
L'asta andrà deserta. Perché i pezzi pregiati non si muovono: chi ha uno spagnolo se lo tiene stretto. Un po' come il mattone, i vincitori sono una garanzia. Ma in passato non era così.
Tra le mille voci di mercato in giro per l'Europa, non v'è traccia di Furie Rosse. I titolari di Aragones, probabilmente, resteranno dove sono: 250-300 milioni di capitale immobilizzato. Abramovich e gli altri continueranno a leccarsi i baffi. Niente di più.
Casillas e Sergio Ramos sono inchiodati al Real, Puyol, Iniesta e Xavi al Barcellona, Marchena, Silva e Villa al Valencia, Capdevila e Senna al Villarreal, Fabregas all'Arsenal, Torres al Liverpool. Il "Niño", in realtà, piace moltissimo al Chelsea. Ma è difficile che si muova.
Non andò così nel 2006: gli italiani campioni del mondo furono corteggiati da mezza Europa. E qualcuno, durante l'estate, cambiò maglia: Cannavaro al Real, Zambrotta al Barcellona, Grosso all'Inter. Sempre negli anni Duemila, un'altra grande nazionale fu presa d'assalto: il Brasile post Corea e Giappone. Ronaldo (dall'Inter al Real), Rivaldo (dal Barcellona al Milan) e Gilberto Silva (dall'Atletico Mineiro all'Arsenal) furono i nomi più bollenti di quella campagna acquisti.
I tempi cambiano: stavolta nessuna diaspora. Chi ha uno spagnolo doc, se lo tiene stretto. Per ora. Magari, dopo il Mondiale...
2 luglio 2008