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Roma, Spalletti: "Il secondo posto non è un fallimento, ma nemmeno un titolo"

Il tecnico giallorosso: "Il mio futuro dipenderà dai risultati che otterremo, la società vuole vincere"

foto lapresse

La vittoria contro il Sassuolo ha restituito il secondo posto alla Roma: "Se finiremo così non sarà un fallimento - ha commentato Spalletti -, ma rimarremmo con gli "zero tituli" che Mourinho mi rinfacciò anni fa. Il mio futuro dipende dalla squadra, se otterremo risultati importanti o se sbanderemo. La società vuole vincere". Il momento difficile è alle spalle: "Siamo forti, ma dobbiamo fare risultati per confermari al secondo posto".

"Dopo l’uscita dall’Europa League era difficile pulire il contraccolpo psicologico. La gara in Europa ci ha detto che abbiamo una squadra forte, dovevamo riproporre quel ritmo e quella prestazione lì: la reazione è stata da grandissimi uomini e da grandissimi giocatori, vincendo una gara molto difficile. Con il Sassuolo in casa non avevamo mai vinto" ha commentato a caldo Luciano Spalletti che ha commentato il "rapporto eccellente" etichettato da Pallotta: "Tra è tutto chiaro, è sotto gli occhi di tutti. La Roma è una squadra forte, dovevamo ritirare fuori le nostre qualità perché abbiamo passato un momento di difficoltà poi però bisognava tornare a fare risultati che determinano delle cifre che puoi mettere sul mercato. Dal mio punto di vista è sempre stato tutto chiaro, poi la società deve fare una valutazione anche in base sui risultati. Se oggi non avessimo vinto saremmo scivolati terzi in classifica con le squadre dietro che vincono sempre".

Secondo posto che vorrebbe dire accesso al tabellone principale di Champions: "Sarebbe un posto dove la squadra non avrebbe fallito ma poi alla fine non avremmo vinto niente sarebbe una stagione da ‘zero titoli’ come mi aveva detto Mourinho. Il mio futuro dipende dal fare numeri importanti come la squadra sta facendo adesso. La società mi ha chiesto questo, qui ci sono tutte le carte in regole per vincere e se poi si sbanda diventa tutto più difficile".

Resta un rapporto complicato con la piazza: "Molti parlano da fuori, senza conoscere il quotidiano. Sulle pagine di Roma quello che esce e quello che mi dicono non lo sanno tutti. Basta leggere e si avrebbe un’idea più corretta di tutto quello che succede. Se si leggono solo i titoli dei giornali nazionali non va bene. Ma io da qui in avanti non risponderò più a nessuna offesa, voglio solo parlare di calcio, non risponderò più sulle altre cose”.

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