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Verso Roma-Liverpool, Grobbelaar: "Rido ancora per quei rigori"

L'ex portiere dei Reds ricorda la finale dell'84. Poi spiega: "Chi ha venduto Salah è un matto"

Verso Roma-Liverpool, Grobbelaar: "Rido ancora per quei rigori"

Danzava sulla linea di porta in maniera irriverente. Piegava le gambe, appoggiando le mani sulle ginocchia. Rideva, sfotteva, deconcentrava così gli avversari giallorossi che si apprestavano a calciare i rigori più importanti della loro vita. Finale di Coppa dei Campioni '84, stadio Olimpico di Roma. 1-1 dopo i tempi supplementari (Neal, Pruzzo), per la prima volta nella storia della competizione furono i rigori ad assegnare la coppa. Il portiere del Liverpool era Bruce Grobbelaar, zimbabwese. Mentre i giocatori giallorossi si avvicinavano al dischetto lui si girava verso i fotografi, faceva smorfie, mangiava la rete della porta come se stesse ingoiando degli spaghetti. Poi danzava sulla linea di porta, deconcentrando i rivali. Sia Bruno Conti che Ciccio Graziani tirarono alto, la Coppa dei Campioni finì al Liverpool. Ora, 34 anni dopo, Liverpool e Roma torneranno a sfidarsi nella massima competizione europea. E Grobbelaar, personaggio unico e con un passato denso di episodi segnanti - tra cui l'esperienza come soldato nella guerra civile in Rhodesia - ricorda quella serata magica per lui e per i Reds in un'intervista a Repubblica.

Verso Roma-Liverpool, Grobbelaar: "Rido ancora per quei rigori"

"Sono passato alla storia come un clown? In realtà sono ancora qui che rido. Non so come mi saltò in mente quel balletto, improvvisai. Mi sentivo le gambe come due spaghetti flosci, anche la rete sembrava uno spaghetto e così la mangiai. I fotografi erano impazziti, io strizzavo l'occhio e scuotevo la testa. Così Bruno Conti sbagliò, forse per colpa mia. Mi misi a ballare come negli anni Sessanta, le mani sulle ginocchia, sapete, quando poi si incrociano. Dovevo tenere i piedi sulla linea di porta, non avevo molta scelta e funzionò". Una scena memorabile. "Ma tutti ricordano quell'episodio, ma in realtà quel Liverpool era fortissimo, avevamo Souness, Kennedy, Rush". E infatti l'anno dopo i Reds tornarono in finale, quella maledetta dell'Heysel: "Pensai di smettere. Ma la strage fu provocata dai fascisti di Londra, non dai nostri tifosi, sono sicuro di questo. Come sono sicuro che non si doveva giocare, ma che la Juve vinse meritatamente una gara vera e festeggiò come doveva".

"Roma-Barcellona? Non ho visto la partita d'andata, però che noia il Barcellona. Sono contento che qualcuno l'abbia eliminato: il calcio è velocità, corsa, cross e tiri, non palleggio infinito, anche se ormai gli spagnoli hanno un po' cambiato il loro modo di giocare. Il calcio è quello del mio vecchio Liverpool e anche del Liverpool di oggi. Uno spettacolo. Il calcio è una faccenda inglese, mica per niente l'hanno inventato loro". "Salah? Bisogna essere matti per vendere un giocatore del genere, oppure aver bisogno di molti soldi".

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