position – deve vincere e sperare che Hakkinen chiuda almeno dal terzo posto in poi. Dopo la prima partenza abortita, nella seconda Schumacher resta piantato sull’asfalto. I più parlano di un suo errore nella gestione della frizione, pare invece fosse andato in tilt un nuovo sistema progettato a Maranello. Schumi riparte dall’ultima posizione, rimonta, poi è costretto al ritiro per l’esplosione della gomma posteriore destra.
1999
E’ sempre l’asfalto di Suzuka a ospitare l’atto più amaro della stagione ferrarista. Senza l’incidente di Silverstone Schumacher avrebbe potuto vincere il titolo a mani basse, ma il dato di realtà purtroppo per Maranello è un altro. Davanti c’è Eddie Irvine, con quattro punti di vantaggio su Hakkinen. Ma il numero 2 di Schumi crolla nel finesettimana decisivo. A parte lo spessore del talento di Irvine, resta un alone di mistero sull’improvvisa involuzione tecnica della macchina nel momento decisivo del mondiale.
2006
La maledizione della Ferrari continua a Suzuka, anche se il Gran Premio del Giappone non è più l’atto finale del campionato. Schumacher è il lotta con Alonso e a Maranello decidono di rischiare montando l’ultima evoluzione del motore a 8 cilindri. Il propulsore esplode mentre Schumi era in testa. Alonso vince il suo secondo titolo mondiale.
2008
Nell’album dei ricordi restano gli ultimi 20 secondi del Gran Premio del Brasile, con Felipe Massa campione virtuale fino all’arrivo di Lewis Hamilton. Un breve viaggio dalla gioia al dramma. Ma la Ferrari il mondiale lo perse prima della gara di San Paolo. Il primo episodio risale al Gran Premio di Ungheria, quando – a 3 giri dalla bandiera a scacchi – esplode il motore del brasiliano. Il 28 settembre a Singapore – domenica resa celebre dall’incidente pilotato di Piquet jr – Massa riparte dai box con il bocchettone della benzina ancora attaccato, protagonista di una tragicomica sequenza lungo la corsia box.
2010
Sul circuito di Abu Dhabi la Ferrari commette un errore di strategia imperdonabile. Dai box impongono a Fernando Alonso la marcatura su Mark Webber, in testa al mondiale, dimenticando che l’osservato speciale sarebbe dovuto essere Vettel. Infatti ,quando ormai è buio, a far festa per il primo titolo mondiale è proprio Sebastian.

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