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Inter, la resa dei conti: Ausilio ai saluti. Ora serve una dirigenza forte

Il ds si è tolto tutti i sassolini dalle scarpe. È l'anno zero per i nerazzurri

di LUCIANO CREMONA

Inter, la resa dei conti: Ausilio ai saluti. Ora serve una dirigenza forte

Nel clima di tutti contro tutti che si respira in casa Inter sono arrivate le dichiarazioni di Piero Ausilio a scompigliare ancora di più un ambiente in cui, sovrano, sembra regnare soltanto il caos. Parole arrivate durante una lezione universitaria, davanti a 50 persone, e che in sostanza hanno fatto da eco agli stracci fatti volare da Eder (sì, Eder!) nel post-partita di Inter-Sassuolo, quando l'attaccante ha attaccato la società, colpevole secondo lui di essere assente.

Partiamo da una considerazione, per poi spingerci all'analisi di quanto sta succedendo in casa Inter. Innanzitutto Ausilio non poteva non aspettarsi che le sue dichiarazioni non sarebbero diventate di dominio pubblico. Pensava forse, il ds nerazzurro, che parlare in un'aula universitaria lo mettesse al riparo da spifferi che avrebbero poi causato un vero e proprio caso? Difficile.

E allora, come è chiaro, in società Inter è arrivato il giorno della resa dei conti. L'uscita di Ausilio avrà delle conseguenze, inevitabili. Il ds ha appena rinnovato fino al 2020, ma dopo il prolungamento di contratto il gruppo Suning ha messo Sabatini a capo della struttura tecnica dei suoi club. Solo l'ultimo tassello che ha, di fatto, delegittimato, secondo molti, la posizione dell'attuale ds nerazzurro.

Andando in profondità, però, sono tanti i motivi da analizzare. Senza andare troppo lontano, basta tornare alla scorsa estate, all'addio di Mancini e all'ingaggio di De Boer. Una scelta, quella dell'olandese, non certo arrivata da un'idea del ds: "Siamo andati su un allenatore che non conosceva la serie A ma anche chi non aveva immaginazione poteva capire che saremmo partiti in ritardo rispetto agli altri". E la decisione di andare su De Boer era arrivata da quello che Ausilio ha definito "l'uomo dall'Indonesia", e cioè Thohir. Una prima delegittimazione del proprio ruolo, per Ausilio.

Poi sono arrivati gli acquisti di Gabigol e Joao Mario, non richiesti né dall'allenatore né dal ds. Il gruppo Suning si è affidato a Kia Joorabchian che ha facilitato (a suon di milioni) l'arrivo dei due calciatori. Una mossa che ovviamente non avrà fatto piacere ad Ausilio. Che però, da uomo Inter storico - è in nerazzurro fin dagli inizi della sua carriera dirigenziale - ha fatto buon viso a cattivo gioco.

Ausilio, poi, è stato sostanzialmente lasciato solo, nel vuoto societario nerazzurro, anche a rispondere delle prestazioni sportive: mancando un direttore generale forte, il ds si è spesso trovato a giustificare le prestazioni della squadra davanti ai microfoni. Con una credibilità, però, minata dalla delegittimazioni ricevute dalla stessa società. Di cosa parliamo? Semplice: due giorni prima dell'esonero di De Boer Ausilio lo aveva confermato. Stessa situazione ripropostasi con Pioli. L'allenatore emiliano è stato scelto sì dal ds, che lo ha confermato poche ore prima dell'esonero: un altro colpo basso. E poi le parole sul gruppo, sulla squadra: "Ci sono gruppetti, non c'è solidarietà". Un fallimento sportivo, dunque, che porta anche la firma di chi, il gruppo, l'ha costruito.

In tutto questo sono arrivati il rinnovo di Ausilio fino al 2020 e l'arrivo di Sabatini come coordinatore per Suning. Il ds, saputo dell'arrivo dell'ex dirigente della Roma, aveva anche offerto alla società di rimettere il proprio mandato, ma l'Inter non solo lo ha confermato, ma lo ha rinnovato. Le due posizioni sarebbero confliggenti? Agli occhi di tutti sì, la società aveva intenzione di continuare così. Ma chi farà il mercato per la stagione imminente? Ausilio, Sabatini o i vari uomini fidati di Suning, tipo Kia?

In questo scenario sembra chiaro che l'avventura di Ausilio in nerazzurro sia arrivata al termine: resta da capire come se ne uscirà da questa situazione e se l'Inter liquiderà - a suon di milioni - l'attuale ds. Quel che è necessario, per l'Inter, è darsi una struttura societaria forte. Sabatini è stato il primo passo, ora servono uomini e dirigenti di personalità e "di calcio". E in questo senso è stata la ricerca di Oriali. Non resta che attendere, nel caos nerazzurro.

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