Gattuso: "Milan, mi sentivo vuoto"
"Non posso dare altro a questa società"
12/05/12

Rino Gattuso saluta il Milan dopo tredici anni. La decisione è maturata nell'ultimo mese: "Dopo la mia malattia, qualcosa è tornato a bollirmi dentro. Voglio sentirmi utile, ma non penso di poter dare più niente a questa società. Mi sono sentito vuoto, ho capito che il ciclo è finito. Galliani mi aveva offerto un altro anno di contratto ma ho detto no. Sono stati tredici anni fantastici, è stato un sogno giocare per la squadra che tifavo da bambino".
La lunga pausa per i problemi all'occhio aveva cambiato le sue prospettive, ma il rientro agonistico le ha stravolte nuovamente: "Mi sentivo quasi una mascotte, dicevano che fossi importante per lo spogliatoio. Va bene la prima volta, va bene la seconda, ma poi... Il problema - spiega Gattuso nella conferenza stampa d'addio - è quando ti pulsa dentro un po' di sangue, e io penso che a me pulsi ancora qualcosa. La società non mi garantiva un posto? Io non l'ho mai chiesto, so che nella vita bisogna guadagnarsi tutto. Il Milan mi voleva a tutti i costi per un altro anno, ma io mi sentivo vuoto a livello calcistico, pensavo di non poter dare più nulla a questa società. Così ho fatto una scelta diversa, che spero sia quella giusta".
Il suo addio arriva assieme a quello di altri grandi senatori: "Di Nesta sapevo già, ma ho capito che un ciclo stava finendo. Lo zoccolo duro dello spogliatoio andava via e così anche io ho pensato di prendere un'altra strada. Non è il primo ciclo che finisce: prima c'erano gli olandesi, poi Maldini e Costacurta. Sono le due persone che ringrazio di più perchè sono quelle che ci hanno trasmesso i grandi valori e la filosofia di questa squadra. Adesso è rimasto Ambrosini a portarli avanti. Credo che la filosofia e la cultura che inondano Milanello rimarranno per sempre qui".
Il futuro? "Sappiamo che l'azienda e la società hanno qualche problema economico ma so per certo, conoscendo i dirigenti, che allestiranno al meglio la squadra del prossimo anno. Questo non è un fuggi fuggi dei senatori. Dove andrò? Non lo so, voglio decidere con calma. Adesso comincio uno stage di quattro settimane a Coverciano, così prendo l'attestato e lo metto nel cassetto. Poi parlerò con il vero capitano di casa mia, cioè mia moglia. Deciderò assieme a lei dove giocare il prossimo anno ma lo farò con grande tranquillità. Sarebbe bello stare anche un po' più di tempo con i miei genitori dato che sono fuori di casa da vent'anni, ma Gallarate rimarrà anche in futuro il centro della mia vita".
Alcuni momenti rossoneri più importanti: "Se parliamo di sconfitte penso a Istanbul. Ho visto Gesù Cristo e la Madonna in persona, ho avuto gli incubi per sei mesi. La vittoria più bella è quella del 2003 a Manchester, dopo aver battuto l'Inter in semifinale e la Juve in finale. Vale più di qualasiasi coppa". L'allenatore del cuore rimane invece Ancelotti: "Per me Carletto è stato allenatore, amico, papà, un amante calcisticamente parlando. Carletto è Carletto. Per lui ci voleva una statua come quella dedicata a Nereo Rocco. Il suo Milan in Europa aveva lo stesso rispetto del Barcellona di adesso. Ancelotti non è stato solo l'allenatore di questa squadra, era tutto. E' stato la persona che amavi e volevi bene, lo stimavi e quando scendevi in campo davi l'anima anche per lui. Quando preparavi la partita non ce n'era per nessuno. Diceva: voi scendete in campo che la partita ve la faccio vincere io".
Le squadre dove non andrei mai? "Metto le mani avanti, perché so che non mi vorrebbero loro. Ma Inter e Juve sono quelle dove non giocherei, per la storia che ho scritto qui al Milan". Le cose di cui mi penso? "L'anno scorso mi sono sparato due cartucce con Jordan (l'aggressione in Milan-Tottenham, ndr) e Leonardo (il coro dopo Roma-Milan, ndr). Ho sbagliato, ma spero rimanga solo l'immagine positiva che ha la gente di me". Chiusura su Allegri: "E' una persona diversa da Ancelotti, ma non posso dimenticare che l'anno scorso ha creduto su di me e mi ha fatto giocare tanto. Non è vero che abbiamo litigato".






macelleria sociale - 13/05/12
E adesso chi la fa la mascotte
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Villa Park - 13/05/12
Gran persona e gran professionista come Seedorf ( ma qui si parla anche di un fuoriclasse!)
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antonio14 - 13/05/12
Scandaloso mandare via così giocatori come nesta e gattuso che possono benissimo fare ancora 25-30 partite in un anno ad alto livello!!giocatori che hanno dato l'anima x questa squadra e che adeguatamente coinvolti e caricati possono dare ancora tanto. è meglio che giochi bonera o mexes in difesa che abbiamo visto cosa sono capaci di sbagliare???!!!!!è una vergogna,da una società cm il milan non me lo sarei mai aspettato(da milanista)!!
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granata79 - 12/05/12
grandissimo gattuso come te molto molto pochi. BANDIERA ITALIANA........
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17lele - 12/05/12
Altra colpa.....Mancanza di stile e di rispetto.
Il campionato è finito il milan nn ha più nulla da chiedere eppure umilia campioni come Inzaghi facendolo rimanere in panchina anche nella partita di addio lasciandogli a parol sue gli ultimi 15 min.
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giuliopul - 12/05/12
PECCATO,gattuso dovevi pensarci 10 anni fa ...mah meglio tardi ke mai...
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giuliopul - 12/05/12
gattuso hai fatto il tuo tempo lascia il posto ai giovani .. non voglio scrivere altro ...
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