La ricetta è sempre la stessa: soldi e spettacolo. Sul rilancio della Formula Uno, maltrattata da regolamenti confusi e spy story, Jean Todt ha le idee chiarissime: "Abbattimento dei costi, show migliorato e aumento del business". Perché lo spettacolo deve andare avanti. Chiara è anche la sua posizione nei confronti del Mondiale che sta per cominciare: "Non tiferò Schumi e non mi farò condizionare dalla Ferrari. La Fia non parteggia per nessuno".
Già, non parteggia per nessuno e, possibilmente, cercherà di fare il bene di tutti. Perché il problema, in fondo, è proprio quello. Riuscire a partorire la formula adatta a restituire la Formula Uno agli appassionati. Fatto sta che Jean Todt sembra pronto a prendersi sulle spalle il suo primo Mondiale da presidente Fia mettendosi, appunto, dietro le spalle il passato da ferrarista: "La Ferrari - racconta - mi ha dato tanto, ma avevo voglia di altre sfide. In ogni caso non condizionerà le mie scelte, perch? ora, sono un politico".
Il che, per chiarirci, dovrebbe costringere Todt alla neutralità. Anche se, dall'altra parte della barricata, quella dei piloti, c'è il suo amico Schumacher: "Non tiferò per lui - assicura - perché il capo della Fia non parteggia per nessun pilota".
Per Todt, che vuole "un commissario che avrà la responsabilità dell'intera Formula 1", la F1 "deve essere l'ambasciatrice dell'avanguardia", ma vanno anche ridotti i costi partendo da "un'aerodinamica uguale per tutti e fissa per l'intera stagione. Non si può - spiega - stravolgere la macchina a ogni circuito".
Quanto al caso Briatore, il presidente Fia definisce "inaccettabile l'ordine impartito a Piquet di andare a sbattere volontariamente". Ma "in appello potremmo ribaltare" il giudizio del Tribunale della Grandi Istanze perché "ci sono prove schiaccianti".
9 febbraio 2010