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F1 - Coraggioso, irresistibile e sfortunato: 37 anni senza Depailler

Il pilota francese si schiantò ad Hockenheim nel 1980

di STEFANO GATTI

F1 - Coraggioso, irresistibile e sfortunato: 37 anni senza Depailler

Chissà perché si celebrano gli avversari più diversi quasi solo quando la relativa cifra è tonda: dieci, venticinque, cinquant’anni, un secolo da questa o quella ricorrenza. Un buon motivo per fare eccezione è mandare qualche pensiero a Patrick Depailler, scomparso … trentasette anni fa, il 1° Agosto del 1980 ad Hockenheim.

Coraggio sterminato, sigaretta perennemente tra le labbra, il prototipo del pilota da Grand Prix degli anni Settanta. Irresistibile, Patrick, eppure antidivo. Raccolse sicuramente meno di quanto avrebbe meritato ma visse pienamente, fino in fondo. Avrebbe compiuto trentasei anni otto giorni dopo l’incidente fatale ma non andò mai oltre la temibile Ostkurve, quella tarda mattinata del 1° Agosto 1980, un venerdì.

Era in corso una sessione di test, l’Alfa Romeo numero 22 tirò dritto per cause mai del tutto chiarite (così si finisce per dire) e si schiantò contro le barriere, fermandosi rovesciata a a cavalcioni del guardrail. Alla Ostkurve, allora priva di chicane, si arriva ben oltre i duecentocinquanta all’ora: Depailler non ebbe scampo. Era andata diversamente (con molta fortuna) il 3 giugno dell’anno prima quando Patrick, in volo con il deltaplano in piena stagione agonistica (impensabile, al giorno d’oggi) si era schiantato contro la roccia del Puy de Dome.

Quell’incidente, oltre a costringerlo a mesi e mesi di riabilitazione, mandò in fumo la sua più grande occasione di vincere il titolo: dopo cinque anni alla Tyrrell, mettendo a punto tra l’altro la P34 a sei ruote e vincendo il Gran premio di Monaco del 1978, Depailler era passato alla Ligier. La JS11 era una wing car sopraffina. La scuderia francese aveva interpretato diligentemente i principi di aerodinamica introdotti un paio di anni prima dalla Lotus. Ed anche se, dentro il team, Jacques Laffite sembrava il più coccolato e la vera “punta” del team nella sfida alla Ferrari (poi persa), Patrick avrebbe comunque provato a dire la sua. Il 29 aprile vinse il Gran Premio di Spagna al Jarama, il suo secondo ed ultimo successo nel Mondiale. Poi, nel giro di un anno o poco più, l’accelerazione degli eventi: il deltaplano, le fratture, gli interventi, la riabilitazione, la rinascita con l’Alfa Romeo, una prima parte di campionato difficilissima (un ritiro dietro l’altro), l’incidente fatale ad Hockenheim dove dodici anni prima aveva già perso la vita Jim Clark.

Oggi la sezione di pista che comprendeva la Ostkurve non esiste più, la foresta ha ripreso il sopravvento e per raggiungere il luogo della tragedia di Depailler bisognerebbe lasciare l’asfalto proprio all’altezza del monumento che ricorda Clark, incamminarsi e farsi strada nel verde del sottobosco. Non sarebbe facile identificare con precisione il luogo in cui l’Alfa di Patrick terminò la sua corsa. Ma varrebbe la pena provarci.

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